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  <title>Bibliografia gramsciana ragionata (1952-1956)</title>
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       Bibliografia gramsciana ragionata (1952-1956) - Università degli Studi di Torino - Facoltà di Scienze Politiche - Tesi di laurea di Elisabetta Roggero A. A. 2003/2004
       
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    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/premessa">        <title>Premessa</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/premessa</link>        <description></description>

<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[
<p>Questa Tesi di laurea si inserisce in un progetto di
ampio respiro, concepito dal Prof. Angelo d’Orsi: la <strong><em>BGR (Bibliografia Gramsciana</em> <em>Ragionata</em>)</strong>, che prevede la
realizzazione di una bibliografia ragionata degli studi su Antonio Gramsci; per
il momento, la BGR si limiterà alla produzione italiana, suddivisa in <em>tranches </em>cronologiche.</p>
<p>Tale progetto parte dalle bibliografie gramsciane
esistenti, <em>in primis</em> da quella
realizzata da John Cammett<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>
(compresi gli aggiornamenti periodici realizzati sul sito dell’International
Gramsci Society<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>
e della Fondazione Istituto Gramsci di Roma, curati dallo stesso Cammett e
soprattutto da Maria Luisa Righi e Francesco Giasi), dal Catalogo della
Fondazione Istituto Piemontese A. Gramsci, curato da Rosangela Zosi<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>, ma
anche dalla raccolta di ritagli di stampa organizzata da una assai nota
studiosa gramsciana, Elsa Fubini (alla quale si deve la prima edizione completa
per l’epoca delle <em>Lettere dal carcere</em>,
anche se l’edizione apparve con doppio nome<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>), e
da lei disposti in ordine cronologico (parzialmente usati nella bibliografia di
Cammett) e disposti fisicamente in cartelline. Le <em>Carte Fubini</em> (<em>CF</em> nelle
abbreviazioni delle nostre schede) sono depositate presso la Biblioteca della
Fondazione Gramsci di Roma, dove ho potuto consultarle.</p>
<p>Il modello di riferimento del nostro lavoro è la
celebre, e ancora oggi imprescindibile, <em>Bibliografia
campanelliana</em> di Luigi Firpo<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>; ma
si è tenuto presente anche, come modello, una recente bibliografia
machiavelliana<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>.
Si tratta in sostanza, diversamente da quanto è stato pur lodevolmente fatto da
Cammett e da quanto sta facendo Maria Luisa Righi, di non limitarsi all'elenco
di titoli dedicati a Gramsci, bensì, sulla base del reperimento fisico degli
scritti editi nelle più diverse sedi e nelle più disparate forme, di leggerli e
recensirli brevemente.</p>
<p>Dunque, nel nostro lavoro, ad ogni titolo preso in esame, si
fornisce una descrizione sintetica, ma esauriente del suo contenuto, cercando
sempre anche di dare elementi di conoscenza sull’autore (o sugli autori), i
suoi orientamenti politici, la sua collocazione intellettuale. E, pur nei
limiti di una sobria attitudine al giudizio, si cerca infine di far capire al
lettore se e in quale direzione il testo in questione possa avere una sua
utilità.</p>
<p>Proseguendo il lavoro iniziato da Francesca Chiarotto, <em>Per una bibliografia gramsciana ragionata. 1943-1951</em>, prima di una serie di tesi tutte affidate e seguite dal prof. D’Orsi
(in corso di realizzazione nella Facoltà di Lettere e Filosofia, oltre che in
quella di Scienze Politiche), vengono qui presi in considerazione
esclusivamente i testi in lingua italiana apparsi in Italia; restano dunque
esclusi, almeno in questa sede, pubblicazioni apparse fuori d’Italia e
pubblicazioni in altre lingue.</p>
<p>Il senso di questa scelta sta nel seguire le pubblicazioni
che hanno contribuito a determinare la conoscenza della figura e dell’opera di
Antonio Gramsci nel nostro paese e che hanno generato, dibattiti, approvazioni,
utilizzi strumentali, lavori di indagine critica, filologica, ermeneutica, e un
generale, largo arricchimento della cultura italiana, con l’apertura di filoni
d’indagine nuovi, o l’influenza profonda su filoni preesistenti della ricerca
storica, filosofica, politologica, sociologica, antropologica, pedagogica,
estetica, letteraria, linguistica…</p>
<p>La <em>Bibliografia </em>di Cammett è di utilizzo difficilissimo, in quanto presenta una serie
enorme di titoli (l'edizione «online» ne conta ormai 14.500, in 33 lingue) che
si susseguono gli uni agli altri in ordine alfabetico, senza alcuna
organizzazione ulteriore che consenta di rintracciare quello che si sta
cercando, senza alcun criterio utile a discriminare, scegliere e capire quello
che serve ai fini della ricerca. Dunque nel nostro lavoro, facendo tesoro delle
indicazioni del prof. D’Orsi, si è seguito tutt’altro orientamento. Vale a dire
fornire uno strumento utile a chi compia studi gramsciani, aiutandolo ad
orientarsi all’interno di quella che è ormai una vera foresta di titoli.</p>
<p>I titoli qui rubricati, perciò, non sono disposti
alfabeticamente, e nemmeno in ordine cronologico assoluto, anche se il criterio
di organizzazione rimane in primo luogo cronologico per anno. All’interno di
ciascun anno si è proceduto secondo un ordine ragionato, che permetterà
sicuramente di orientarsi meglio fra le innumerevoli pubblicazioni esistenti,
anche solo in lingua italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo schema funzionale utilizzato all’interno di ciascun anno
considerato, è il seguente:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I)&nbsp;
</strong>Monografie di autore unico</p>
<p><strong>II)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Opere collettive e miscellanee</p>
<p><strong>III)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Saggi, capitoli e paragrafi in volume di autore unico</p>
<p><strong>IV)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Saggi, capitoli e paragrafi in opere collettive</p>
<p><strong>V)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Atti di Convegni e Seminari</p>
<p><strong>VI)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Introduzioni, Prefazioni, Postfazioni, Premesse, Avvertenze, Note</p>
<p><strong>VII)&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Opuscoli (firmati o anonimi, collettivi o di autore unico)</p>
<p><strong>VIII)&nbsp;
</strong>Raccolte documentarie</p>
<p><strong>IX)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Atti Parlamentari (<em>et similia</em>)</p>
<p><strong>X)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Saggi in periodici scientifici</p>
<p><strong>XI)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Fascicoli speciali di periodici</p>
<p><strong>XII)&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Recensioni</p>
<p><strong>XIII)&nbsp;
</strong>Articoli giornalistici (quotidiani e settimanali)</p>
<p><strong>XIV)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Interviste</p>
<p><strong>XV)&nbsp;
</strong>Voci di dizionari e di enciclopedie (alfabetiche)</p>
<p><strong>XVI)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Sezioni e capitoli di enciclopedie sistematiche</p>
<p><strong>XVII)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Capitoli e paragrafi di manuali scolastici</p>
<p><strong>XVIII)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Opere creative (racconti, romanzi, poesie, drammi teatrali…)</p>
<p><strong>XIX)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</strong>Cronologie</p>
<p><strong>XX)&nbsp;
</strong>Bibliografie</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’interno di ciascuna sezione dello schema, per facilitare
la ricerca, si è utilizzato un criterio alfabetico e una numerazione
progressiva assoluta premettendo le ultime due cifre dell’anno. Gli articoli
anonimi sono inseriti al fondo di ogni sezione. Naturalmente non per ogni
periodo considerato sarà possibile trovare titoli che si collochino in ciascuna
delle sezioni previste.</p>
<p>&nbsp;&nbsp; Come già detto, il progetto <em>BGR</em> prevede la suddivisione in periodi<em> </em>cronologicamente
delimitati principalmente sulla base di una periodizzazione interna alla storia
editoriale gramsciana. Il periodo preso in considerazione all’interno di questa
Tesi, tenendo conto del carattere di questo progetto che necessita di un lavoro
d'<em>équipe </em>e di una pratica organizzazione interna, segue
il momento in cui è già stata ultimata la pubblicazione dei <em>Quaderni</em> (l'ultimo volume, <em>Passato e Presente</em>, esce nel
1951), ed arriva all'«indimenticabile 1956», per usare una celebre espressione<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>, anno «singolarmente importante nella storia
degli intellettuali italiani dopo il fascismo»<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a>, per lo sfaldamento del blocco intellettuale
formatosi a sinistra, su cui incide gravemente una serie di avvenimenti
politici, nazionali ed internazionali: nel febbraio il XX Congresso del pcus e più tardi la diffusione del rapporto segreto
Chruščëv; nell'autunno le drammatiche crisi dei regimi democratico-popolari in
Polonia e in Ungheria; a dicembre l'VIII Congresso del pci; la ricezione, le interpretazioni e
gli utilizzi dell'opera gramsciana subiscono influssi determinanti da questo
quadro storico-politico, come spiegherò più avanti, nell'introduzione
storiografica.</p>
<p>&nbsp;&nbsp; Oltre alle
già succitate bibliografie gramsciane esistenti, e alle <em>Carte Fubini</em><a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>, ho
preso in considerazione nel mio lavoro, il fondamentale studio di Guido
Liguori, <em>Gramsci conteso</em><a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>, che
ripercorre il dibattito suscitato dalle pubblicazioni gramsciane dal 1922 al
1996, e <em>Leggere Gramsci</em><a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a> di
Gian Carlo Jocteau, opera precedente assai meno analitica e completa.</p>
<p>La <em>Bibliografia</em>
di Cammett, in quanto completa, è stata la principale fonte di riferimento per
iniziare il reperimento fisico dei testi e da questi ultimi, annotando
citazioni o riferimenti meno espliciti, sono pervenuta ad un esiguo numero di
testi non contemplati nel lavoro di Cammett, che per quanto riguarda il periodo
di cui mi occupo sono stati qui aggiunti.</p>
<p>Caratteristica di un forte numero di testi qui
analizzati è la prima pubblicazione in riviste scientifiche, di cui si
incontrano raramente collezioni complete, per il reperimento dei testi, che
sarebbe stato praticamente impossibile limitandosi all'area bibliotecaria
piemontese, è stato perciò necessario un lavoro di ricerca preliminare nel
catalogo sbn&nbsp; &nbsp;ed alcune reti opac
e successivamente <em>in loco</em> in
altre biblioteche italiane. Ho svolto le mie ricerche fuori dal Piemonte
principalmente a Roma, alla Biblioteca della Fondazione Gramsci (utile anche
per le pubblicazioni divulgative del pci),&nbsp; alla Biblioteca di Storia Moderna e
Contemporanea ed alla Biblioteca Nazionale Centrale. In quest'ultima, per la
consultazione di monografie di carattere letterario, è stato particolarmente
utile il Fondo Falqui<a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a>; per
il reperimento di saggi in riviste minori sono state d'aiuto la Biblioteca
dell'Istituto Gramsci Emilia-Romagna e la Biblioteca Nazionale Centrale di
Firenze.</p>
<p>Le schede relative a ciascun titolo preso in
considerazione, numerate in ordine assoluto, e gli indici cronologici e
alfabetici che completano la Tesi, facilitano la consultazione della <em>Bibliografia</em>, anche grazie alla
possibilità di rinvii interni: questi sono indicati all'interno delle schede
fra parentesi tonde con una freccia seguita dal codice numerico (la succitata
numerazione progressiva assoluta a cui sono state premesse le ultime due cifre
dell’anno).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per lo svolgimento di questo
lavoro intendo ringraziare il personale delle Biblioteche sopra citate e la
Fondazione Istituto Piemontese A. Gramsci con la Dott.ssa Rosangela Zosi,
direttrice della Biblioteca ed il suo collaboratore dott. Matteo
D’Ambrosio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I soli ringraziamenti che
posso dare per l’appoggio e l’aiuto intellettuale nella redazione di&nbsp; questo paziente lavoro vanno ai miei colleghi
ed amici dott. Gesualdo Maffia e dott.ssa Filomena Pompa.</p>
<div><br clear="all" />
<hr align="left" size="1" width="33%" />


<div id="ftn1">
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a>
Cfr. [John M. Cammett] <em>Bibliografia gramsciana 1922-1988</em>, a
cura di John M. Cammett, prefazione di Nicola Badaloni, Roma, Editori
Riuniti-Fondazione Istituto Gramsci, 1991, XXIII-475 pp. [Accademia. Annali
Fondazione Istituto Gramsci] e [J. M. Cammett; M. L. Righi] <em>Bibliografia gramsciana. Supplement updated
to 1993. Containing 3428 entries, with subject and geographic indexes and
appendices containing and languages of publications</em>, Roma, Fondazione
Istituto Gramsci, 1995, 267 pp.; L'url
per rintracciare la bibliografia gramsciana online: <a href="http://www.fondazionegramsci.org/">http://www.gramsci.it/A6Web/bibliografiagramsciana.htm</a>.<u></u></p>
</div>
<div id="ftn2">
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a>
Il contributo bibliografico italiano, a cura di Guido Liguori ed Alessandro
Errico, è consultabile all'indirizzo: <a href="http://www.gramscitalia.it/html/biblio.htm">http://www.gramscitalia.it/html/biblio.htm</a>
.</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a>Cfr.[Rosangela
Zosi] <em>Gramsci nella Biblioteca della Fondazione. Catalogo 1922-1997</em>, a
cura di Rosangela Zosi, Torino, Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci,
1997, XV-440 pp. e <em>Gramsci nella
biblioteca della Fondazione. Supplemento al catalogo 1922-1997</em>, a cura di
R. Zosi con la collaborazione di Matteo D'Ambrosio, Torino, Fondazione Istituto
piemontese Antonio Gramsci, 2002, IV-122 pp.; il primo volume è disponibile in
formato pdf, diviso in due parti,
ai seguenti collegamenti: <a href="http://www.gramscitorino.it/downloadDB.asp?iddoc=208">http://www.gramscitorino.it/downloadDB.asp?iddoc=208</a>
e <a href="http://www.gramscitorino.it/downloadDB.asp?iddoc=209">http://www.gramscitorino.it/downloadDB.asp?iddoc=209</a>.</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a>
Cfr. Antonio Gramsci, <em>Lettere dal carcere</em>, Torino, Einaudi,
1947, 260 pp. [Opere di Antonio Gramsci, 1]; a cura di Sergio Caprioglio e Elsa
Fubini, 1965, XLV-949 pp. [Nuova Universale Einaudi, 60].</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a>
Cfr. Luigi Firpo, <em>Bibliografia degli scritti di Tommaso
Campanella</em>, in «Atti della R. Accademia delle Scienze», 1940. Per una
puntuale ricostruzione degli studi campanelliani di Firpo, si veda: Enzo Baldini, <em>Luigi Firpo e Campanella. Cinquant’anni di ricerche e pubblicazioni</em>,
in «Bruniana e Campanelliana», 2, 1996, pp. 325-58.</p>
</div>
<div id="ftn6">
<p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a>
Cfr. [Silvia Ruffo Fiore] <em>Niccolò Machiavelli. </em><em>An annotaded bibliography of modern
criticism and scholarship</em>. Compiled by Silvia Ruffo Fiore, Greenwood Press, New York – Westpoint (Conn.) – London 1990, XIV-810 pp.</p>
</div>
<div id="ftn7">
<p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a>
Usata per la prima volta da Pietro Ingrao riecheggiando il film sovietico
uscito nel 1952 di Michail E. Čaureli, <em>L'indimenticabile
1919</em>, è entrata in uso negli anni immediatamente successivi; dà il titolo
ad un saggio sul XX Congresso del pcus
e l'VIII Congresso del pci
contenuto in Pietro Ingrao, <em>Masse e potere</em>, Roma, Editori Riuniti,
1960, pp. 101 e sgg.</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a>
Alberto Asor Rosa, <em>La cultura</em>, in <em>Storia d'Italia. IV. Dall'Unità a oggi</em>, Torino, Einaudi, 1975, tomo
II, p. 1620.</p>
</div>
<div id="ftn9">
<p><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a>
Per il periodo 1952-1956 le <em>CF</em>
constano di ritagli di articoli giornalistici italiani, di cui mi sono qui
servita, e di saggi da riviste o dattiloscritti in lingua straniera; la
consistenza delle cartelline dal 1952 al 1955 è particolarmente esigua rispetto
al periodo precedente; la cartellina 1956 risulta mancante.</p>
</div>
<div id="ftn10">
<p><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a>
Cfr. Guido Liguori, <em>Gramsci conteso. Storia di un dibattito
1922-1996</em>, Roma, Editori Riuniti, 1996, XIII-305 pp. [Biblioteca
tascabile].</p>
</div>
<div id="ftn11">
<p><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a>
Cfr. Gian Carlo Jocteau, <em>Leggere Gramsci. Una guida alle
interpretazioni</em>, Milano, Feltrinelli, 1975, 169 pp.</p>
</div>
<div id="ftn12">
<p><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a>
La biblioteca personale del critico letterario Enrico Falqui (1901-1974) è
stata acquisita dalla Biblioteca Nazionale centrale di Roma nel 1976 ed aperta
al pubblico nel 1982, con una sala riservata intestata al suo nome.</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded> 


       <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>er64480</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2009-03-21T16:08:31Z</dc:date>        <dc:type>Page</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/tavola-delle-abbreviazioni">        <title>Tavola delle Abbreviazioni</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/tavola-delle-abbreviazioni</link>        <description></description>

<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[
<p align="center">Tavola delle abbreviazioni</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right">TESTI GRAMSCIANI</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p>a)
Raccolte
sistematiche</p>
<p><em>MS</em> <em>- Il
materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce</em>, Einaudi, Torino
1948, XXII-299 p. [Opere di Antonio Gramsci, 2]</p>
<p><em>QM</em> - <em>La
questione meridionale</em>, a cura della Commissione culturale della Federazione
torinese del Pci, Tipografia popolare, Torino 1949, 35 p. [Cultura nuova, 1].</p>
<p><em>IOC</em> - <em>Gli
intellettuali e l'organizzazione della cultura</em>, Einaudi, Torino 1949,
XV-208 p. [Opere di Antonio Gramsci, 3], 1966<sup>8</sup>, XV-202 p. [Opere di
Antonio Gramsci. Quaderni del carcere, 2].</p>
<p><em>NM</em> - <em>Note
sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno</em>, Einaudi, Torino 1949,
XXI-371 p. [Opere di Antonio Gramsci, 5], 1966<sup>6</sup>, XXII-371 p. [Opere
di Antonio Gramsci. Quaderni del carcere, 4].</p>
<p><em>R</em> - <em>Il Risorgimento</em>, Einaudi, Torino 1949, XIV-235 p. [Opere di Antonio
Gramsci, 4], 1974<sup>11</sup>, [Quaderni del carcere, 3].</p>
<p><em>AF</em> - <em>Americanismo e fordismo</em>, a cura di Felice Platone, Feltrinelli,
Milano 1950, 94 p. [Universale economica. Storia e filosofia, 9].</p>
<p><em>LVN</em> - <em>Letteratura
e vita nazionale</em>, Einaudi, Torino 1950, XX-400 p. [Opere di Antonio
Gramsci, 6], [Quaderni del carcere, 5].</p>
<p><em>PP - Passato e
presente</em>, Einaudi,
Torino 1951, XVIII-274 p. [Opere di Antonio Gramsci, 7], 1966<sup>6</sup>,
XVIII-273 p. [Opere di Antonio Gramsci. Quaderni del carcere, 6].</p>
<p><em>ON - L'Ordine Nuovo. 1919-1920</em>, Einaudi, Torino 1954, XV-500 p.
[Opere di Antonio Gramsci, 9].</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>b) Antologie<em></em></p>
<p><em>AR - L'albero del riccio</em>, Presentazione e note di Giuseppe
Ravegnani, illustrazioni di Felicita Frai, Milano-Sera editrice, Milano 1948,
226 p. [Biblioteca di lettura. Serie letteratura], 1949<sup>3</sup>, [Biblioteca
di cultura. Letteratura, 2].</p>
<p><em>QM - La
questione meridionale</em>,
Rinascita, Roma 1951, 111 p. [Piccola biblioteca marxista, 30].</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>c) Epistolari<em> <br /></em></p>
<p><em>LC - Lettere dal carcere</em>, Einaudi, Torino 1947, 260 p. a cura
di Sergio Caprioglio, Elsa Fubini, 1965, XLV-949 p. [Nuova Universale Einaudi,
60; Opere di Antonio Gramsci, 1].</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ALTRE ABBREVIAZIONI</p>
<p>AG Antonio
Gramsci</p>
<p>CF  Carte Fubini</p>
<p>Rds&nbsp;&nbsp; Ritaglio di
stampa</p>
<p>a.&nbsp;&nbsp; autore</p>
<p>aa. autori</p>
<p>n.s.&nbsp;&nbsp; nuova serie</p>
<p>rec.&nbsp;&nbsp; recensione</p>
<p>n.&nbsp;&nbsp; numero</p>
<p>p. &nbsp; pagina</p>
<p>s. a.  senza autore</p>
]]></content:encoded> 


       <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>er64480</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2009-03-21T16:08:31Z</dc:date>        <dc:type>Page</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/introduzione">        <title>Introduzione</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/introduzione</link>        <description>Su Gramsci, dal 1952 al 1956</description>

<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[
<h3>L'antifascismo di Antonio Gramsci</h3>
<p>Nell'atmosfera politica in cui è approvata al Senato con una larga
maggioranza la «legge Scelba» (che contempla le norme di attuazione della XII
disposizione transitoria e finale della Costituzione vietando la
riorganizzazione e le attività di partiti e gruppi neofascisti), il 23 marzo
1952 Palmiro Togliatti tiene un discorso all'Associazione di cultura di Bari
sul tema <em>Gramsci, ideologo
dell'antifascismo</em><a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>,
cercando di sciogliere la questione dell'unità ideologica del fronte
antifascista. L'intervento è strutturato sulla distinzione, riconosciuta da De
Sanctis<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>, del
concetto di libertà noto nel pensiero liberale come «metodo», in seguito
sviluppato dalla tradizione democratica nel suo carattere sostanziale.</p>
<p>Richiamandosi a quest'ultimo e sviluppandolo in senso classista,
Antonio Gramsci dimostra che l'ideologia liberale è uno strumento di dominio ed
il fascismo la mano armata delle classi dirigenti tradizionali per evitare
«l'avvento al potere delle classi lavoratrici»<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>.
Togliatti fa esplicito riferimento al difetto dell'accezione liberale con
l'esempio dell'analisi di Benedetto Croce sul fenomeno fascista ridotto ad un
contingente «morbo intellettuale e morale»<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>:
viene così posta in luce la ragione per cui è stato riconosciuto nella sua
gravità il fenomeno fascista con un tragico ritardo.</p>
<p>Solo l'anno precedente si è conclusa la pubblicazione dei <em>Quaderni</em> con il volume <em>Passato e presente</em>, di cui si recepisce,
da più parti, il carattere storiografico sia come contributo alla ricostruzione
della storia del movimento operaio<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>, così
come di indagine dell'origine politica del fascismo<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>.
Nella conferenza barese, Togliatti indica nella dottrina gramsciana «una
interpretazione storica che dà inizio a una nuova scienza della nostra storia e
della nostra politica»<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>, sia
per un'indagine storiografica sul terreno nazionale, ma anche punto di partenza
per una rinnovata società italiana contro l'incombente minaccia, da parte del
ceto dirigente capitalistico, di «una egemonia reazionaria del vecchio tipo»<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a> volta
a minare la democrazia. La strategia dell'antifascismo, per Togliatti più che
in Gramsci, si basa sull'assunto che il fascismo è «una tendenza possibile
costante del capitalismo, e dunque la rivoluzione democratica <em>antifascista </em>una tappa obbligatoria e
irrinunciabile della lotta per il socialismo»<a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p class="StileGiustificato1">L'affermazione del rapporto tra Gramsci e la tradizione italiana,
la specificità dello storicismo marxista e l'affermazione del fascismo come dato
attuale sono gli elementi che fanno di questo discorso «l'espressione forse più
compiuta della riflessione teorica togliattiana alla vigilia della battaglia
politica contro la "legge truffa"»<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p class="StileGiustificato1">&nbsp;</p>
<h3>La linea «De
Sanctis-Gramsci» <br /></h3>
<p>In contrapposizione alla linea storico-culturale «De
Sanctis-Gramsci»<a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a>
(che a livello politico rimanda al nesso democrazia-socialismo), Croce, già
curatore dell'opera dell'Irpino, nega qualsiasi affinità tra i due autori <a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a>; la
discussione, svolta in principio su un piano generico e letterario<a name="_ftnref13" href="#_ftn13">[13]</a>, nel
corso degli anni si sviluppa servendosi di sempre più specifici riferimenti
critici su Dante<a name="_ftnref14" href="#_ftn14">[14]</a>,
Manzoni<a name="_ftnref15" href="#_ftn15">[15]</a> o
Zola<a name="_ftnref16" href="#_ftn16">[16]</a>. La
ricezione dell'insegnamento di De Sanctis attraverso la penna di Antonio
Gramsci permette di riscoprire «quell'aspetto di <em>critico militante</em> che Croce aveva annullato, modificando fortemente
De Sanctis per renderlo <em>in toto</em>
omogeneo al proprio discorso critico»<a name="_ftnref17" href="#_ftn17">[17]</a>, ma
nello stesso tempo si viene a creare «una strana mistura ideologica che, sul
piano della critica estetica, vedeva combinati insieme – magari nel nome di
Gramsci – Verga, De Sanctis, Ždanov, Lukács»<a name="_ftnref18" href="#_ftn18">[18]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La
storia del pci</h3>
<p>Il 1953 segna un forte scossone per la storiografia del pci che, nell'aprile 1952, ha appena
prodotto un volume collettivo di carattere divulgativo in occasione dei
trent'anni dalla fondazione del partito<a name="_ftnref19" href="#_ftn19">[19]</a>.
Nell'anno, dunque, delle elezioni politiche con la «legge truffa» Fulvio Bellini e Giorgio Galli, critici «a
sinistra», pubblicano una <em>Storia del
Partito comunista italiano</em><a name="_ftnref20" href="#_ftn20">[20]</a>, e
dalle colonne estive de «Il Mondo», Angelo Tasca viene proponendo la personale
testimonianza su <em>I primi dieci anni del
Partito comunista italiano</em><a name="_ftnref21" href="#_ftn21">[21]</a>.
Galli e Bellini tentano la prima ricostruzione organica della vicenda storica
del partito con un taglio critico contrapposto alle interpretazioni «ufficiali».
Ad esempio, riguardo la figura di Bordiga, aspramente critico verso l'ideologia
dell'«Ordine Nuovo», è sottolineato «in modo marcato e argomentato il ruolo di
primissimo piano avuto dall'ingegnere napoletano nella scissione di Livorno e
poi fino al Congresso di Lione»<a name="_ftnref22" href="#_ftn22">[22]</a>,
provato anche dal riferimento ad atteggiamenti e giudizi gramsciani
inconciliabili con le semplificazioni della storiografia precedente. Questa
rivalutazione, in linea con un'impostazione critica da sinistra dello
stalinismo, coinvolge «sia l'azione di Gramsci, interpretata come il primo
momento di accettazione della prassi staliniana, sia la successiva direzione
politica di Togliatti, identificata ormai senza riserve con lo stalinismo»<a name="_ftnref23" href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p>Per gli articoli pubblicati tra l'agosto e il settembre 1953,
Tasca utilizza la «conoscenza di prima mano dei fatti di cui era stato
protagonista»<a name="_ftnref24" href="#_ftn24">[24]</a>.
Anche questa ricostruzione risente delle posizioni politiche dell'autore,
dirigente di primo piano del partito fino all'espulsione avvenuta nel 1929 ed
in aperto contrasto con Gramsci già dal 1920<a name="_ftnref25" href="#_ftn25">[25]</a>,
Tasca durante la guerra fredda approda a «posizioni di irriducibile
anticomunismo»<a name="_ftnref26" href="#_ftn26">[26]</a>.
Negli scritti dell'ex-dirigente comunista emergono i dissensi tra i giovani
torinesi, ma soprattutto, in opposizione al disegno storiografico che fa degli
ordinovisti il gruppo omogeneo protagonista nella fondazione del pcd'i,
è riconosciuto il ruolo preminente di Bordiga, della cui maggioranza
fecero parte anche Gramsci e Togliatti. Tasca nega radicalmente la linea
interpretativa che vede la storia del partito scandita da una successione di
momenti positivi sotto la guida del binomio perfetto Gramsci-Togliatti, con un
ridimensionamento deciso dell'esperienza consiliare nella storia del partito,
movimento cui Tasca è stato teoricamente contrario fin dal principio.</p>
<p>L'anno della morte di Stalin segna dunque la rottura del monopolio
del pci sulla propria
storiografia, costituendo le lontane premesse di una ricostruzione più
scientifica aderente ai fatti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La raccolta «L'Ordine Nuovo»</h3>
<p>Nel 1954 esce <em>L'Ordine
Nuovo. 1919-1920</em><a name="_ftnref27" href="#_ftn27">[27]</a>,
raccolta di scritti gramsciani del periodo 1919-1920, fino a quel momento per
lo più sconosciuti, escluse alcune rare apparizioni in riviste<a name="_ftnref28" href="#_ftn28">[28]</a>; a
ridosso dell'uscita, è paventata la censura di partito, per non scoprire
«l'esplicita critica demolitrice della linea del pci»<a name="_ftnref29" href="#_ftn29">[29]</a> del
Gramsci politico, o del cosiddetto «Gramsci proibito»<a name="_ftnref30" href="#_ftn30">[30]</a>.</p>
<p>Alla vigilia della pubblicazione, l'interesse per il periodo
consiliarista gramsciano ha già ricevuto contributi di carattere storico e
brevi testimonianze di carattere biografico apparse nei quotidiani<a name="_ftnref31" href="#_ftn31">[31]</a>.
Solo nel saggio di Aldo Garosci, <em>Totalitarismo
e storicismo nel pensiero di Antonio Gramsci</em><a name="_ftnref32" href="#_ftn32">[32]</a>, si
trovano riflessioni di teoria politica più approfondite, in chiave
sostanzialmente, talora pesantemente polemica. Sarà necessario attendere almeno
due anni dalla pubblicazione degli scritti del 1919-1920, per leggere i primi
studi organici sulla teoria politica ordinovista.</p>
<p>La recensione di Togliatti, <em>Storia
come pensiero e come azione</em><a name="_ftnref33" href="#_ftn33">[33]</a>,
mira a sostenere la continuità tra gli scritti in <em>L'Ordine Nuovo</em> e i <em>Quaderni</em>,
in contrasto con le interpretazioni critiche che, guardando nostalgicamente
alle note carcerarie, hanno teorizzato una frattura fra «la comprensione della
realtà e la lotta reale»<a name="_ftnref34" href="#_ftn34">[34]</a>.
Accanto all'indicazione di metodo secondo cui la prassi è il momento della
conoscenza, emerge l'invito a contestualizzare la figura e l'opera di Gramsci,
per mettere in discussione «una immagine ormai consolidata dell'autore dei <em>Quaderni</em>: quella dello studioso, dello
spirito interessato solo al <em>für ewig</em>»<a name="_ftnref35" href="#_ftn35">[35]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Studi sistematici</h3>
<p>A tre anni dalla pubblicazione completa delle note carcerarie,
sistemate tematicamente, Gastone Manacorda e Carlo Muscetta, in occasione dei
dieci anni della rivista che dirigono, «Società», pubblicano alcune riflessioni
sotto il titolo <em>Gramsci e l’unità della
cultura</em><a name="_ftnref36" href="#_ftn36">[36]</a>.
Lo scritto inizia con un richiamo al rigore nello studio delle pagine
gramsciane, chiarificatrici a proposito del rapporto tra «cultura e politica»;
in tal modo gli autori offrono una panoramica sintetica, ma architettonica,
della filosofia e dell’approccio metodologico gramsciano, inglobati in una
concezione storicistica della cultura.</p>
<p>Un altro studio sistematico, per quanto riguarda la ricostruzione
della biografia del Sardo, è la <em>Vita del
carcere di Antonio Gramsci</em><a name="_ftnref37" href="#_ftn37">[37]</a>, in
cui Domenico Zucàro raccoglie i risultati di uno studio fondato su di un lungo
viaggio per l'Italia alla ricerca di documenti e di testimonianze, i cui
risultati parziali sono stati pubblicati negli anni precedenti in saggi o
articoli su periodici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gramsci nel marxismo italiano</h3>
<p>In uno studio che ha almeno il merito di essere uno tra i primi, o
il primo in assoluto, sul tema <em>La cultura
italiana e il marxismo dal 1945 al 1951</em><a name="_ftnref38" href="#_ftn38">[38]</a>,
Nicola Matteucci individua come fonti a cui attingere per lo sviluppo del
marxismo: Antonio Labriola, Gramsci, e Rodolfo Mondolfo. Quest'ultimo, nella
primavera del 1955, pubblica su «Critica Sociale» un saggio in tre parti dal
titolo <em>Intorno a Gramsci e alla filosofia
della prassi</em><a name="_ftnref39" href="#_ftn39">[39]</a>,
dove precisa la propria collocazione all'interno del marxismo italiano e
confuta la tesi di Matteucci secondo cui la comunanza con il pensiero di
Gramsci consterebbe solo nella <em>pars
destruens</em> volta a confutare altre filosofie. Mondolfo premette una coincidenza
di pensiero: per ambedue, ossia Gramsci e lui stesso, il punto di partenza è la
lettura antimetafisica di Marx compiuta da Labriola in una concezione originale
e autonoma della realtà. Più avanti Mondolfo indica nell'assimilazione del
leninismo la causa primaria e insanabile delle proprie divergenze teoriche con
Gramsci.</p>
<p>In questa direzione politica Mondolfo individua una contraddizione
del pensiero gramsciano, che se profondamente marxista nell'enucleazione di
concetti quali il «blocco storico», si pone alla deriva, per servirsi delle
parole di uno studioso gramsciano, verso le «forzature <em>giacobine</em> e le degenerazioni staliniste»<a name="_ftnref40" href="#_ftn40">[40]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le «Cronache» di Garin</h3>
<p>In una recensione alle <em>Cronache
di filosofia italiana</em><a name="_ftnref41" href="#_ftn41">[41]</a><em> </em>di Eugenio Garin, Giuseppe Petronio<a name="_ftnref42" href="#_ftn42">[42]</a> mostra
come, a quasi tre anni dalla morte del filosofo napoletano, le questioni poste
da <em>Il materialismo storico e la filosofia
di Benedetto Croce</em><a name="_ftnref43" href="#_ftn43">[43]</a>
siano ancora feconde. Garin si starebbe muovendo in quell'ambiente culturale
che da un decennio è volto a destrutturare la filosofia crociana per
«introdurre in Italia la filosofia della prassi inserendola nella nostra
tradizione culturale, è appunto l'<em>Anti-Croce</em>»<a name="_ftnref44" href="#_ftn44">[44]</a>, la
cui elaborazione sembrava «a Gramsci poter avere, nell'atmosfera culturale
contemporanea, "il significato e l'importanza che ha avuto l'<em>Anti-Dühring</em> per la generazione
precedente la guerra mondiale"»<a name="_ftnref45" href="#_ftn45">[45]</a>.</p>
<p>A distaccarsi da questa linea interpretativa focalizzata sulla
lettura dell'opera carceraria nei confini della tradizione culturale italiana è
un saggio di Roberto Guiducci su <em>Gramsci
e la scienza</em><a name="_ftnref46" href="#_ftn46">[46]</a>.
L'autore, ingegnere di formazione, tenta di spiegare i presupposti ontologici
gramsciani partendo dalla critica al <em>Manuale
popolare di sociologia </em>di Bucharin<a name="_ftnref47" href="#_ftn47">[47]</a>,
che, in polemica con il soggettivismo, erroneamente stabilisce l'assoluta
realtà oggettiva del mondo esterno. In vista di un chiarimento della filosofia
della prassi su questo punto, Gramsci imposta le sue argomentazioni non già sul
piano teoretico, ma descrive la ricezione delle antitetiche posizioni idealistica
e materialistico-realistica da parte delle differenti componenti sociali.
L'originalità della riflessione di Guiducci emerge nelle molteplici diramazioni
che prende l'analisi specifica di concetti che vanno dal «senso comune» legato
ad ideologia e folklore<a name="_ftnref48" href="#_ftn48">[48]</a>, a
quello di traducibilità «ristretta» dei linguaggi (o paradigmi<a name="_ftnref49" href="#_ftn49">[49]</a>)
scientifici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un Gramsci dai tratti internazionalisti</h3>
<p>A seguito della pubblicazione della raccolta <em>L'Ordine Nuovo</em>, Livio Maitan, dirigente e teorico di formazione
trockista, rivede nel breve <em>Attualità di
Gramsci e politica comunista</em><a name="_ftnref50" href="#_ftn50">[50]</a><em> </em>le proprie posizioni critiche su
Gramsci, espresse precedentemente in articoli apparsi sul periodico «Bandiera
Rossa»<a name="_ftnref51" href="#_ftn51">[51]</a>. Lo
scritto segue cronologicamente lo sviluppo del pensiero giovanile del leader
comunista concentrandosi sulla teoria consiliare, si sofferma altresì sulla
concezione gramsciana del proletariato come classe mondiale la cui «lotta va
impostata con una prospettiva internazionale»<a name="_ftnref52" href="#_ftn52">[52]</a> ed
in questa direzione all'autore preme principalmente evidenziare il «contrasto
netto tra le posizioni di Gramsci e le posizioni degli attuali dirigenti del
Partito Comunista».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il dibattito sulla cultura marxista</h3>
<p>Tra il marzo e il luglio 1956 la rivista «Il Contemporaneo» ospita
una «discussione caotica e multiforme» «incentrata soprattutto su due temi: la
problematica del rapporto tra politica e cultura, tra intellettuali e partito;
e gli errori e i ritardi della politica culturale comunista nell'ultimo
decennio» <a name="_ftnref53" href="#_ftn53">[53]</a>.
Marri<a name="_ftnref54" href="#_ftn54">[54]</a>,
Spriano<a name="_ftnref55" href="#_ftn55">[55]</a> e
Alicata<a name="_ftnref56" href="#_ftn56">[56]</a>
difendono la linea di studi che parte da Gramsci, letta da Calvino e Geymonat
come una chiusura della cultura nazionale italiana a favore dell'egemonia
idealista<a name="_ftnref57" href="#_ftn57">[57]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Un quadro del pensiero gramsciano</h3>
<p>La monografia di Carlo Leopoldo Ottino, <em>Concetti fondamentali nella teoria politica di Antonio Gramsci</em><a name="_ftnref58" href="#_ftn58">[58]</a>,
sviluppo della tesi di laurea, seppur oggi giudicato uno scritto limitato dalla
contiguità a certl schemi ideologici propri dell'età staliniana<a name="_ftnref59" href="#_ftn59">[59]</a>, è
da considerarsi, come nota l'autore stesso, il «primo organico tentativo di
fornire un quadro criticamente sistematico del pensiero gramsciano nelle sue
più dirette implicanze politiche»<a name="_ftnref60" href="#_ftn60">[60]</a>.
Dalla formazione teorico-pratica del giovane Gramsci allo Stato e all'egemonia
attraverso lo strumento essenziale che è il partito, Ottino dà chiarimenti
essenziali e ed apprezzabili per l'epoca, pur riconoscendo, noi oggi, che il
suo lavoro non sembra essere scalfito dal terremoto critico che sconvolge la
produzione culturale e il dibattito intellettuale di questo periodo, e in
particolare del fatidico anno 1956.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Con il giovane Gramsci</h3>
<p>Intanto, un giovane militante del Biennio rosso, Battista Santhià,
raccoglie nelle efficaci pagine di <em>Con
Gramsci all'Ordine Nuovo</em><a name="_ftnref61" href="#_ftn61">[61]</a> le
memorie di lotta della classe operaia torinese, in cui è protagonista il
profilo umano e politico di Gramsci, la sua comprensione delle questioni
maggiormente rilevanti della produzione nella fabbrica e l'organizzazione
politica dei Consigli di fabbrica.</p>
<p>Santhià offre una panoramica degli avvenimenti cui sono collegati
gli articoli gramsciani dell'«Ordine Nuovo», dall’autore seguiti e citati
ampiamente.</p>
<div><br clear="all" />
<hr align="left" size="1" width="33%" />


<div id="ftn1">
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a>
Cfr. Palmiro Togliatti, <em>L’antifascismo di Antonio Gramsci</em>, in
«Rinascita», IX, 1952, pp. 133-143 (-&gt;52.23).</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a>
Cfr. Francesco De Sanctis, <em>Mazzini e la scuola democratica</em>, Torino,
Einaudi, 1952.</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a>
Palmiro Togliatti, <em>L’antifascismo…</em> cit., p. 137.</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a><em> Ibidem</em>.</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a>
Cfr. le recensioni a <em>PP di </em>Alberto Caracciolo, Rec. a <em>PP</em>, in «Movimento Operaio», IV, 1955, pp. 159-60 (-&gt;52.34) e Gastone Manacorda,
Antonio Gramsci, <em>Passato e Presente</em>,
in «Società», VIII, 1952, pp. 145-150 (-&gt;52.41).</p>
</div>
<div id="ftn6">
<p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a>
Cfr. le altre recensioni a <em>PP</em> di
Paolo Alatri, <em>Passato e presente. L'ultimo libro di Gramsci</em>, in «Paese Sera», 4
marzo 1952 (-&gt;52.30); Paolo
Alatri, <em>Come aiutarono il fascismo
Giolitti, Croce e Gentile</em>, in «Il Paese», 19 aprile 1952 (-&gt;52.31) e di Aldo Garosci,
in «Il Ponte», VIII, 1952, pp. 1022-1023 (-&gt;52.39).</p>
</div>
<div id="ftn7">
<p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a>
Togliatti, <em>L'antifascismo…</em> cit., p. 142.</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a>
<em>Ivi,</em>
p. 143.</p>
</div>
<div id="ftn9">
<p><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a>
Guido Liguori, <em>Gramsci conteso. Storia di un dibattito</em>,
Roma, Editori Riuniti, 1996, p. 60</p>
</div>
<div id="ftn10">
<p><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a><em>Ibidem</em>.</p>
</div>
<div id="ftn11">
<p><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a>
Oltre al riferimento all'eco avuta da questa interpretazione in seguito alla
pubblicazione di <em>Letteratura e vita nazionale</em>
in Liguori, <em>Gramsci conteso</em>, cit., p. 62, per la reazione di Croce cfr. Carlo Salinari, <em>Il ritorno di De Sanctis</em>, in «Rinascita», IX, 1952, p. 292 (-&gt;52.20), in cui l'a., due mesi prima, scrive: «ci
sembra che il nesso De Sanctis-Gramsci abbia oggi un maggior significato e
maggiori possibilità di sviluppo di quello – tradizionale – De Sanctis-Croce».</p>
</div>
<div id="ftn12">
<p><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a>
Cfr. Benedetto Croce, <em>De Sanctis-Gramsci?</em>, in «Lo Spettatore
Italiano», V, 1952, pp. 294-296 (-&gt;52.09).</p>
</div>
<div id="ftn13">
<p><a name="_ftn13" href="#_ftnref13">[13]</a>
Cfr. in risposta a Croce: Valentino
Gerratana, <em>De Sanctis-Croce o De
Sanctis-Gramsci? Appunti per una polemica</em>, in «Società», VIII, 1952, pp.
497-512 (-&gt;52.16).</p>
</div>
<div id="ftn14">
<p><a name="_ftn14" href="#_ftnref14">[14]</a>
Cfr. Galvano Della Volpe, <em>Antonio Gramsci e l’estetica crociana</em>,
in «La Fiera Letteraria», VIII, n. 4, 15 febbraio 1953, p. 4 (-&gt;53.11).</p>
</div>
<div id="ftn15">
<p><a name="_ftn15" href="#_ftnref15">[15]</a>
Cfr. Natalino Sapegno, <em>Manzoni tra De Sanctis e Gramsci</em>, in
«Società», VIII, 1952, pp. 7-19 (-&gt;52.21), cui risponde
Angelo Romanò, <em>Gramsci, Manzoni e gli umili</em>, in
«Rassegna di Politica e di Storia», I, 1955, pp. 26-32 (-&gt;55.24)e,
con conclusioni rimaneggiate, Id., <em>Manzoni visto da Gramsci</em>, in
«L'osservatore Politico Letterario», II, n. 10, 1956, pp. 67-78 (-&gt;56.18).<em></em></p>
</div>
<div id="ftn16">
<p><a name="_ftn16" href="#_ftnref16">[16]</a>
Cfr. Adriano Seroni, <em>De Sanctis, Zola e la cultura italiana
moderna</em>, in «Rinascita», X, 1953, pp. 492-497 (-&gt;53.21).</p>
</div>
<div id="ftn17">
<p><a name="_ftn17" href="#_ftnref17">[17]</a>
Liguori, <em>Gramsci conteso</em> cit., p. 63.</p>
</div>
<div id="ftn18">
<p><a name="_ftn18" href="#_ftnref18">[18]</a><em> Ibidem</em>.</p>
</div>
<div id="ftn19">
<p><a name="_ftn19" href="#_ftnref19">[19]</a>
Cfr. <em>Trenta anni di vita e lotte del
P.C.I.</em>, a cura di Palmiro Togliatti, Roma, Rinascita, 1952 (-&gt;52.01).</p>
</div>
<div id="ftn20">
<p><a name="_ftn20" href="#_ftnref20">[20]</a>
Cfr. Fulvio Bellini, Giorgio
Galli, <em>Storia del Partito
Comunista Italiano</em>, Milano, Schwarz, 1953 (-&gt;53.03).</p>
</div>
<div id="ftn21">
<p><a name="_ftn21" href="#_ftnref21">[21]</a>
Cfr. i segg. artt. di Angelo Tasca:
<em>I primi dieci anni del Partito Comunista
Italiano</em>, in «Il Mondo», V, 1953, <em>La
storia e la preistoria</em>, n. 33, 18 agosto, pp. 3-4; <em>L’«Ordine Nuovo»</em>, n. 34, 25 agosto, p. 5; <em>Comunismo e fascismo</em>, n. 35, 1 settembre, pp. 9-10; <em>Ordinovisti e bordighisti</em>, n. 36, 8
settembre, pp. 9-10; <em>La direzione
clandestina</em>, n. 37, 15 settembre, pp. 9-10; <em>La nuova politica</em>, n. 38, 22 settembre, pp. 9-10 (-&gt;53.38).</p>
</div>
<div id="ftn22">
<p><a name="_ftn22" href="#_ftnref22">[22]</a>
Liguori, <em>Gramsci conteso</em> cit., p. 75.</p>
</div>
<div id="ftn23">
<p><a name="_ftn23" href="#_ftnref23">[23]</a>
Gian Carlo Jocteau, <em>Leggere Gramsci. Una guida alle interpretazioni</em>,
Milano, Feltrinelli, 1975, p. 62.</p>
</div>
<div id="ftn24">
<p><a name="_ftn24" href="#_ftnref24">[24]</a>
Liguori, <em>Gramsci conteso</em> cit., p. 77.</p>
</div>
<div id="ftn25">
<p><a name="_ftn25" href="#_ftnref25">[25]</a>
Cfr. Paolo Spriano, <em>«L'Ordine Nuovo» e i Consigli di fabbrica</em>,
Torino, Einaudi, 1971<sup>2</sup>, pp. 88-89.</p>
</div>
<div id="ftn26">
<p><a name="_ftn26" href="#_ftnref26">[26]</a>
Liguori, <em>Gramsci conteso</em> cit., p. 77.</p>
</div>
<div id="ftn27">
<p><a name="_ftn27" href="#_ftnref27">[27]</a>
Cfr. Antonio Gramsci, <em>L'Ordine Nuovo. 1919-1920</em>, Einaudi,
Torino 1954.</p>
</div>
<div id="ftn28">
<p><a name="_ftn28" href="#_ftnref28">[28]</a>
Antecedenti alla raccolta <em>L'Ordine Nuovo</em>,
oltre alla pubblicazione di alcuni articoli genericamente precarcerari, nel II
“Quaderno” di «Rinascita» <em>Trenta anni di
vita…</em> cit., appare l'articolo <em>Il
partito comunista</em>, in «L'Ordine Nuovo», II, n. 15 e n. 17, 4 e 9 settembre
1920; con un commento di Giacinto Cardona,
<em>Socialismo e cultura. 27 aprile - XV
Anniversario della morte di Antonio Gramsci</em>, in «Mondo Operaio», V , n. 9,
3 maggio 1952, pp. 11-12 (-&gt;52.07), è pubblicato <em>Socialismo e cultura</em>, in «Il Grido del
Popolo», n. 601, 29 gennaio 1916.<em></em></p>
</div>
<div id="ftn29">
<p><a name="_ftn29" href="#_ftnref29">[29]</a>
Cfr. Armando Parlato, <em>«L'Ordine Nuovo» e i Consigli di fabbrica</em>,
in «Battaglia Comunista», XV, 1954, n. 3, aprile-maggio, pp. 2-3, n. 4, giugno,
p. 2, n. 5, luglio, p. 2 (-&gt;54.21).</p>
</div>
<div id="ftn30">
<p><a name="_ftn30" href="#_ftnref30">[30]</a>
Cfr. Giuseppe Carbone, <em>Gramsci in francese</em>, in «L’Unità», XXX,
23 ottobre 1953, p. 3 (-&gt;53.33), in cui
l'annuncio della prossima pubblicazione dell'opera precarceraria intende, con
riferimenti espliciti, polemicamente cancellare tendenziosi timori.</p>
</div>
<div id="ftn31">
<p><a name="_ftn31" href="#_ftnref31">[31]</a>
Oltre ad Angelo Tasca, <em>I primi dieci anni…</em> cit. (-&gt;53.38), cfr. Battista Santhià,
<em>Discutendo con Gramsci</em>, in «L’Unità»,
XIX, n. 24, 27 gennaio 1952, p. 3 (-&gt;52.52);
Giovanni Carsano, <em>Gramsci nel ricordo di un operaio torinese</em>,
in «L’Unità» [ed. piemontese], XXIX, n. 19, 22 gennaio 1952, p. 3 (-&gt;52.49); Giovanni
Carsano, <em>Come la Brigata Sassari
fraternizzò con i lavoratori. Gramsci nel ricordo di un operaio torinese</em>,
in «L’Unità» [ed. piemontese], XXIX, n. 101, 27 aprile 1952, p. 3 (-&gt;52.50) e Giovanni
Carsano, <em>Gramsci e gli operai</em>,
in «L’Unità» [ed. piemontese], XXX, n. 100, 26 aprile 1953, p. 3 (-&gt;53.34).</p>
</div>
<div id="ftn32">
<p><a name="_ftn32" href="#_ftnref32">[32]</a>
Cfr. Aldo Garosci, <em>Totalitarismo e storicismo nel pensiero di
Antonio Gramsci</em>, in <em>Pensiero politico
e storiografia moderna</em>, Pisa, Nistri-Lischi, 1954, pp. 193-257;
specificamente sulla teoria consiliarista di Gramsci, vedi pp. 200-204 (-&gt;54.02).</p>
</div>
<div id="ftn33">
<p><a name="_ftn33" href="#_ftnref33">[33]</a>
Cfr. Palmiro
Togliatti, <em>Storia come pensiero e
come azione</em>, in «Rinascita», XI, 1954, pp. 709-713 (-&gt;54.31); tesi già
sostenuta nella recensione di Giuseppe Carbone,
<em>Un solo Gramsci</em>, in «Incontri Oggi»,
III, n. 10, 1954, p. 29 (-&gt;54.26).</p>
</div>
<div id="ftn34">
<p><a name="_ftn34" href="#_ftnref34">[34]</a>
Togliatti, <em>Storia come pensiero…</em> cit., p. 709 (-&gt;54.31).</p>
</div>
<div id="ftn35">
<p><a name="_ftn35" href="#_ftnref35">[35]</a>
Liguori, <em>Gramsci conteso</em> cit., p. 84.</p>
</div>
<div id="ftn36">
<p><a name="_ftn36" href="#_ftnref36">[36]</a>
Cfr. Gastone Manacorda, Carlo Muscetta, <em>Gramsci e l’unità della cultura</em>, in «Società», X, 1954, pp. 1-22 (-&gt;54.17).</p>
</div>
<div id="ftn37">
<p><a name="_ftn37" href="#_ftnref37">[37]</a>
Cfr. Domenico Zucàro, <em>Vita del carcere di Antonio Gramsci</em>,
Milano-Roma, Edizioni Avanti!, 1954 (-&gt;54.01).</p>
</div>
<div id="ftn38">
<p><a name="_ftn38" href="#_ftnref38">[38]</a>
Cfr. Nicola Matteucci, <em>La cultura italiana e il marxismo dal 1945
al 1951</em>, in «Rivista di Filosofia», XLIV, 1953, pp. 61-85 (-&gt;53.14).</p>
</div>
<div id="ftn39">
<p><a name="_ftn39" href="#_ftnref39">[39]</a>
Cfr. Rodolfo Mondolfo, <em>Intorno a Gramsci e alla filosofia della
prassi</em>, in «Critica Sociale», XLVII, 1955, pp. 93-95; 105-108; 123-127 (-&gt;55.23); il saggio è immediatamente pubblicato in
volume Id.<em>, </em><em>Intorno a Gramsci e
alla filosofia della prassi</em>, Prefazione di Enrico Bassi, Milano, Edizioni
della «Critica Sociale», 1955, pp. 20-61 (-&gt;55.09).</p>
</div>
<div id="ftn40">
<p><a name="_ftn40" href="#_ftnref40">[40]</a>
Liguori, <em>Gramsci conteso</em> cit., p. 65.</p>
</div>
<div id="ftn41">
<p><a name="_ftn41" href="#_ftnref41">[41]</a>
Cfr. Eugenio Garin, <em>Cronache di filosofia italiana (1900-1943)</em>,
Bari, Laterza, 1955 (-&gt;55.03).</p>
</div>
<div id="ftn42">
<p><a name="_ftn42" href="#_ftnref42">[42]</a>
Cfr. Giuseppe Petronio, <em>Gramsci e i tempi dell’anti-Croce</em>, in «Avanti!» [ed. romana], 14
settembre 1955 (-&gt;55.36).</p>
</div>
<div id="ftn43">
<p><a name="_ftn43" href="#_ftnref43">[43]</a>
Antonio Gramsci, <em>Il materialismo storico e la filosofia di
Benedetto Croce</em>, Einaudi, Torino 1948.</p>
</div>
<div id="ftn44">
<p><a name="_ftn44" href="#_ftnref44">[44]</a>
Petronio, <em>Gramsci e i tempi</em>… cit. (-&gt;55.36).</p>
</div>
<div id="ftn45">
<p><a name="_ftn45" href="#_ftnref45">[45]</a>
Riccardo Venturini, <em>Le “Opere di Antonio Gramsci”</em>, in
«Rassegna di Filosofia», IV, 1955, pp. 48-75 (-&gt;55.26);
la citazione gramsciana è tratta da <em>Il
materialismo storico…</em> cit., p. 200.</p>
</div>
<div id="ftn46">
<p><a name="_ftn46" href="#_ftnref46">[46]</a>
Cfr. Roberto Guiducci, <em>Gramsci e la scienza: l'oggettività come
conquista storica sociale</em>, in «Questioni», I, n 4-5, 1955, pp. 29-45 (-&gt;55.18).</p>
</div>
<div id="ftn47">
<p><a name="_ftn47" href="#_ftnref47">[47]</a> Cfr. Nikolai Bucharin, <em>Theorie des
historischen Materialismus. Gemeinverständliches Lehrbuch der Marxistischen
Soziologie</em>, autorisierte Übersetzung aus dem Russischen von Frida Rubiner,
Hamburg, Verlag der Kommunistischen Internationale, 1922; l'edizione originale
è del dicembre dell'anno precedente Id. <em>Теория</em><em> исторического</em><em> материализма</em><em>.
Популярный</em><em> учебник</em><em> марксистской</em><em> социологии</em>, Москва, Госиздат, 1921.</p>
</div>
<div id="ftn48">
<p><a name="_ftn48" href="#_ftnref48">[48]</a>
Cfr. Guido Liguori, <em>Ideologia</em>, in <em>Le parole di Gramsci. Per un lessico dei Quaderni del carcere</em>, a
cura di Fabio Frosini e Guido Liguori, Roma, Carocci, 2004, p. 141-142.</p>
</div>
<div id="ftn49">
<p><a name="_ftn49" href="#_ftnref49">[49]</a>
Cfr. Derek Boothman, <em>Traduzione e traducibilità</em>, in Liguori, <em>Le parole…</em> cit., p. 252.</p>
</div>
<div id="ftn50">
<p><a name="_ftn50" href="#_ftnref50">[50]</a>
Cfr. Livio Maitan, <em>Attualità di
Gramsci e politica comunista</em>, Schwarz, Milano 1955 (-&gt;55.04).</p>
</div>
<div id="ftn51">
<p><a name="_ftn51" href="#_ftnref51">[51]</a>
Cfr. i tre articoli di Livio Maitan,
<em>Gramsci e Trotzky. La speculazione di un
intellettuale staliniano</em>, <em>Gramsci
ignorava le reali posizioni di Trotsky</em> e <em>Ancora su Trotzky e Gramsci</em>, in «Bandiera Rossa», II, n. 5, 6, 7,
1951.</p>
</div>
<div id="ftn52">
<p><a name="_ftn52" href="#_ftnref52">[52]</a><em> Ivi</em>, p. 24.</p>
</div>
<div id="ftn53">
<p><a name="_ftn53" href="#_ftnref53">[53]</a>
Liguori, <em>Gramsci conteso</em>, cit., p. 92</p>
</div>
<div id="ftn54">
<p><a name="_ftn54" href="#_ftnref54">[54]</a>
Cfr. Romolo Marri, <em>L'intelletto organico</em>, in «Il
Contemporaneo», III, n. 17, 28 aprile 1956, p. 7 (-&gt;56.28).</p>
</div>
<div id="ftn55">
<p><a name="_ftn55" href="#_ftnref55">[55]</a>
Cfr. Paolo Spriano, <em>La società civile</em>, in «Il Contemporaneo»,
III, n. 22, 2 giugno 1956, p. 6 (-&gt;56.32).</p>
</div>
<div id="ftn56">
<p><a name="_ftn56" href="#_ftnref56">[56]</a>
Cfr. Mario Alicata, <em>Troppo poco gramsciani</em>, In «Il
Contemporaneo», III, n. 26, 30 giugno 1956, pp. 6-7 (-&gt;56.26).</p>
</div>
<div id="ftn57">
<p><a name="_ftn57" href="#_ftnref57">[57]</a>
Cfr. gli articoli di Italo Calvino, <em>Nord e Roma-sud</em> e di Ludovico Geymonat, <em>Troppo idealismo</em>, rispettivamente pubblicati nei numeri 13 e 14 del
1956 in «Il Contemporaneo»; questi ed i precedenti contributi al dibattito sono
raccolti in <em>Gli intellettuali di sinistra
e la crisi del 1956</em>, a cura di Giuseppe Vacca, Roma, Editori Riuniti, 1978.</p>
</div>
<div id="ftn58">
<p><a name="_ftn58" href="#_ftnref58">[58]</a>
Cfr. Carlo Leopoldo OTTINO, <em>Concetti
fondamentali nella teoria politica di Antonio Gramsci</em>, Feltrinelli, Milano
1956 (-&gt;56.02).</p>
</div>
<div id="ftn59">
<p><a name="_ftn59" href="#_ftnref59">[59]</a>
Jocteau, <em>Leggere Gramsci...</em>, cit., p. 65.</p>
</div>
<div id="ftn60">
<p><a name="_ftn60" href="#_ftnref60">[60]</a>
Ottino, <em>Premessa</em>, in <em>Concetti
fondamentali…</em> cit., p. 9 (-&gt;56.02).</p>
</div>
<div id="ftn61">
<p><a name="_ftn61" href="#_ftnref61">[61]</a>
Cfr. Battista Santhià, <em>Con Gramsci all’Ordine Nuovo</em>, Editori
Riuniti, Roma 1956 (-&gt;56.03).</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded> 


       <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>er64480</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2009-03-21T16:08:31Z</dc:date>        <dc:type>Page</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/un-percorso-tra-i-temi">        <title>Un percorso tra i temi</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/un-percorso-tra-i-temi</link>        <description></description>

<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[
<h3>Contributi alla biografia di Antonio Gramsci.</h3>
<p>Per quanto riguarda la biografia di Antonio Gramsci, la
storiografia del periodo compreso tra il 1952 e il 1956 è da suddividere in due
settori, per così dire: quella che si occupa del giovane Gramsci e quella sul
periodo successivo all'arresto. In questi due filoni, un'ulteriore
differenziazione formale è fra scritti a carattere testimoniale ed i contributi
che si basano principalmente su fonti inedite o d'archivio.</p>
<p>Le testimonianze sul periodo giovanile raccontano principalmente
le esperienze del Biennio rosso: dall'articolo di Battista Santhià, <em>Discutendo con Gramsci</em><a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>, in
cui sono ripercorse le discussioni personali tra l'autore e il Sardo riguardo
le strategie politiche da adottare, al ricordo di Giovanni Carsano<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>, che
esemplifica gli interventi gramsciani alle assemblee operaie, così come nella
poesia di Velso Mucci, dove il futuro leader comunista si fa «pastore d'uomini»<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>
percorrendo tra i portici del centro di Torino e le officine delle periferie.</p>
<p>A seguito delle copiose testimonianze lasciate da Angelo Tasca
alle pagine de «Il Mondo»<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>, in
occasione della pubblicazione della raccolta <em>L'Ordine Nuovo</em>, anche Umberto Terracini dà il proprio contributo
dalle colonne del «Calendario del Popolo»<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>, cui
segue nell'anno successivo il racconto di un <em>Brindisi notturno</em><a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a><em> </em>nella notte della fondazione del pcd'i;
mentre nella stessa pagina del settimanale comunista illustrato «Vie Nuove» è
pubblicato da Felice Chilanti<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a> un
articolo che raccoglie alcune testimonianze di comunisti livornesi presenti nel
1921 ed il loro approccio con Gramsci.</p>
<p>Per il periodo precedente, una testimonianza è data da Gaetano
Salvemini<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a> che,
riprendendo un passo di <em>La questione
meridionale</em><a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>,
puntualizza la vicenda che lo vide protagonista della proposta, avanzata anche
da Gramsci, di una sua candidatura al IV Collegio di Torino, per le elezioni
del 1914.</p>
<p>Anche all'interno di biografie di altri personaggi troviamo
frammenti di intense memorie e testimonianze riguardanti il fondatore
dell'«Ordine Nuovo»: è il caso del ricordo dedicato da Mario Alicata a Ruggero
Grieco, «uno dei più geniali discepoli e continuatori dell'opera di Gramsci»<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>; ma
anche, per esempio, nella ricostruzione della latitanza torinese di Gastone
Sozzi<a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a> il
Sardo ricopre un ruolo determinante caldeggiando la partenza del giovane
romagnolo per l'Unione Sovietica.</p>
<p>Seguendo la falsariga di queste testimonianze prevalentemente
dedicate al Gramsci ordinovista, un contributo più organico è dato dal già
menzionato <em>Con Gramsci all'Ordine Nuovo</em>
di Santhià, dove i ricordi personali dell'autore aiutano a ripercorrere gli
avvenimenti che scossero gli operai delle fabbriche torinesi e l'intensa
attività organizzativa posta in essere dal gruppo capeggiato da Gramsci.</p>
<p>Tra gli scritti basati su fonti primarie dirette riguardanti il
periodo precarcerario dà un contributo Domenico Zucàro quando accenna al
rapporto di Gramsci con la Sardegna attraverso il breve carteggio Gramsci-Lussu<a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a> e
alla permanenza romana<a name="_ftnref13" href="#_ftn13">[13]</a>.</p>
<p>Si occupano prevalentemente di questo primo periodo della
biografia del Sardo ed a grandi falcate le opere storiografiche concernenti il pci e la sua fondazione, dove
normalmente l'ombra della figura di Gramsci scema dopo il Congresso di Lione
per poi riapparire improvvisamente al momento della morte nel 1937; ne sono
esempi i <em>Trent'anni di lotte dei
comunisti italiani </em>di Paolo Robotti e Giovanni Germanetto<a name="_ftnref14" href="#_ftn14">[14]</a>, la <em>Storia del Partito Comunista Italiano </em>redatta
da Giorgio Galli e Fulvio Bellini<a name="_ftnref15" href="#_ftn15">[15]</a> e
l'opuscolo di Luciano Gruppi e Enzo Modica, <em>Il
Partito Comunista Italiano (1921-1955)</em><a name="_ftnref16" href="#_ftn16">[16]</a> ma
anche la biografia testimoniale e colloquiale, a carattere “ufficioso” di
Togliatti scritta da Marcella e Maurizio Ferrara<a name="_ftnref17" href="#_ftn17">[17]</a>. Il
pensiero e il ruolo di Gramsci, pur con forzature ed omissioni, emerge invece
fortemente nel “II Quaderno” di «Rinascita»<a name="_ftnref18" href="#_ftn18">[18]</a>.<em></em></p>
<p>Poche sono le testimonianze che riguardano il Gramsci prigioniero.
Aurelio Fontana ricorda qualche aneddoto su Gramsci nel penitenziario di Turi<a name="_ftnref19" href="#_ftn19">[19]</a>,
Antonio Pescarzoli racconta i giorni passati insieme al Carcere del Carmine di
Napoli<a name="_ftnref20" href="#_ftn20">[20]</a>,
mentre Giovanni Carsano, con un quadro del processo al Tribunale Speciale,
racconta delle attività culturali organizzate comunque da Gramsci, nonché le
vicissitudini burocratiche per il trasferimento a Turi.</p>
<p>Primeggia la ricerca di Domenico Zucàro tra gli studi storici
dedicati alla vita di Gramsci dopo l'arresto. Ogni spostamento del detenuto è
seguito sistematicamente dall'autore e dove è possibile, sono riprodotti i
documenti. Dall'arresto al confino<a name="_ftnref21" href="#_ftn21">[21]</a>, da
San Vittore<a name="_ftnref22" href="#_ftn22">[22]</a>
alla Clinica «Qui si sana»<a name="_ftnref23" href="#_ftn23">[23]</a> fino
alla morte<a name="_ftnref24" href="#_ftn24">[24]</a>,
ogni avvenimento è ricostruito in un saggio a sé pubblicato in periodici;
questi contributi parziali confluiscono nel 1954 nella monografia dedicata da
Zucàro alla succitata <em>Vita del carcere di
Antonio Gramsci</em>.</p>
<p align="center" style="text-align: center;">• • •</p>
<p>Una gran parte degli scritti di questi anni riguarda la filosofia
di Gramsci all'interno della tradizione marxista oppure il confronto con Croce
e il crocianesimo, con il retroterra della cultura torinese o dei rapporti tra
cultura e politica; si trova peraltro un numero notevole di studi dedicati alle
molteplici diramazioni del pensiero gramsciano che vanno dalla storiografia
alla letteratura, dal folklore alla questione meridionale, dallo studio della
struttura della fabbrica, del partito al concetto di rivoluzione passiva e
ancora osservazioni sulla pedagogia, sul cinema.</p>
<p>Per quanto riguarda il periodo ordinovista gli studi analizzano il
nascente sistema politico ed i presupposti ideologici della Rivoluzione
d'Ottobre, talora con confronti rispetto all'ortodossia marxista.</p>
<p>Un capitolo a parte merita la discussione sulla conoscenza,
l'influsso e l'utilizzo dell'opera del Sardo nella cultura coeva, italiana e
straniera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La filosofia di Antonio Gramsci nella tradizione marxista</h3>
<p>In uno studio sul pensiero socialista di Antonio Labriola, Luciano
Cafagna ricorre alle note di <em>Il
materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce</em> per spiegare e nel
contempo respingere le critiche sommarie di Trockij al filosofo di Cassino<a name="_ftnref25" href="#_ftn25">[25]</a>, ma
molto più esplicitamente, Liliano Faenza<a name="_ftnref26" href="#_ftn26">[26]</a>
sente riecheggiare nell'opera del Sardo i presupposti dell'autonomia della
filosofia della prassi postulati da Labriola, di cui Gramsci è presentato come
continuatore avendo superato la cesura tra teoria e pratica attraverso
l'esperienza ordinovista e con la rivendicazione del concetto di egemonia. Il
paragone istituito da Faenza tra la polemica gramsciana contro Bucharin e
quella di Labriola contro il positivismo del XIX secolo, riporta al saggio di
Mondolfo<a name="_ftnref27" href="#_ftn27">[27]</a>
dove, insieme alla concezione originale, autonoma, della realtà da ricondurre
al Labriola, è accettata la spiegazione che Gramsci dà del marxismo ortodosso
di Bucharin. Nello stesso anno, ancora uno studio di Riccardo Venturini<a name="_ftnref28" href="#_ftn28">[28]</a>
indica nell'affermazione di Labriola dell'indipendenza filosofica del
materialismo storico la continuità dell'opera gramsciana e la prosecuzione
della serrata critica al determinismo.</p>
<p>Questi due ultimi saggi, di Mondolfo e di Venturini, si occupano
approfonditamente dell'esame critico al <em>Saggio
popolare di sociologia </em>di Bucharin; Venturini più esplicitamente vi scorge
la portata molto vasta del tema che porta Gramsci a delicate analisi
sull'oggettività, sul «senso comune» o, per riunire la molteplicità di temi
sotto un unico concetto, sul problema della conoscenza. Ancora nel 1955, queste
stesse problematiche sono affrontate nel già citato saggio di Roberto Guiducci<a name="_ftnref29" href="#_ftn29">[29]</a> (un <em>incipit</em> è probabilmente il saggio di
Mondolfo), i cui limiti «umanistici» dell'autore portano anche il pregio di un
taglio decisamente meno speculativo e polemico che accompagna l'attenzione alle
opinioni di Gramsci sulla logica formale e matematica.</p>
<p>Le critiche dell'ideologismo scientifico sono state
precedentemente portate avanti da Manacorda e Muscetta nello succitato scritto <em>Gramsci e l'unità della cultura</em>, dove la
questione della conoscenza è riletta nella sua funzione di «<em>dominio</em> del reale»<a name="_ftnref30" href="#_ftn30">[30]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Cultura e politica</h3>
<p>Il rapporto tra politica e cultura, tema fondamentale del pensiero
gramsciano, è affrontato nello scritto a carattere generale di Nicola
Matteucci,<em> Cultura e politica</em> <a name="_ftnref31" href="#_ftn31">[31]</a>,
dove l'accento è posto sull'adesione politica e morale al partito; a questa
contingenza si possono far risalire le critiche di Mondolfo<a name="_ftnref32" href="#_ftn32">[32]</a> alle
istanze bolsceviche del pensiero gramsciano, dove la mancanza di indipendenza
nel rapporto libertà-autorità è inteso come un rovesciamento della filosofia
della prassi; o quelle di Garosci al «rinnovato totalitarismo»<a name="_ftnref33" href="#_ftn33">[33]</a>
gramsciano che «riposa sostanzialmente sull'idea epurata di un
"salto" fuori dalle contraddizioni della società grazie a una ferrea
organizzazione, che cerca di legarsi le forze intellettuali e di
sottometersele»<a name="_ftnref34" href="#_ftn34">[34]</a>.</p>
<p>Presumibilmente sulle dure critiche di Mondolfo e Garosci
influisce la situazione storica, se già nel 1953 nella rivista «Scuola e Città»
Lamberto Borghi<a name="_ftnref35" href="#_ftn35">[35]</a>
indicava, a confronto con le concezioni di Gentile e Croce, i limiti dell'idea
di libertà di Gramsci nell'inevitabilità della degenerazione autoritaria e
burocratica dell'ideologia comunista.</p>
<p>Decisamente più ottimista è Guiducci già sul finire del 1954
quando scrive <em>La questione della cultura
di sinistra</em><a name="_ftnref36" href="#_ftn36">[36]</a>:
l'idea leninista di “partitarietà” della cultura è accettata positivamente, in
vista, sull'esempio di Gramsci, di un rinnovamento culturale che sia
autenticamente rivoluzionario e, come sviluppa l'anno seguente in <em>Pamphlet sul disgelo e sulla cultura di
sinistra</em><a name="_ftnref37" href="#_ftn37">[37]</a>,
il rischio ed il tentativo politico sono stati per il Sardo anche la ricerca
filosofica e culturale, o ancora in <em>Socialismo
e verità</em><a name="_ftnref38" href="#_ftn38">[38]</a>
la ricerca scientifica è considerata parte integrante della partecipazione
politica attiva e consapevole.</p>
<p>A negare qualsiasi importanza teorica al rapporto tra cultura e
politica nel pensiero del Sardo, giunge invece Franco Rizzo<a name="_ftnref39" href="#_ftn39">[39]</a>, che
sostiene la natura di documento dell'opera gramsciana per gli studi sulle
manifestazioni culturali del fascismo: è comunque da rilevare che a differenza
dei saggi precedenti, dai puntuali riferimenti in nota, questo scritto poggia
principalmente su fonti secondarie e degli scritti gramsciani l'autore dimostra
una conoscenza sistematica solamente delle <em>Lettere
dal carcere</em><a name="_ftnref40" href="#_ftn40">[40]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Croce dopo Gramsci</h3>
<p>La testimonianza di Romano Pasi<a name="_ftnref41" href="#_ftn41">[41]</a>,
lettore del mensile «Incontri», per l'inchiesta della rivista sul significato
coevo dell'opera di Benedetto Croce, indica chiaramente lo stato della
ricezione dell'opera del filosofo napoletano come antagonista per le giovani
generazioni. Di lui si riconosce comunque il legame profondo con l’insegnamento
gramsciano; ben più in là si spinge l'interpretazione di Armando Parlato<a name="_ftnref42" href="#_ftn42">[42]</a>
secondo cui il pensiero del Sardo, pur richiamandosi al marxismo, si svolge in
linea con l’idealismo crociano per le sue caratteristiche soggettivistiche
volte a negare l’esistenza di qualcosa all’infuori della coscienza e
dell’azione dell’uomo e per l'equiparazione di base e sovrastruttura nella
determinazione del processo storico.</p>
<p>Un anno prima della pubblicazione delle <em>Lezioni di Storia Moderna</em> di Nino Valeri<a name="_ftnref43" href="#_ftn43">[43]</a>, che
rilevano il nesso dialettico dei <em>Quaderni
del carcere</em> con la filosofia del Croce, e dell'opera di Garin<a name="_ftnref44" href="#_ftn44">[44]</a>, qui
precedentemente ricordata insieme alla recensione di Petronio<a name="_ftnref45" href="#_ftn45">[45]</a> che
vi trova un contributo alla costruzione dell'«Anti-Croce» auspicato da Gramsci,
Liliano Faenza<a name="_ftnref46" href="#_ftn46">[46]</a>
ricorda il percorso inaugurato dall'opera carceraria in contrapposizione al
neoidealismo italiano e più precisamente proprio in vista del progetto di un
«Anti-Croce».</p>
<p>Un contributo di spessore filosofico sullo storicismo crociano
riletto da Gramsci è dato Furio Diaz che vede il pensatore sardo spingere «la
"storicità" alle sue più rigorose conseguenze», «anche se in un certo
senso, ciò volesse dire un sostanziale rovesciamento della impostazione dello
storicismo»<a name="_ftnref47" href="#_ftn47">[47]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La scuola torinese e Piero Gobetti</h3>
<p>Il rapporto e soprattutto l'apporto di Gramsci al fermento
culturale che attraversa la città sabauda all'inizio del secolo viene riletto
da una figura carismatica della cultura torinese, Gioele Solar,i<a name="_ftnref48" href="#_ftn48">[48]</a>
filtrato dalla figura di Piero Gobetti, giovane intellettuale che coglie
l'importanza delle lotte degli operai torinesi e che subisce attivamente
l'influsso delll'avanguardia teorica del movimento consiliare: il gruppo
ordinovista con Gramsci in testa.</p>
<p>Un allievo di Solari, militante della lotta antifascista fin dai
primordi, Aldo Garosci<a name="_ftnref49" href="#_ftn49">[49]</a>,
nella sua analisi del pensiero gramsciano giustamente non tralascia
l'esperienza culturale nell'ateneo torinese e la battaglia consiliarista, tra
le radici dell'attività del futuro dirigente comunista.</p>
<p>Se Lucio Lombardo Radice<a name="_ftnref50" href="#_ftn50">[50]</a>
trova nella critica radicale alla democrazia prefascista alcune premesse
essenziali dell'antifascismo che hanno accomunato Gramsci e Gobetti, un altro
torinese, Claudio Gorlier<a name="_ftnref51" href="#_ftn51">[51]</a>,
critica, con immotivata asprezza, quella che a suo giudizio appare la «ristrettezza»
ideologica di Gramsci, che gli avrebbe impedito di cogliere la forza ideale,
politica e militare di quella borghesia piemontese che in seguito avrebbe
lottato per la Resistenza.</p>
<p>A collegare le figure di Gramsci e Gobetti non solo nella
scenografia cittadina è Nino Valeri nel suo <em>Da
Giolitti a Mussolini</em><a name="_ftnref52" href="#_ftn52">[52]</a>, in
cui è presa in considerazione l'attività di Gobetti alla luce della tattica
ordinovista di unione tra gli operai del nord ed i contadini del Mezzogiorno;
ancora a sostegno della tesi della centralità dell'esperienza ordinovista per
Gobetti si inserisce un saggio di Giuseppe Pasquariello su<em> Gobetti e l'«Ordine Nuovo»</em><a name="_ftnref53" href="#_ftn53">[53]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L'«Ordine Nuovo» e i Consigli di fabbrica</h3>
<p>Nel XV anniversario della morte di Antonio Gramsci, Giacinto
Cardona<a name="_ftnref54" href="#_ftn54">[54]</a>
premette una brevissima analisi alla ripubblicazione dell'articolo, oggi
celebre, del giovane Gramsci <em>Socialismo e
cultura</em><a name="_ftnref55" href="#_ftn55">[55]</a>,
in cui, a suo dire, emergerebbe la visione di un’attività culturale che non può
essere lasciata alla spontaneità ed è sottolineata la vicinanza con il pensiero
di Lenin in un momento in cui a Gramsci era ancora sconosciuto. Contrario ad
inserire l'opera di Gramsci all'interno della tradizione marxista-leninista, è
invece Armando Parlato<a name="_ftnref56" href="#_ftn56">[56]</a> che,
con Gennaro Fabbrocino, sostiene la sostanziale estraneità del pensiero del
fondatore del Partito Comunista dall'interpretazione vera dei meccanismi che
devono portare alla rivoluzione proletaria, a favore di deviazioni
produttivistiche.</p>
<p>Tra le recensioni: Giuseppe Carbone<a name="_ftnref57" href="#_ftn57">[57]</a>
indica nell'opera del Sardo <em>Un solo Gramsci</em>,
per cui già nel periodo ordinovista si percepiscono i maggiori temi dei <em>Quaderni</em> <em>del carcere</em>; analogamente Carlo Salinari<a name="_ftnref58" href="#_ftn58">[58]</a>
ritiene che la questione della civiltà operaia, implicita nelle riflessioni più
tarde, sia richiamata con forza negli articoli giovanili; Liliano Faenza<a name="_ftnref59" href="#_ftn59">[59]</a> ne
sottolinea i presupposti marxisti e la centralità dell’esperienza leninista.</p>
<p>Tra il dicembre del 1954 e il febbraio successivo, sul mensile
anarchico di Livorno «L'Impulso», Pier Carlo Masini pubblica un saggio in tre
parti che nel 1956 esce come opuscolo col titolo <em>Antonio Gramsci e l'Ordine Nuovo visti da un libertario</em><a name="_ftnref60" href="#_ftn60">[60]</a>, in
cui, nonostante alcuni articoli critici del Sardo verso il movimento in cui
Masini si identifica, l’autore riconosce una comunanza di vedute tra Gramsci e
gli anarchici nell'analisi del «nucleo libertario» dell’esperienza consiliare.</p>
<p>Per Ottino, analogamente, il sistema consiliare è da considerare
espressione della «vera democrazia operaia»<a name="_ftnref61" href="#_ftn61">[61]</a>;
mentre Alicata<a name="_ftnref62" href="#_ftn62">[62]</a>,
sulla scia della recensione di Carbone, sottolinea il legame di questa raccolta
con i <em>Quaderni</em>, nel momento in cui la
lotta politica, al bivio tra fascismo e rivoluzione, è la trasposizione
nell'azione della scientificità del metodo e della ricerca oggettiva della
verità che emerge dagli articoli gramsciani; al contrario, Matteucci<a name="_ftnref63" href="#_ftn63">[63]</a>
respinge la tesi della continuità dell'opera di Gramsci proponendo i motivi
fondamentali dell'antitesi tra i due momenti della riflessione politica del
Sardo. Dal canto suo, Giuliano Pischel<a name="_ftnref64" href="#_ftn64">[64]</a>
rileva un'altra suddivisione, questa volta all'interno della raccolta di
articoli gramsciani, tra una parte teorico-propagandistica e un'altra storica
dedicata alle caratteristiche dell’esperienza consiliare. Un'ultima recensione
dell'attività pubblicistica di Gramsci si deve a Roberto Guiducci<a name="_ftnref65" href="#_ftn65">[65]</a> nel
primo numero della sua rivista, «Ragionamenti», in cui sono analizzati, come
sollecitazione alla rielaborazione ideologica, i problemi che si pongono con la
creazione di una nuova struttura organizzativa come i Consigli di fabbrica.</p>
<p>Ancora nel 1955 esce il volume di Maitan<a name="_ftnref66" href="#_ftn66">[66]</a>, il
cui fulcro teorico è proprio l'esperienza ordinovista di Gramsci; probabilmente
rispetto a critiche simili a quelle condotte da Parlato e Fabbrocino, il
dirigente trockista difende l'opzione gramsciana, obbligata dalla contingenza
politica, per la creazione di istituti che avrebbero determinato una situazione
di dualismo dei poteri, rispetto all'ortodossa scelta di una nuova direzione
rivoluzionaria del proletariato italiano.</p>
<p>Intanto, in una conferenza, l’autorevole dirigente Giancarlo
Pajetta<a name="_ftnref67" href="#_ftn67">[67]</a>
sceglie un articolo gramsciano<a name="_ftnref68" href="#_ftn68">[68]</a> per
dimostrare non solo la tradizionale apertura dei comunisti al dialogo tra
operai e contadini socialisti e cattolici, ma la necessità, da parte comunista,
di creare un sistema d’equilibrio politico con le istituzioni ecclesiastiche.
Nella presentazione<a name="_ftnref69" href="#_ftn69">[69]</a> di
tre articoli<a name="_ftnref70" href="#_ftn70">[70]</a>,
tra i quali uno sui cattolici, Anna Pagliuca rileva la capacità, caratteristica
già del giovane Gramsci, di pervenire alla scoperta di significati costanti
nella storia d'Italia, risalendo anche da un fatto minimo.</p>
<p>A conclusione del periodo preso in esame, il già citato volume di
Ottino <em>Concetti fondamentali nella teoria
politica di Antonio Gramsci</em> dedica all'esperienza consiliare un solo
paragrafo del capitolo sulla formazione del giovane Gramsci, pur col pregio di
darne una descrizione sfaccettata, benché succinta, nei rapporti tra sindacato
partito e stato consiliare.</p>
<p>Certo, a ben vedere, a due anni dall'uscita della raccolta dei
testi ordinovisti non si può ritenere soddisfacente, per profondità e
organicità, l'analisi dedicata alla teoria consiliare e in genere al Gramsci
del periodo ’19-20.</p>
<div><br clear="all" />
<hr align="left" size="1" width="33%" />


<div id="ftn1">
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Cfr. Battista Santhià, <em>Discutendo
con Gramsci</em>, in «L’Unità» [ed. piemontese], XIX, n. 24, 27 gennaio 1952, p.
3 (-&gt;52.52).</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a>
Cfr. Giovanni Carsano, <em>Gramsci e gli operai</em>, in «L’Unità» [ed.
piemontese], XXX, n. 100, 26 aprile 1953, p. 3 (-&gt;54.34).</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a>
Cfr. Velso Mucci, <em>Ricordo di
Gramsci</em>, in Id., <em>L’umana compagnia</em>, Roma, Il Costume,
1953, pp. 75-78 (-&gt;53.41).</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a>
Cfr. Tasca, <em>I primi dieci anni…</em> cit. (-&gt;53.38).</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a>
Umberto<em> </em>Terracini, <em>Gramsci e
«L'Ordine Nuovo» nel tempestoso biennio ’19-’20</em>. <em>Matura lo scontro decisivo nel caos dell'immediato dopoguerra</em> e <em>Gramsci e i consigli di fabbrica</em>, in «Il
Calendario del Popolo», XI, 1955, p. 1906 e 1931 (-&gt;55.25).</p>
</div>
<div id="ftn6">
<p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a>
Umberto Terracini, <em>Brindisi notturno per la nascita del partito</em>,
in «Vie Nuove», XI, 1956, pp. 12-13 (-&gt;56.33).</p>
</div>
<div id="ftn7">
<p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a>
Felice Chilanti, <em>Livorno. Parlano i testimoni della nascita
del Pci</em>, in «Vie Nuove» [Roma], XI (1956) pp. 10-12, 14 (-&gt;56.27).</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a>
Gaetano Salvemini, <em>Prefazione</em>, in <em>Scritti sulla questione meridionale (1896-1955)</em>, Torino, Einaudi,
1955, pp. XXIII-XXVI (-&gt;55.11).</p>
</div>
<div id="ftn9">
<p><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a>
Gramsci, <em>La questione meridionale</em>, a cura della Commissione culturale della
Federazione torinese del Pci, Tipografia popolare, Torino 1949.</p>
</div>
<div id="ftn10">
<p><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a>
Cfr. Mario Alicata, <em>Un allievo di Gramsci</em>, in<em> </em>«Il Contemporaneo», II, n. 32, 6 agosto
1955, p. 1 (-&gt;55.38).</p>
</div>
<div id="ftn11">
<p><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a>
Cfr. Felice Chilanti, <em>A Torino a L’Ordine Nuovo</em> e <em>Con Antonio Gramsci</em>, in <em>Gastone Sozzi</em>, Roma, Edizioni di Cultura
Sociale, 1955, pp. 99-111 (-&gt;55.06).</p>
</div>
<div id="ftn12">
<p><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a>
Cfr. Domenico Zucàro, <em>Antonio Gramsci e la Sardegna. Carteggio
inedito Gramsci-Lussu</em>, in «Mondo Operaio», V, n. 1, 6 gennaio 1952, pp.
18-20 (-&gt;52.25).</p>
</div>
<div id="ftn13">
<p><a name="_ftn13" href="#_ftnref13">[13]</a>
Cfr. Domenico Zucàro, <em>Gramsci a Roma</em>, in «L’Unità» [ed.
romana], XXIX, n. 20, 23 gennaio 1952; ma per la trascrizione dei documenti dagli
originali cfr. Id., <em>Due lettere inedite di Antonio Gramsci</em>,
in «Mondo Operaio», V, n. 11, 7 giugno 1952, pp. 17-18 (-&gt;52.56).</p>
</div>
<div id="ftn14">
<p><a name="_ftn14" href="#_ftnref14">[14]</a>
Cfr. Paolo Robotti, Giovanni Germanetto, <em>Un grave lutto del P.C.I.: la morte di Antonio Gramsci</em>, in <em>Trent'anni di lotte dei comunisti italiani.
1921-1951</em>, Roma, Edizioni di cultura sociale, 1952, pp. 163-166 (-&gt;52.03).</p>
</div>
<div id="ftn15">
<p><a name="_ftn15" href="#_ftnref15">[15]</a>
Cfr. Fulvio Bellini, Giorgio
Galli, <em>Storia del Partito
Comunista Italiano</em>, Milano, Schwarz, 1953 (-&gt;53.03).</p>
</div>
<div id="ftn16">
<p><a name="_ftn16" href="#_ftnref16">[16]</a>
Cfr. Luciano Gruppi, Enzo Modica, <em>Il Partito Comunista Italiano (1921-1955)</em>, Roma, Edizioni di
Cultura Sociale, 1955 (-&gt;55.12).</p>
</div>
<div id="ftn17">
<p><a name="_ftn17" href="#_ftnref17">[17]</a>
Cfr. Marcella Ferrara, Maurizio Ferrara, <em>Conversando con Togliatti</em>, Roma, Edizioni di Cultura Sociale, 1953
(-&gt;53.02).</p>
</div>
<div id="ftn18">
<p><a name="_ftn18" href="#_ftnref18">[18]</a>
Cfr. [Togliatti] <em>Trenta anni di vita e lotte…</em> cit. (-&gt;52.01).</p>
</div>
<div id="ftn19">
<p><a name="_ftn19" href="#_ftnref19">[19]</a>
Cfr. Aurelio Fontana, <em>Cinque aneddoti della vita carceraria di
Antonio Gramsci</em>, in «Rinascita», IX, 1952, pp. 170-171 (-&gt;52.13).</p>
</div>
<div id="ftn20">
<p><a name="_ftn20" href="#_ftnref20">[20]</a>
Cfr. Antonio Pescarzoli, <em>Due giorni di carcere in compagnia di
Antonio Gramsci. Vecchi ricordi di un detenuto politico</em>, in «Il
Messaggero», 23 settembre 1953 (-&gt;53.37).</p>
</div>
<div id="ftn21">
<p><a name="_ftn21" href="#_ftnref21">[21]</a>
Cfr. Domenico Zucàro, <em>L’Arresto di Antonio Gramsci e
l’assegnazione al confino</em>, in «Movimento Operaio», V, 1953, pp. 56-67 (-&gt;53.24).</p>
</div>
<div id="ftn22">
<p><a name="_ftn22" href="#_ftnref22">[22]</a>
Cfr. Domenico
Zucàro, <em>Antonio Gramsci a
S. Vittore per l'istruttoria del “processone” (Con alcuni documenti inediti)</em>,
in «Il Movimento di Liberazione in Italia»,
IV, 1952, pp. 3-16 (-&gt;52.26).</p>
</div>
<div id="ftn23">
<p><a name="_ftn23" href="#_ftnref23">[23]</a>
Cfr. Domenico
Zucàro, <em>Dalla cella di Turi
alla clinica «Qui si sana»</em>, in «Mondo Operaio», V, 1952, pp. 16-19 (-&gt;52.27).</p>
</div>
<div id="ftn24">
<p><a name="_ftn24" href="#_ftnref24">[24]</a>
Cfr. Domenico Zucàro,<em> La morte di Gramsci</em>, in «Mondo
Operaio», VI , n. 9, 2 maggio 1953, p. 14-15 (-&gt;53.25).</p>
</div>
<div id="ftn25">
<p><a name="_ftn25" href="#_ftnref25">[25]</a>
Cfr. Luciano Cafagna, <em>Antonio Labriola e la «coscienza socialista»
in Italia</em>, in «Movimento Operaio», VI, 1954, p. 667 (-&gt;54.07).</p>
</div>
<div id="ftn26">
<p><a name="_ftn26" href="#_ftnref26">[26]</a>
Cfr. Faenza, Liliano, <em>Labriola e Gramsci</em>, in «Mondo Operaio»,
VII, 1954, pp. 15-17 (-&gt;54.11).</p>
</div>
<div id="ftn27">
<p><a name="_ftn27" href="#_ftnref27">[27]</a>
Cfr. Mondolfo, <em>Intorno a Gramsci… </em>cit. (-&gt;55.23).</p>
</div>
<div id="ftn28">
<p><a name="_ftn28" href="#_ftnref28">[28]</a>
Cfr. Riccardo Venturini, <em>Le “Opere di Antonio Gramsci”, </em>in
«Rassegna di filosofia», IV, 1955, pp. 48-75 (-&gt;55.26).</p>
</div>
<div id="ftn29">
<p><a name="_ftn29" href="#_ftnref29">[29]</a>
Cfr. Guiducci, <em>Gramsci e la scienza…</em> cit. (-&gt;55.18).</p>
</div>
<div id="ftn30">
<p><a name="_ftn30" href="#_ftnref30">[30]</a>
Manacorda, Muscetta, <em>Gramsci e
l’unità…</em> cit., p. 4 (-&gt;54.17).</p>
</div>
<div id="ftn31">
<p><a name="_ftn31" href="#_ftnref31">[31]</a>
Cfr. Nicola Matteucci, <em>Cultura e politica</em>, in «Il Mulino», I,
1952, pp. 161-169 (-&gt;52.17).</p>
</div>
<div id="ftn32">
<p><a name="_ftn32" href="#_ftnref32">[32]</a>
Cfr. Mondolfo, <em>Intorno a Gramsci… </em>cit. (-&gt;55.23).</p>
</div>
<div id="ftn33">
<p><a name="_ftn33" href="#_ftnref33">[33]</a>
Cfr. Garosci, <em>Totalitarismo e storicismo…</em> cit., p. 241 (-&gt;54.02).</p>
</div>
<div id="ftn34">
<p><a name="_ftn34" href="#_ftnref34">[34]</a><em> Ibidem.</em></p>
</div>
<div id="ftn35">
<p><a name="_ftn35" href="#_ftnref35">[35]</a>
Cfr. Lamberto Borghi, <em>Gramsci e i marxisti</em>, in <em>L'attuale dibattito sulla libertà in Italia
e la sua portata educativa</em>, in «Scuola e Città», III, 1953, pp. 352-357 (-&gt;53.07).</p>
</div>
<div id="ftn36">
<p><a name="_ftn36" href="#_ftnref36">[36]</a>
Cfr. Roberto Guiducci, <em>La questione della cultura di sinistra</em>,
in «Questioni», I, n. 5-6, 1954, pp. 45-58 (-&gt;54.14).</p>
</div>
<div id="ftn37">
<p><a name="_ftn37" href="#_ftnref37">[37]</a>
Cfr. Id., <em>Pamphlet sul disgelo e sulla cultura di sinistra</em>, in «Nuovi
Argomenti», III, nn.17-18, 1955-1956, pp. 83-108 (-&gt;55.19).</p>
</div>
<div id="ftn38">
<p><a name="_ftn38" href="#_ftnref38">[38]</a>
Cfr. Id., <em>Socialismo e verità. Pamphlets di politica e cultura</em>, Torino,
Einaudi, 1956, pp. 138-279 (-&gt;56.05).</p>
</div>
<div id="ftn39">
<p><a name="_ftn39" href="#_ftnref39">[39]</a>
Cfr. Franco Rizzo, <em>Cultura e politica in Antonio Gramsci</em>,
in «L'osservatore politico letterario», II, nn. 4 e 6, 1956, pp. 35-46, 55-66 (-&gt;56.16).</p>
</div>
<div id="ftn40">
<p><a name="_ftn40" href="#_ftnref40">[40]</a>
Cfr. Gramsci, <em>Lettere dal carcere</em>, Einaudi, Torino 1947; nuova ediz., a cura di
Sergio Caprioglio, Elsa Fubini, 1965.</p>
</div>
<div id="ftn41">
<p><a name="_ftn41" href="#_ftnref41">[41]</a>
Cfr. Romano Pasi, <em>Croce dopo Gramsci</em>, in «Incontri Oggi»,
II, 1953, pp. 6-7 (-&gt;53.18).</p>
</div>
<div id="ftn42">
<p><a name="_ftn42" href="#_ftnref42">[42]</a>
Cfr. Armando Parlato, <em>Qualche nota all'articolo di Lukács su
"L'Estetica"</em>, in «Battaglia Comunista», XIV, 1953, p. 2 e Id., <em>Nota
su Gramsci</em>, in «Prometeo», VII, 1954, pp. 20-27 (-&gt;53.17).</p>
</div>
<div id="ftn43">
<p><a name="_ftn43" href="#_ftnref43">[43]</a>
Cfr. Nino Valeri, <em>La crisi del socialismo nel dopoguerra.
Gramsci</em>, in <em>Lezioni di Storia
Moderna. Appunti intorno alla crisi del primo dopoguerra</em>, Milano, «La
Goliardica» Edizioni Universitarie, 1955, pp. 85-91 (-&gt;55.08).</p>
</div>
<div id="ftn44">
<p><a name="_ftn44" href="#_ftnref44">[44]</a>
Cfr. Garin, <em>Cronache di filosofia…</em> cit. (-&gt;55.03).</p>
</div>
<div id="ftn45">
<p><a name="_ftn45" href="#_ftnref45">[45]</a>
Cfr. Petronio, <em>Gramsci e i tempi…</em> cit. (-&gt;55.36).</p>
</div>
<div id="ftn46">
<p><a name="_ftn46" href="#_ftnref46">[46]</a>
Cfr. Faenza, <em>Labriola e Gramsci</em> cit. (-&gt;54.11).</p>
</div>
<div id="ftn47">
<p><a name="_ftn47" href="#_ftnref47">[47]</a>
Cfr. Furio Diaz, <em>Sviluppi dello storicismo crociano</em>, in Id., <em>Storicismi
e storicità</em>, Firenze, Parenti, 1956, pp. 24-61 (-&gt;56.04).</p>
</div>
<div id="ftn48">
<p><a name="_ftn48" href="#_ftnref48">[48]</a>
Cfr. Gioele Solari, <em>Aldo Mautino
nella tradizione culturale torinese da Gobetti alla Resistenza</em>, a cura di
Norberto Bobbio, in Aldo Mautino, <em>La formazione della filosofia politica di
Benedetto Croce</em>, Laterza, Bari 1953, pp. 3-132 (-&gt;53.05).</p>
</div>
<div id="ftn49">
<p><a name="_ftn49" href="#_ftnref49">[49]</a>
Cfr. Garosci, <em>Totalitarismo e storicismo…</em> cit. (-&gt;54.02).</p>
</div>
<div id="ftn50">
<p><a name="_ftn50" href="#_ftnref50">[50]</a>
Cfr. Lucio Lombardo-Radice, <em>Gramsci: le forze sociali portatrici di
avvenire,</em> in <em>Antifascismo – restaurazione
e antifascismo – rivoluzione</em>, in «Incontri Oggi», II, 1954, p. 5 (-&gt;54.16).</p>
</div>
<div id="ftn51">
<p><a name="_ftn51" href="#_ftnref51">[51]</a>
Cfr. Claudio Gorlier, <em>Elogio del Piemonte</em>, in «Paragone», VI,
1955, pp. 58-65 (-&gt;55.17).</p>
</div>
<div id="ftn52">
<p><a name="_ftn52" href="#_ftnref52">[52]</a>
Cfr. Nino Valeri, <em>Gobetti e Gramsci</em>, in Id., <em>Da
Giolitti a Mussolini</em>, Firenze, Parenti, 1956, pp. 217-21 (-&gt;56.07).</p>
</div>
<div id="ftn53">
<p><a name="_ftn53" href="#_ftnref53">[53]</a>
Cfr. Giuseppe Pasquariello, <em>Gobetti e l'«Ordine Nuovo»</em>, in «Incontri
Oggi», V, 1956, pp. 35-39 (-&gt;56.15).</p>
</div>
<div id="ftn54">
<p><a name="_ftn54" href="#_ftnref54">[54]</a>
Cfr. Giacinto Cardona, <em>Socialismo e cultura. 27 aprile - XV
Anniversario della morte di Antonio Gramsci</em>, in «Mondo Operaio», V , n. 9,
3 maggio 1952, pp. 11-12 (-&gt;52.07).</p>
</div>
<div id="ftn55">
<p><a name="_ftn55" href="#_ftnref55">[55]</a>
Alfa Gamma [Antonio Gramsci], <em>Socialismo e cultura</em>, in «Il Grido del Popolo», n. 601, 29 gennaio
1916.</p>
</div>
<div id="ftn56">
<p><a name="_ftn56" href="#_ftnref56">[56]</a>
Cfr. gli articoli, apparsi in più parti di Armando Parlato, <em>«L'Ordine
Nuovo» e i Consigli di fabbrica</em>, in «Battaglia Comunista», XV, 1954, n. 3,
aprile-maggio, pp. 2-3; n. 4, giugno, p. 2; n. 5, luglio, p. 2 (-&gt;54.21) e Id.,
<em>Valori conoscitivi dell'esperienza
proletaria</em>, in «Battaglia Comunista», XV, 1954, n. 9, novembre, p. 2 e n.
10, dicembre, p. 2 (-&gt;54.22); Cfr. anche
Gennaro Fabbrocino, <em>Questioni storiche dell'Internazionale
comunista</em>, in «Il Programma Comunista», III, 1954, n. 6, 12 marzo-2 aprile,
p. 2&nbsp; e Id.,
<em>La sinistra comunista e l’ordinovismo</em>,
in «Il Programma Comunista», III, 1954, n. 7, 2-16 aprile, p. 2 (-&gt;54.10).</p>
</div>
<div id="ftn57">
<p><a name="_ftn57" href="#_ftnref57">[57]</a>
Cfr. Giuseppe Carbone, <em>Un solo
Gramsci</em> cit. (-&gt;54.26).</p>
</div>
<div id="ftn58">
<p><a name="_ftn58" href="#_ftnref58">[58]</a>
Cfr. Carlo Salinari, <em>Gramsci e l'Ordine nuovo</em>, in «Il
Contemporaneo», I, n. 34, 1954, pp.1-2 (-&gt;54.28).</p>
</div>
<div id="ftn59">
<p><a name="_ftn59" href="#_ftnref59">[59]</a>
Cfr. Liliano Faenza, rec. a
Antonio Gramsci, <em>L'Ordine Nuovo. 1919-1920</em>
(1954), in «Mondo Operaio», VIII , n. 2, 22 gennaio 1955, pp. 23-25 (-&gt;55.30).</p>
</div>
<div id="ftn60">
<p><a name="_ftn60" href="#_ftnref60">[60]</a>
Cfr. Pier Carlo Masini, <em>Antonio Gramsci e l’Ordine Nuovo visti da un
libertario. In appendice: il discorso in morte di A. Gramsci pronunciato da C.
Berneri alla Radio CNT – FAI di Barcellona il 3 maggio 1937</em>, Livorno,
L’Impulso edizioni, 1956 (-&gt;56.10); originariamente
pubblicato come Id., <em>Gli scritti di Gramsci degli anni 1919-1920</em>,
in «L’Impulso», VI, n. 12, 15 dicembre 1954, p. 3; VII, n. 1, 15 gennaio 1955,
p. 3; VII, n. 2, 15 febbraio 1955, p. 3 (-&gt;55.22).</p>
</div>
<div id="ftn61">
<p><a name="_ftn61" href="#_ftnref61">[61]</a>
Cfr. Carlo Leopoldo Ottino, rec. a
Antonio Gramsci, <em>L'Ordine Nuovo.
1919-1920</em> (1954), in «Movimento Operaio», VII, 1955, pp. 151-157 (-&gt;54.34).</p>
</div>
<div id="ftn62">
<p><a name="_ftn62" href="#_ftnref62">[62]</a>
Cfr. Mario Alicata, <em>Gramsci e l’”Ordine nuovo”</em>, in
«Società», XI, 1955, pp. 197-204 (-&gt;55.28).</p>
</div>
<div id="ftn63">
<p><a name="_ftn63" href="#_ftnref63">[63]</a>
Cfr. Nicola Matteucci, <em>Partito e
Consigli di fabbrica nel pensiero di Gramsci</em>, in «Il Mulino», IV, 1955, pp.
350-359 (-&gt;55.33).</p>
</div>
<div id="ftn64">
<p><a name="_ftn64" href="#_ftnref64">[64]</a>
Cfr. Giuliano Pischel, rec. a
Antonio Gramsci, <em>L’Ordine nuovo. 1919-1920 </em>(1954), in «Il
Ponte», XI, 1955, pp. 916-920 (-&gt;55.37).</p>
</div>
<div id="ftn65">
<p><a name="_ftn65" href="#_ftnref65">[65]</a>
Cfr. Roberto Guiducci, <em>L'Ordine nuovo</em>, in «Ragionamenti», I,
1955, pp. 1-5 (-&gt;55.33).</p>
</div>
<div id="ftn66">
<p><a name="_ftn66" href="#_ftnref66">[66]</a>
Maitan, <em>Attualità di Gramsci…</em> cit. (-&gt;55.04).</p>
</div>
<div id="ftn67">
<p><a name="_ftn67" href="#_ftnref67">[67]</a>
Cfr. Gian Carlo Pajetta, <em>Come Gramsci poneva il problema dei rapporti con i cattolici</em>, in <em>Perché il colloquio tra i comunisti e i
cattolici? Conferenza tenuta a Treviso il 18 dicembre 1955</em>, Roma, Seti, pp.
5-7 (-&gt;55.07).</p>
</div>
<div id="ftn68">
<p><a name="_ftn68" href="#_ftnref68">[68]</a>
Cfr. Antonio Gramsci, <em>Cronache dell’«Ordine Nuovo» [XXIX]</em>, in
«L’Ordine Nuovo», I, n. 41, 20 marzo 1920.</p>
</div>
<div id="ftn69">
<p><a name="_ftn69" href="#_ftnref69">[69]</a>
Cfr. Anna Pagliuca, <em>Tre scritti di Gramsci sull'«Avanti!»</em>,
in «Mondo Operaio», IX, 1956, p. 229 (-&gt;56.14).</p>
</div>
<div id="ftn70">
<p><a name="_ftn70" href="#_ftnref70">[70]</a>
Cfr. Antonio Gramsci, <em>I cattolici italiani</em>, in «Avanti!», [ed.
milanese], XXII, n. 354, 24 dicembre 1918, Pagliuca fa riferimento a questa
pubblicazione, ma l’articolo è apparso precedentemente il 22 dicembre
nell’edizione piemontese); Id., <em>I</em><em> liberali italiani</em>, in «Avanti!», [ed. piemontese e milanese],
XXII, n. 253, 12 settembre 1918 e Id., <em>Utopia</em>, in «Avanti!», XXII, n. 204, 25
luglio 1918, p. 2,</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded> 


       <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>er64480</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2009-03-21T16:08:31Z</dc:date>        <dc:type>Page</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/studi-sui-quaderni-del-carcere">        <title>Studi sui Quaderni del carcere</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/studi-sui-quaderni-del-carcere</link>        <description></description>

<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[
<h3>La storiografia gramsciana sul Risorgimento</h3>
<p>Nel 1952 Federico Chabod scrive a proposito di <em>Croce storico</em> un lungo saggio; in esso
si trova un unico, ma decisivo, riferimento alla tesi gramsciana sull'assenza
della questione agraria nel Risorgimento: questa sarebbe frutto dell'esperienza
politica del biennio 1919-1920, «quando il socialismo non riuscì a trarre a sé,
nell'insieme le masse rurali»<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>. A
distanza di quattro anni, Domenico Novacco<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>,
occupandosi di Adolfo Omodeo, parte proprio dalle riflessioni carcerarie, che
pure constano di severe critiche, per introdurre il lettore all'opera dello
storico palermitano e alla sua sostanziale validità, accettata anche da parte
degli storici marxisti che si rifanno alle interpretazioni gramsciane; anche
l'attenzione di Leo Valiani, pur in una rassegna dedicata agli studi sulla <em>Storia del movimento socialista in Italia</em><a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>, si
posa sulle note gramsciane riguardanti il Risorgimento, movimento segnato dalla
mancanza di carattere giacobino, in cui le origini del socialismo italiano sono
riscontrate nel movimento democratico reale.</p>
<p>L'interesse degli studiosi alla discussione delle interpretazioni
storiografiche gramsciane sul Risorgimento inizia con uno scritto di Rosario
Romeo<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>, il
quale, rifacendosi agli studi di matrice liberale, descrive l'interpretazione
gramsciana come «revisionismo risorgimentale», inficiata dal proprio «carattere
pratico-politico, e quindi fondamentalmente antistorico»<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>. Lo
scritto prosegue con un'analisi degli studi sul movimento contadino e quello
operaio, con giudizi positivi o sfavorevoli in base all'accettazione o la
negazione delle tesi gramsciane.</p>
<p>In risposta alle critiche rivoltegli da Romeo, Aldo Romano
pubblica sulla stessa rivista «Nord e Sud» una lettera al direttore Francesco
Compagna (autore peraltro di un saggio sulla questione meridionale, citato più
avanti), in cui Romano fornisce precisazioni, sfuggite a Romeo, sui propri
studi di carattere storiografico.</p>
<p>Dalle pagine di «Cronache Meridionali», su sponde decisamente
marxiste, Rosario Villari<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>
indica analiticamente a Romeo quali siano i suoi errori nella lettura
dell'interpretazione gramsciana e ne ribadisce l'importanza, mentre Claudio
Pavone nota come il tentativo di Romeo di utilizzare un'interpretazione
marxista contro i propri avversari sia fallito e nel contempo giudica come
ipotesi le conclusioni cui perviene l'autore de <em>Il Risorgimento in Sicilia</em><a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>.
Luciano Cafagna, dal canto suo, intende fare il punto sul dibattito accesosi
intorno alla categoria polemica definita «revisionismo risorgimentale»<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a>, ma
innanzitutto ripercorre il cammino teorico gramsciano dal superamento dell’orianesimo
risorgimentale alle coincidenze con il pensiero di Gobetti, evidenziando
l’interesse del pensatore sardo per la formazione di un movimento democratico
su base nazionale, che coinvolgesse le masse contadine contro i residui
feudali. Cafagna nota ancora come le tesi gramsciane si dimostrino uno stimolo
per lo stesso Romeo nel trattare il rapporto tra la questione sociale dei
contadini e lo sviluppo capitalistico.</p>
<p>A completamento di questa veloce disamina, si può osservare che
nella <em>Nota bibliografica</em> dedicata al
Risorgimento della <em>Storia dell'Italia
moderna</em> di Giorgio Candeloro<a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>
spicca, tra le interpretazioni di Croce e Gobetti, l'analisi marxista portata
avanti da Gramsci.</p>
<p>A riconoscere il pregio dell'analisi storiografica gramsciana, è
anche Costanzo Casucci in un saggio dedicato agli studi sulla Prima Guerra
mondiale<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>:
il pensatore sardo, a differenza delle correnti storiografiche contrapposte,
non avrebbe eluso il problema politico posto dalla sconfitta di Caporetto e
dalla sua eredità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L’analisi letteraria negli studi gramsciani</h3>
<h5>L'estetica</h5>
<p>Carlo Salinari<a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a> nota
come in Italia non esista ancora una critica letteraria marxista, mentre,
proprio all'epoca in cui si spegne la scuola crociana, si rende necessario un
nuovo orientamento che colga i geniali spunti gramsciani e li elabori in modo
sistematico. Riferendosi a Salinari, Pier Luigi Contessi<a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a>
indicando come il materialismo storico non abbia toccato che marginalmente il
problema dell'arte, sostiene che per intendere una teoria comunista dell'arte possono
essere utili le osservazioni di Gramsci; proprio con alcune citazioni
dall'opera del Sardo sostiene l'autonomia dell'arte rispetto all'influsso dello
sviluppo economico; anche Barberi Squarotti<a name="_ftnref13" href="#_ftn13">[13]</a>
prende a prestito citazioni dai <em>Quaderni
del carcere</em> per dimostrare l'esito negativo di un approccio volto a far
collimare giudizio estetico e giudizio politico: la fondamentale distinzione
gramsciana fra cultura e arte è stata intesa erroneamente, con la conseguente
riduzione del momento poetico a momento culturale, sbagliano dunque i critici
marxisti ad affermare una regola letteraria e condurre la poesia sul piano
dell'azione politica, Barberi Squarotti adduce ancora che il significato della
lotta di Gramsci a favore di una cultura nuova non significa la creazione di
una nuova arte o di nuovi artisti, bensì implica che la mutata cultura porti
con sé le condizioni per un rinnovato momento artistico.</p>
<h5>&nbsp;</h5>
<h5>La critica letteraria</h5>
<p>Odorardo Strigelli<a name="_ftnref14" href="#_ftn14">[14]</a> in
un saggio del 1952 dedicato alla recente critica dantesca, prende le note
carcerarie, precedentemente discusse in forma epistolare attraverso la moglie
con il professor Umberto Cosmo, come una svolta radicale nell'interpretazione
del canto di Farinata negli sviluppi della critica. Gramsci è infatti il primo
a tentare una ripresa unitaria del X canto, dimostrando una complementarità dei
due protagonisti Farinata e Cavalcante.</p>
<p>Nel panorama della critica dantesca anche in un accenno di Cesare
Garboli è riconosciuto un ruolo importante a Gramsci che, con un'indicazione di
metodo, risolve la distinzione crociana tra struttura e poesia rilevandone il
rapporto di reciprocità in un «trapasso continuo tra motivo strutturale e
motivo poetico»<a name="_ftnref15" href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p>Con l'esempio della critica al X canto della <em>Divina Commedia</em>, in cui Gramsci emerge come il primo critico
materialista eccellente, Galvano della Volpe<a name="_ftnref16" href="#_ftn16">[16]</a>
dimostra come il Sardo, pur raccordandosi all'estetica di Croce, sia in
disaccordo con questi negli sviluppi della distinzione tra contenuto e forma.</p>
<p>Come già accennato, l'opera di Manzoni è stata tra gli oggetti di
polemica riguardo l'esistenza di una linea che collega la critica di Francesco
De Sanctis a quella di Gramsci; parallelamente, Natalino Sapegno<a name="_ftnref17" href="#_ftn17">[17]</a>, in
contrasto con il giudizio limitativo della critica coeva, sostiene che Gramsci
sia interessato, pur sulle orme critiche di De Sanctis, alla letteratura di
Manzoni per l'importanza che esso ha all'interno di uno studio sulla creazione
di una letteratura popolare-nazionale e dunque di un pubblico, così come per la
ricostruzione della storia degli intellettuali. Carlo Salinari affermando <em>Il</em> <em>ritorno
di De Sanctis</em><a name="_ftnref18" href="#_ftn18">[18]</a> con
la ripubblicazione dei <em>Saggi critici</em><a name="_ftnref19" href="#_ftn19">[19]</a>,
nota l'esigenza del critico irpino di ricercare «la situazione in cui si pone
l'artista nel momento in cui concepisce la sua opera»<a name="_ftnref20" href="#_ftn20">[20]</a> e
per ritrovare il legame tra la cultura e la vita nazionale ha maggior senso lo
sviluppo di un legame De Sanctis-Gramsci piuttosto che quello tradizionale De
Sanctis-Croce. Infine, autorevolmente, ma un po’ stancamente, Benedetto Croce<a name="_ftnref21" href="#_ftn21">[21]</a>
risponde a Salinari respingendo l'idea di un legame tra De Sanctis e Gramsci in
quanto è la costruzione di una parte politica volta a far diventare il De
Sanctis un marxista. Ad inserirsi nella polemica è Valentino Gerratana<a name="_ftnref22" href="#_ftn22">[22]</a>,
propenso all'interpretazione di Salinari, spiega come Croce pervenga ad
un’interpretazione non autentica del pensiero di De Sanctis, colto invece da
Gramsci nella fusione tra giudizio artistico e morale, attraverso Gramsci il
materialismo storico incontra il De Sanctis e fa sua la critica militante. Tra
il 1955 e il 1956 ancora le note su Manzoni sono spunto per la critica
letteraria ai <em>Promessi sposi</em>: Angelo
Romanò<a name="_ftnref23" href="#_ftn23">[23]</a>, pur
negando l'utilità dei frammenti gramsciani per un esame concreto di temi e
testi manzoniani e indicando l'indecisione del Sardo tra due diversi tipi di
indagine (la critica artistica pura o la storia della cultura), nel 1956
pubblica un saggio che analizza, segue e sviluppa le letture che servirono a
Gramsci nei riferimenti a Manzoni; Arturo Lazzari<a name="_ftnref24" href="#_ftn24">[24]</a> sul
tema degli umili, toccato già da Romanò in un confronto con la critica coeva,
riporta, per i lettori de «Il Calendario del Popolo», il pensiero di Gramsci
sul rapporto paternalistico di Manzoni verso il popolo.</p>
<p>Nonostante i limiti riconosciuti all'atteggiamento di Manzoni nei
confronti del popolo riconosciuti da Gramsci, è lontana l'interpretazione della
letteratura al suo atteggiamento politico-ideologico, che impedisce «di
distinguere gli scrittori autentici dai semplici "untorelli"»<a name="_ftnref25" href="#_ftn25">[25]</a>, «I
nipotini di padre Bresciani», del cui concetto, «brescianesimo», si occupa
Giuseppe Valentini<a name="_ftnref26" href="#_ftn26">[26]</a>,
direttore della rivista gesuita «Letture», ripreso nel significato di
tendenziosità clericale, imputabile a quella letteratura che non contribuisce
alla costruzione del socialismo.</p>
<p>Dei rapporti tra la critica e l'<em>engagement</em> accenna ancora Adriano Seroni riprendendo lo studio del
De Sanctis su Zola, quando, nell'ultimo periodo della sua vita lamenta l’apatia
della cultura italiana postunitaria; Seroni indica «quanto giusta e profonda
fosse l’intuizione di Gramsci allorché egli parlava di appassionato fervore e
di partigianeria della critica di De Sanctis»<a name="_ftnref27" href="#_ftn27">[27]</a>.</p>
<p>Sugli interessi letterari di Gramsci, nel suo periodo
universitario, ci dà una testimonianza&nbsp;
Ezio Bartalini<a name="_ftnref28" href="#_ftn28">[28]</a>
quando ricorda il metodo di studio e la passione di Gramsci per la
spregiudicatezza e modernità dei carmi di Catullo (<em>Liber</em> e <em>La chioma di Berenice</em>),
nonché per le vicende storiche e politiche del poeta.</p>
<p>Nel 1953, a prendere l'intera pagina di una rivista minore è una
lettera di Gramsci (datata 8 settembre 1922 e allora inedita in Italia), che su
richiesta di Trockij descrive le caratteristiche artistiche del movimento
futurista ed il rapporto con il movimento operaio.</p>
<p>Ancora del 1953 è il lavoro di Leonardo Sciascia su Pirandello<a name="_ftnref29" href="#_ftn29">[29]</a> in
cui appare Gramsci, studioso libero non «nel pensare politico soltanto, ma
nella più ampia e sconfinata libertà intellettuale»<a name="_ftnref30" href="#_ftn30">[30]</a> che
gli ha permesso di capire l'influenza dell'ermeneutica tilgheriana sullo
scrittore agrigentino e di leggerne l'opera come proveniente da un'esperienza
storicamente viva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dal folklore alla letteratura
popolare-nazionale<a name="_ftnref31" href="#_ftn31">[31]</a></h3>
<p>Ernesto De Martino, dopo l’articolo <em>Gramsci e il folklore</em><a name="_ftnref32" href="#_ftn32">[32]</a>, in
cui sono presentate le nuove condizioni politiche portate dalla Resistenza come
un primo passo verso una cosciente prospettiva di studio sul folklore da parte
delle masse, inaugura una discussione su «La Lapa», dedicata agli studi
etnologici, auspicando un proficuo periodo di studi sul folklore, radicati
nella tradizione storicistica nazionale; Paolo Toschi<a name="_ftnref33" href="#_ftn33">[33]</a>
interviene sulla stessa rivista negando che l’asse proposto da De Martino (De
Sanctis-Croce-Gramsci) abbia un comune e preciso indirizzo metodologico,
alludendo ad una rosa di etnologi italiani di cui si dovrebbe invece tener
conto. Lateralmente, in questo dibattito s’inserisce anche Giuseppe Petronio<a name="_ftnref34" href="#_ftn34">[34]</a> che,
sostenendo la necessaria storicizzazione del crocianesimo, appoggia il
presupposto gramsciano di una produzione letteraria di classe, ed in questa
prospettiva l’immobilità delle classi subalterne rispetto «ai grandi moti di
cultura delle élites»<a name="_ftnref35" href="#_ftn35">[35]</a>. Lo
scritto di Giovanni Giarrizzo, <em>Moralità
scientifica e folklore</em><a name="_ftnref36" href="#_ftn36">[36]</a>,
confuta rigorosamente l’analisi gramsciana: inaccettabile per la metodologia
etnologica è partire dagli apriorismi marxisti che snaturano la produzione di
una stessa società in un dualismo classista: una metodologia inficiata da
presupposti politici.</p>
<p>In <em>Religione popolare e
storicismo</em><a name="_ftnref37" href="#_ftn37">[37]</a>,
Vittorio Lanternari critica il Giarrizzo: spiega minuziosamente i termini usati
da Gramsci, non fermandosi alle formalità lessicali che avrebbero ingannato il
Giarrizzo e si appoggia a De Martino ritrovando nella resistenza culturale
delle masse subalterne una <em>forza operante</em>
o, come espresso da uno studioso gramsciano contemporaneo, una «forza
progressiva»<a name="_ftnref38" href="#_ftn38">[38]</a>,
nella dialettica storica.</p>
<p>La più asciutta e organica comprensione delle riflessioni
gramsciane sul folklore è rintracciabile in Pier Paolo Pasolini, sicuramente
non all’oscuro delle discussioni etnologiche come di quelle letterarie; egli,
nell’introduzione a <em>Canzoniere italiano</em><a name="_ftnref39" href="#_ftn39">[39]</a>, conclude che l’interesse di Gramsci non fosse
rivolto alla letteratura popolare in sé, bensì alle implicazioni politiche
dello scontro tra le due culture, ufficiale e popolare, le reciproche
influenze, le conseguenze politiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dal folklore alla questione meridionale</h3>
<p>È il 1954 quando Mario Alicata scrive <em>Il meridionalismo non si può fermare ad Eboli</em><a name="_ftnref40" href="#_ftn40">[40]</a>, un
saggio sull'opera di Rocco Scotellaro<a name="_ftnref41" href="#_ftn41">[41]</a>, in
cui è criticata l'opera di Carlo Levi che, pur col merito d'aver popolarizzato
il problema meridionale, non può dare strumenti utili per individuare le forze
storiche risolutive della questione meridionale, anzi, proprio quella visione
poetica di un Mezzogiorno «fuori del tempo e della storia»<a name="_ftnref42" href="#_ftn42">[42]</a> ne
spezza i legami col resto del mondo e ne cancella le contraddizioni ed il
processo di sviluppo della società meridionale aprendo la strada a teorie
fantasiose (e qui Alicata indica l'opera di Gianni Baget Bozzo e Manlio
Rossi-Doria). In questo contesto è ricordato l'insegnamento gramsciano che
indicherebbe l'esigenza di studiare il folklore come concezione del mondo,
implicita, di determinati strati della società in contrapposizione con le
concezioni «ufficiali» e non dunque come un elemento pittoresco: Alicata più
avanti si rifà ad un precedente saggio di Vittorio Santoli<a name="_ftnref43" href="#_ftn43">[43]</a> ed
indica le considerazioni metodologiche e le spiegazioni tratte dalle note
carcerarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La questione meridionale</h3>
<p><em>Questione meridionale e
unità nazionale in Gramsci</em> è il titolo del saggio di Franco Ferri<a name="_ftnref44" href="#_ftn44">[44]</a> in
cui Gramsci è indicato come il primo marxista italiano a prospettare la
rivoluzione proletaria come compito nazionale, e dunque non corporativistico,
per risolvere le contraddizioni che minano la società. Mario Gallo<a name="_ftnref45" href="#_ftn45">[45]</a>,
proponendo tre profili di intellettuali del sud, premette, seguendo la teoria
gramsciana, alcune considerazioni sulla rottura del blocco agrario meridionale
attraverso la presa di coscienza degli intellettuali, gli intermediari
organizzativi tra la classe contadina e l'amministrazione generale.</p>
<p>Un leader politico come Giorgio Napolitano<a name="_ftnref46" href="#_ftn46">[46]</a>,
occupandosi di strategia politica diretta, critica i coevi provvedimenti
statalisti e indica nella direzione teorica posta da Gramsci una via per
ripensare l'azione sul mondo contadino del Sud, in vista della costituzione di
un grande movimento popolare meridionale alleato al movimento operaio del Nord.</p>
<p>In occasione del XV anniversario della morte di Gramsci, «L'Unità»
romana pubblica un articolo di Franco Ferri<a name="_ftnref47" href="#_ftn47">[47]</a> in
cui è sottolineato il merito del Sardo di aver reso nazionale nel suo contenuto
l'ideologia della classe proletaria, mentre dalle colonne dell'edizione
piemontese Mario Alicata nota come la questione meridionale non sia più
«retaggio di pochi studiosi, ma impegno di lotta delle grandi masse popolari
del sud e del nord»<a name="_ftnref48" href="#_ftn48">[48]</a>;
ancora Sergio Cavina<a name="_ftnref49" href="#_ftn49">[49]</a>
torna sull'unità nazionale e sulla popolarizzazione cosciente dei termini
gramsciani della questione meridionale.</p>
<p>Alberto Caracciolo<a name="_ftnref50" href="#_ftn50">[50]</a>
auspica che storiograficamente si percorra la strada indicata da Gramsci per
ritrovare la centralità delle classi subalterne nella storia, seguendo cioè
l’orientamento contadino durante la rivoluzione liberale e borghese nelle
singole regioni ed evitando la genericità con approfondimenti nella
documentazione e nell’interpretazione.</p>
<p>In un contributo critico sull'indifferenza storiografica e
l'ostilità politica di Croce per le classi subalterne, il solito Alicata<a name="_ftnref51" href="#_ftn51">[51]</a>,
voce ufficiale della politica culturale del pci,
riconosce, nello sviluppo teorico delle differenti impostazioni date alla
questione meridionale in rapporto all'opera di Croce, un passaggio fondamentale
con l'analisi gramsciana che giudica i problemi del Mezzogiorno centrali per la
classe operaia stessa.</p>
<p>Tre anni dopo questi interventi Francesco Compagna pubblica una
monografia sulla cultura e la politica nel Mezzogiorno<a name="_ftnref52" href="#_ftn52">[52]</a>, in
cui <em>La questione meridionale</em> di
Gramsci è ridotta a interpretazione del pensiero di Guido Dorso o completamento
di quello di Gobetti, non senza la mediazioni di Croce.</p>
<p>Ci si comincia ad allargare ad ambiti anche extrapolitici, extrafilosofici,
extrastoriografici e persino extraletterari, nell’attenzione critica a Gramsci.
Uno specialista di drammaturgia quale Vito Pandolfi raccoglie le impressioni di
Gramsci sul teatro di Pirandello<a name="_ftnref53" href="#_ftn53">[53]</a>,
seppur fermo per il limite oggettivo della reclusione, all'origine dell'opera
Pirandello (su <em>Liolà </em>è infatti
concentrata la sua attenzione); Gramsci constata «il rapporto tra Pirandello e
le tradizioni popolari nazionali, il rispecchiarsi nella sua opera delle
contraddizioni esistenti nella coscienza delle classi italiane tra
un’impostazione fortemente provinciale, una aspirazione europeistica su un
piano puramente astratto, e una realtà nazionale concretantesi da poco e
malamente, e ormai già prossima allo sfacelo»<a name="_ftnref54" href="#_ftn54">[54]</a>.</p>
<p>Passando al cinema, Ferdinando Rocco denuncia il disinteresse per
la decima Musa che emerge dalle critiche teatrali giovanili di Gramsci, in cui
è negato il valore d'arte al cinema, per passare ai giudizi più impegnativi
contenuti in <em>Letteratura e vita nazionale</em><a name="_ftnref55" href="#_ftn55">[55]</a>,
dove c'è già, «in embrione, il tentativo di comprendere, da un punto di vista
culturale, l’influenza del cinema sul pubblico»<a name="_ftnref56" href="#_ftn56">[56]</a> con
dei riferimenti all'innovazione linguistica portata alle masse dal linguaggio
cinematografico e al significato di costume esplicitato da Gramsci con la relazione
tra la narrativa popolare ed il film.</p>
<p>Intanto emerge su una posizione di tutto rilievo il pedagogismo
gramsciano. Vengono per esempio enucleati e raccolti i pensieri dedicati dal
prigionero ai figli nelle <em>Lettere dal
carcere</em>, in cui sono contenute importanti lezioni pedagogiche e le
considerazioni filosofico-pedagogiche dei <em>Quaderni</em>
su Rousseau, sui metodi educativi delle scuole italiane nel passaggio alla
Riforma Gentile e sulle scuole progressiste d'Europa.</p>
<p>Rimane, tuttavia, centrale, la questione della fabbrica, che alla
lunga emergerà come la questione per antonomasia, in Gramsci. Nel periodo preso
in esame, quello di Fazio Fabbrini<a name="_ftnref57" href="#_ftn57">[57]</a> è
l'unico contributo di carattere specificamente tecnico che sia stato scritto
sulla base delle riflessioni contenute in <em>Americanismo
e fordismo</em><a name="_ftnref58" href="#_ftn58">[58]</a>.
Fabbrini vi descrive il sistema di produzione taylorista, i fenomeni
dell'«aziendalismo», del «tecnicismo» e l'idea delle «relazioni umane», rimedi
temporanei «per ricongiungere idealmente l'operaio all'azienda»<a name="_ftnref59" href="#_ftn59">[59]</a>.
L'autore è critico verso la dissuasione delle masse dalla lotta per le
trasformazioni strutturali attraverso l'idea dell'americanismo come panacea di
tutti i mali, per questo, riportando le riflessioni gramsciane, rileva come la
struttura economica, sociale e demografica d'Italia non permetta un uguale
sviluppo dell'americanismo.</p>
<p>In polemica con la cultura italiana coeva permeata dal mito
tecnocratico americano, Giuseppe Conti<a name="_ftnref60" href="#_ftn60">[60]</a>
ripercorre i motivi delle note carcerarie riguardanti l'organizzazione tecnica
di differenti contesti sociali, per dimostrare l'esistenza, anche da parte
marxista, di un'avanzata elaborazione.</p>
<p>Mario Montagnana<a name="_ftnref61" href="#_ftn61">[61]</a>
sostiene che agli obiettivi del sindacato, nella fase coeva di maggior
coscienza dei lavoratori, deve aggiungersi la lotta per l'aumento della
produzione e in questa direzione sono riprese le riflessioni carcerarie e
l'esperienza ordinovista di Gramsci.</p>
<p>Il peso del marxismo in versione leninista e stalinista non
accenna a diminuire, intanto: Mario Spinella<a name="_ftnref62" href="#_ftn62">[62]</a>, ad
esempio, descrive la visione gramsciana, in sostanziale identità con il
pensiero di Lenin e Stalin, del sistema dei «quadri» come un elemento
fondamentale dell'esperienza bolscevica, educati da un partito organizzatore,
risolvendo il problema della libertà e democrazia con «il processo di intima
liberazione per cui l'operaio da <em>esecutore</em>
diviene <em>iniziatore</em>, da <em>massa</em> diviene<em> capo</em> e <em>guida</em>»<a name="_ftnref63" href="#_ftn63">[63]</a>.
Alla preparazione ideologica, esigenza cui gli scritti gramsciani danno una
risposta, deve seguire, secondo Gramsci, la disciplina politica socialista, che
a differenza di quella borghese è autonoma e spontanea.</p>
<p>Ma si fanno luce anche letture più articolate e complesse. Furio
Diaz in un denso saggio intitolato <em>Il
senso del pericolo</em><a name="_ftnref64" href="#_ftn64">[64]</a>
affronta alcune situazioni storiche, dal Risorgimento fino all'attualità,
attraverso le categorie gramsciane di guerra di posizione e di movimento e,
facendo riferimento ai termini marxiani di pericolo acuto e pericolo cronico,
spiega le reazione sociali che queste scatenano.</p>
<p>Insomma, i titoli, verso la metà degli anni Cinquanta sono
abbondanti, tanto che, nella rassegna di Nicola Matteucci, <em>La cultura italiana e il marxismo dal 1945 al 1951</em><a name="_ftnref65" href="#_ftn65">[65]</a>,
Gramsci appare, con Labriola e Mondolfo, tra le fonti precipue cui attingere
per sviluppare il marxismo italiano.</p>
<p>Il che non significa un riconoscimento automatico, né pieno del
ruolo gramsciano. Una piccola polemica<a name="_ftnref66" href="#_ftn66">[66]</a> tra
Franco Calamandrei e Guido Calogero mostra come l'Istituto di cultura italiana
a Londra sia molto cauto sulla popolarizzazione della figura di Gramsci in
Inghilterra, nonostante il pubblico d'oltremanica abbia apprezzato l'ampio
esame dedicato all'opera del Sardo dal «Literary Supplement» del «Times».</p>
<p>Si apre con la lettera di Onofri<a name="_ftnref67" href="#_ftn67">[67]</a> il
breve dibattito per una ricerca collettiva sull'influenza di Gramsci nella cultura
italiana, cui Ingrao<a name="_ftnref68" href="#_ftn68">[68]</a>
risponde puntualizzando che lo studio debba essere mirato, condotto sugli
specifici temi gramsciani. Raimondo Massari<a name="_ftnref69" href="#_ftn69">[69]</a>, in
contrasto con l'opinione di Onofri di una coincidenza tra storia del pci e sviluppo dell'opera di Gramsci,
ritiene sia necessario staccare il periodo che segue il 1923 dall'identità con
il partito.</p>
<p>In occasione della imminente presentazione delle <em>Lettres de la prison</em>, tradotte da Jean
Noaro che le recensì in Francia sin dal 1947, Giuseppe Carbone<a name="_ftnref70" href="#_ftn70">[70]</a>
intende dimostrare polemicamente che, contrariamente alle convinzioni di Aldo
Garosci, Angelo Tasca e altre opinioni apparse in riviste minori, la
pubblicazione dell'opera di Gramsci è in corso e non solo in Italia.</p>
<p>Federico Mancini e Nicola Matteucci ritengono che la rivista
«Terza Generazione», pur aspirando a proporre un nuovo orizzonte critico
indipendente da schieramenti e ispirandosi, tra gli altri, a Gramsci, tradisce
già quest'ultimo nella deriva retorica provinciale del primato italiano,
lontana dall'idea dei compiti storici affidati dal Sardo alle masse operaie e
contadine.</p>
<p>Il futuro editore dei <em>Quaderni</em>,
Valentino Gerratana<a name="_ftnref71" href="#_ftn71">[71]</a>, con
un rapido riferimento al dibattito innescato da Rosario Romeo<a name="_ftnref72" href="#_ftn72">[72]</a>,
sostiene si stia per entrare in una nuova fase dell'influenza di Gramsci nella
cultura italiana, la citazione dei temi ripercorsi dalla cultura italiana come
un patrimonio comune, dunque non di una sola parte politica, sono esempi
ripresi da Gerratana per dimostrare come la linea crociana di usare il
«pregiudizio politico» come «canone di giudizio culturale»<a name="_ftnref73" href="#_ftn73">[73]</a> non
sia stata seguita dalla riflessione nazionale.</p>
<p>Alfredo Azzaroni<a name="_ftnref74" href="#_ftn74">[74]</a>
riconosce nell'opera di Gramsci e Gobetti la traccia per le direttive culturali
da prendere dopo la Resistenza, ma conclude con un bilancio negativo
sull'inveramento di quelle istanze.</p>
<p>Ma non mancano nemmeno le opere creative ispirate a Gramsci. Dopo
la poesia di Velso Mucci<a name="_ftnref75" href="#_ftn75">[75]</a>
dedicata agli anni ordinovisti di Gramsci, Bruno Torcicoda<a name="_ftnref76" href="#_ftn76">[76]</a> si
cimenta in una sceneggiatura che segue tutto il percorso biografico del Sardo.
Infine, nel 1955 Pier Paolo Pasolini pubblica la prima stesura<a name="_ftnref77" href="#_ftn77">[77]</a>
della lirica che darà il titolo alla raccolta <em>Le ceneri di Gramsci</em><a name="_ftnref78" href="#_ftn78">[78]</a>, uno
dei suoi testi più significativi.</p>
<p>Non mancano anche i bilanci e i contributi bibliografici. Ad
esempio, all'elenco<a name="_ftnref79" href="#_ftn79">[79]</a> dei
libri posseduti da Gramsci, Giuseppe Carbone premette una descrizione dei siti
in cui si trovavano e dà notizia della modifica, nata dall'azione tenace di
Gramsci, al regolamento carcerario entrato in vigore il 18 giugno 1931 che
aboliva ogni esclusione predeterminata di libri e giornali politici per i
condannati. Dal canto loro, due sconosciuti, Giovanni Bollino e Enrico Califano<a name="_ftnref80" href="#_ftn80">[80]</a>,
compilano una bibliografia degli articoli e saggi riguardanti o collegati alla
storia del pci ed in cui spesso
compaiono contributi su Gramsci, apparsi
in periodici tra la fine del 1950 e del 1951, una nota introduttiva spiega la
metodologia e lo schema di suddivisioni adottati; è anche riportato un succinto
regesto delle pubblicazioni monografiche per il periodo esaminato.</p>
<p>Alla vigilia della pubblicazione della sua monografia, <em>Vita del carcere di Antonio Gramsci</em>,
Domenico Zucàro redige una breve rassegna<a name="_ftnref81" href="#_ftn81">[81]</a>
degli scritti inediti gramsciani e dei contributi volti a dare nuovi elementi
di natura biografica pubblicati nel biennio 1951-1952.</p>
<p>L’esigenza di un bilancio sistematico degli studi gramsciani, che
anima anche questo modesto lavoro, evidentemente viene da molto lontano.</p>
<div><br clear="all" />
<hr align="left" size="1" width="33%" />


<div id="ftn1">
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a>
Federico Chabod, <em>Croce storico</em>, in «Rivista Storica
Italiana», LXIV, 1952, p. 521 (-&gt;52.08).</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a>
Cfr. Domenico Novacco, <em>Adolfo Omodeo, il marxismo e la storia del
Risorgimento</em>, in «Belfagor», XI, 1956, pp. 183-90 (-&gt;56.13).</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a>
Cfr. Leo Valiani, <em>La storia del movimento socialista in Italia
dalle origini al 1921. Studi e ricerche nel decennio 1945-1955</em>, in «Rivista
Storica Italiana», LXVIII, 1956, pp. 447-510 (-&gt;56.21).</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a>
Cfr. Rosario Romeo, <em>La storiografia politica marxista</em>, in
«Nord e Sud», II, 1956, n. 21 e 22, pp. 5-37 e 16-44 (-&gt;56.19).</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a><em> Ivi, p. 33.</em></p>
</div>
<div id="ftn6">
<p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a>
Cfr. Rosario Villari, <em>Questione agraria e sviluppo del capitalismo
nel Risorgimento</em>, in «Cronache Meridionali», III, 1956, pp. 536-542 (-&gt;56.23).</p>
</div>
<div id="ftn7">
<p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a>
Cfr. Rosario Romeo, <em>Il Risorgimento in Sicilia</em>, Bari,
Laterza, 1950, p. 422.</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a>
Cfr. Luciano Cafagna, <em>Intorno al «revisionismo risorgimentale»</em>,
in «Società», XII, 1956, pp. 1015-35 (-&gt;56.12).</p>
</div>
<div id="ftn9">
<p><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a>
Cfr. Giorgio Candeloro, <em>Nota bibliografica</em>, in <em>Storia dell’Italia moderna</em>, Feltrinelli,
Milano 1956, vol. I, <em>Le origini del
Risorgimento</em>, pp. 388-394 (-&gt;56.08).</p>
</div>
<div id="ftn10">
<p><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a>
Cfr. Costanzo Casucci, <em>Caporetto</em>, in «Lo Spettatore Italiano»,
VIII, 1955, pp. 498-504 (-&gt;55.15).</p>
</div>
<div id="ftn11">
<p><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a>
Cfr. Carlo Salinari, <em>Marxismo e critica letteraria in un libro di
Lukács</em>, in «Rinascita», X, 1953, pp. 620-624 (-&gt;53.20).</p>
</div>
<div id="ftn12">
<p><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a>
Cfr. Pier Luigi Contessi, <em>Questioni di estetica e materialismo
dialettico</em>, in «Il Mulino»,
III, 1954, pp. 408-22 (-&gt;54.08).</p>
</div>
<div id="ftn13">
<p><a name="_ftn13" href="#_ftnref13">[13]</a>
Cfr. Giorgio Bárberi Squarotti, <em>Critica ermetica e critica marxista</em>, in
«Lettere Italiane», VIII, 1956, pp. 153-182 (-&gt;56.11).</p>
</div>
<div id="ftn14">
<p><a name="_ftn14" href="#_ftnref14">[14]</a>
Cfr. Odoardo Strigelli, <em>Il canto di Farinata dopo gli appunti di
Gramsci</em>, in «Inventario», IV, 1952, pp. 97-104 (-&gt;52.22).</p>
</div>
<div id="ftn15">
<p><a name="_ftn15" href="#_ftnref15">[15]</a>
Cfr. Cesare Garboli, <em>Struttura e poesia nella critica dantesca
contemporanea</em>, in «Società», VIII, 1952, pp. 20-44 (-&gt;52.15).</p>
</div>
<div id="ftn16">
<p><a name="_ftn16" href="#_ftnref16">[16]</a>
Cfr. Della Volpe, <em>Antonio Gramsci e l’estetica…</em> cit. (-&gt;53.11).</p>
</div>
<div id="ftn17">
<p><a name="_ftn17" href="#_ftnref17">[17]</a>
Cfr. Natalino Sapegno, <em>Manzoni tra De Sanctis e Gramsci</em>, in
«Società», VIII, 1952, pp. 7-19 (-&gt;52.21).</p>
</div>
<div id="ftn18">
<p><a name="_ftn18" href="#_ftnref18">[18]</a>
Cfr. Carlo Salinari, <em>Il ritorno di De Sanctis</em>, in
«Rinascita», IX, 1952, pp. 289-292 (-&gt;52.20).</p>
</div>
<div id="ftn19">
<p><a name="_ftn19" href="#_ftnref19">[19]</a>
Cfr. Francesco De Sanctis, <em>Saggi critici</em>, a cura di Luigi Russo,
Bari, Laterza, 1952, 3 vv., LII-374, VIII-407, VIII-375.</p>
</div>
<div id="ftn20">
<p><a name="_ftn20" href="#_ftnref20">[20]</a>
Salinari, <em>I</em><em>l ritorno…</em> cit.,
p. 292 (-&gt;52.20).</p>
</div>
<div id="ftn21">
<p><a name="_ftn21" href="#_ftnref21">[21]</a>
Cfr. Benedetto Croce, <em>De Sanctis-Gramsci?</em>, in «Lo Spettatore
Italiano», V, 1952, pp. 294-296 (-&gt;52.09).</p>
</div>
<div id="ftn22">
<p><a name="_ftn22" href="#_ftnref22">[22]</a>
Cfr. Valentino Gerratana, <em>De Sanctis-Croce o De Sanctis-Gramsci?
Appunti per una polemica</em>, in «Società», VIII, 1952, pp. 497-512 (-&gt;52.16).</p>
</div>
<div id="ftn23">
<p><a name="_ftn23" href="#_ftnref23">[23]</a>
Cfr. Angelo Romanò, <em>Gramsci, Manzoni…</em>cit. (-&gt;55.24) e Id., <em>Manzoni visto…</em> cit. (-&gt;56.18).</p>
</div>
<div id="ftn24">
<p><a name="_ftn24" href="#_ftnref24">[24]</a>
Cfr. Arturo Lazzari, <em>Manzoni e gli umili</em>, in «Il Calendario
del Popolo», XI, 1955, p. 2166 (-&gt;55.20).</p>
</div>
<div id="ftn25">
<p><a name="_ftn25" href="#_ftnref25">[25]</a>
Marina Paladini Musitelli, <em>Brescianesimo</em>, in Liguori, <em>L</em><em>e parole…</em> cit., p. 49.</p>
</div>
<div id="ftn26">
<p><a name="_ftn26" href="#_ftnref26">[26]</a>
Cfr. Giuseppe Valentini, <em>Brescianesimo</em>, in «Letture», VII, 1952,
pp. 61-64 (-&gt;52.24).</p>
</div>
<div id="ftn27">
<p><a name="_ftn27" href="#_ftnref27">[27]</a>
Cfr. Adriano Seroni, <em>De Sanctis, Zola…</em> cit., p. 496 (-&gt;53.21).</p>
</div>
<div id="ftn28">
<p><a name="_ftn28" href="#_ftnref28">[28]</a>
Cfr. Ezio Bartalini, <em>Gramsci e Catullo</em>, in «Il Paese», 30
aprile 1953 (-&gt;53.29).</p>
</div>
<div id="ftn29">
<p><a name="_ftn29" href="#_ftnref29">[29]</a>
Cfr. Leonardo Sciascia, <em>Pirandello e il pirandellismo. Con lettere
inedite di Pirandello a Tilgher</em>, Caltanissetta, Edizioni Salvatore
Sciascia, 1953 (-&gt;53.01).</p>
</div>
<div id="ftn30">
<p><a name="_ftn30" href="#_ftnref30">[30]</a><em> Ivi</em>, p. 64.</p>
</div>
<div id="ftn31">
<p><a name="_ftn31" href="#_ftnref31">[31]</a>
Faccio riferimento al termine «popolare-nazionale» secondo le accezioni di
Marina Paladini Musitelli, <em>Brescianesimo</em> e Lea Durante, <em>Nazionale-popolare</em>, in Liguori,
<em>L</em><em>e parole…</em> cit., pp. 48 e 159-161.</p>
</div>
<div id="ftn32">
<p><a name="_ftn32" href="#_ftnref32">[32]</a>
Cfr. Ernesto De Martino, <em>Gramsci e il folklore</em>, in «Il Calendario del Popolo», VIII, n. 91,
1952, p. 1109 (-&gt;52.10).</p>
</div>
<div id="ftn33">
<p><a name="_ftn33" href="#_ftnref33">[33]</a>
Cfr. Paolo Toschi, <em>Sugli studi di folklore in Italia</em>, in
«La Lapa», I, 1953, p. 23-24 (-&gt;53.23).</p>
</div>
<div id="ftn34">
<p><a name="_ftn34" href="#_ftnref34">[34]</a>
Cfr. Giuseppe Petronio, <em>Limiti del crocianesimo</em>, in «La Lapa»,
II, 1954, p. 15 (-&gt;53.19).</p>
</div>
<div id="ftn35">
<p><a name="_ftn35" href="#_ftnref35">[35]</a><em> Ivi</em>, p. 15</p>
</div>
<div id="ftn36">
<p><a name="_ftn36" href="#_ftnref36">[36]</a>
Cfr. Giovanni Giarrizzo, <em>Moralità scientifica e folclore</em>, in «Lo
Spettatore Italiano», VII, 1954, pp. 180-184 (-&gt;54.13).</p>
</div>
<div id="ftn37">
<p><a name="_ftn37" href="#_ftnref37">[37]</a>
Cfr. Vittorio Lanternari, <em>Religione popolare e storicismo</em>, in
«Belfagor», IX, 1954, pp. 675-81(-&gt;54.15).</p>
</div>
<div id="ftn38">
<p><a name="_ftn38" href="#_ftnref38">[38]</a>
Liguori, <em>Gramsci conteso</em>, cit., p. 70</p>
</div>
<div id="ftn39">
<p><a name="_ftn39" href="#_ftnref39">[39]</a>
Cfr. Pier Paolo Pasolini, <em>I. Un secolo di studi sulla poesia popolare</em>,
in Introduzione a <em>Canzoniere italiano.
Antologia della poesia popolare</em>, Parma, Guanda, 1955, pp. XXVII-XXX (-&gt;55.10); opera «ignorata» dai «letterati del
"Contemporaneo"» secondo l'opinione di Italo Calvino, cfr. Nello Ajello, <em>Intellettuali e PCI. 1944-1958</em>, Roma-Bari, Laterza, 1979, p. 387.<em></em></p>
</div>
<div id="ftn40">
<p><a name="_ftn40" href="#_ftnref40">[40]</a>
Cfr. Mario Alicata, <em>Il meridionalismo non si può fermare ad
Eboli</em>, in «Cronache Meridionali», II, 1954, pp. 585-603 (-&gt;54.05).</p>
</div>
<div id="ftn41">
<p><a name="_ftn41" href="#_ftnref41">[41]</a>
Sui rapporti del pci con le
interpretazioni e l'opera di Scotellaro, cfr. Ajello,
<em>Gli scomunicati: da Scotellaro a
De Martino</em>, in Id., <em>Intellettuali e PCI...</em>, cit., pp.
333-340.</p>
</div>
<div id="ftn42">
<p><a name="_ftn42" href="#_ftnref42">[42]</a>
Alicata, <em>Il meridionalismo…</em> cit., p. 595 (-&gt;54.05).</p>
</div>
<div id="ftn43">
<p><a name="_ftn43" href="#_ftnref43">[43]</a>
Cfr. Vittorio Santoli, <em>Tre osservazioni su Gramsci e il folclore</em>,
in «Società», VII, n. 3, 1951, pp. 390-397 (-&gt;51.08).</p>
</div>
<div id="ftn44">
<p><a name="_ftn44" href="#_ftnref44">[44]</a>
Cfr. Franco Ferri, <em>Questione
meridionale e unità nazionale in Gramsci</em>, in «Rinascita», IX, 1952, pp. 6-10
(-&gt;52.12).</p>
</div>
<div id="ftn45">
<p><a name="_ftn45" href="#_ftnref45">[45]</a>
Cfr. Mario Gallo, <em>Suolo e sottosuolo nell'intellettuale del
Sud</em>, in «Mondo Operaio» [Roma], V , n. 4, 16 febbraio 1952, pp. 19-21 (-&gt;52.14).</p>
</div>
<div id="ftn46">
<p><a name="_ftn46" href="#_ftnref46">[46]</a>
Cfr. Giorgio Napolitano, <em>Il dibattito meridionalista dopo la
Liberazione</em>, in «Società», VIII, 1952, pp. 97-129 (-&gt;52.19).</p>
</div>
<div id="ftn47">
<p><a name="_ftn47" href="#_ftnref47">[47]</a>
Cfr. Franco Ferri<em>,</em><em> I Quaderni hanno
spezzato il blocco ideologico del Meridione. Antonio Gramsci e la nuova cultura</em>,
in «L’Unità» [ed. romana], XXIX, n. 101, 27 aprile 1952, p. 3 (-&gt;52.51).</p>
</div>
<div id="ftn48">
<p><a name="_ftn48" href="#_ftnref48">[48]</a>
Cfr. Mario Alicata, <em>Gramsci e il Mezzogiorno</em>, in «L’Unità»
[ed. piemontese], XXIX, n. 101, 27 aprile 1952, p. 1 (-&gt;52.48).</p>
</div>
<div id="ftn49">
<p><a name="_ftn49" href="#_ftnref49">[49]</a>
Cfr. Sergio Cavina, <em>Antonio Gramsci e la questione meridionale
ieri e oggi. Conferenza tenuta dal compagno Sergio Cavina della Segreteria
della Federazione del P.C.I. di Ravenna, (Cinema Astra – Ravenna - 5 maggio
1952), per celebrare il XV anniversario della morte di Antonio Gramsci</em>,
edizione speciale dell'«Eco di Romagna», n. 1, 21 maggio 1952 (-&gt;52.29).</p>
</div>
<div id="ftn50">
<p><a name="_ftn50" href="#_ftnref50">[50]</a>
Cfr. Alberto Caracciolo, <em>Per una storia del movimento contadino in Italia</em>,
in «Società», VIII, 1952, pp. 469-96 (-&gt;52.34).</p>
</div>
<div id="ftn51">
<p><a name="_ftn51" href="#_ftnref51">[51]</a>
Cfr. Mario Alicata, <em>Benedetto Croce e il Mezzogiorno</em>, in
«Rinascita», IX, 1952, pp. 680-84 (-&gt;52.04).</p>
</div>
<div id="ftn52">
<p><a name="_ftn52" href="#_ftnref52">[52]</a>
Cfr. Francesco Compagna, <em>Labirinto meridionale (Cultura e politica
nel Mezzogiorno)</em>, Venezia, Neri Pozza, 1955 (-&gt;55.02).</p>
</div>
<div id="ftn53">
<p><a name="_ftn53" href="#_ftnref53">[53]</a>
Cfr. Vito Pandolfi, <em>Gramsci e Pirandello</em>, in <em>Spettacolo del secolo. Il teatro drammatico</em>,
Pisa, Nistri-Lischi, 1953, pp. 209-22 (-&gt;53.04).</p>
</div>
<div id="ftn54">
<p><a name="_ftn54" href="#_ftnref54">[54]</a>
<em>Ivi</em>, p. 216</p>
</div>
<div id="ftn55">
<p><a name="_ftn55" href="#_ftnref55">[55]</a>
Cfr. Gramsci, <em>Letteratura e vita nazionale</em>, Einaudi, Torino 1950.</p>
</div>
<div id="ftn56">
<p><a name="_ftn56" href="#_ftnref56">[56]</a>
Cfr. Ferdinando Rocco, <em>Gramsci e il cinema</em>, in «Rivista del
Cinema Italiano», III, 1954, pp. 29-33 (-&gt;54.23).</p>
</div>
<div id="ftn57">
<p><a name="_ftn57" href="#_ftnref57">[57]</a>
Cfr. Fazio Fabbrini, <em>L'importazione dell'americanismo e sue
conseguenze per l'operaio. Rileggendo «Americanismo e fordismo»</em>, in
«Rinascita», XII, 1955, pp. 617-620 (-&gt;55.16).</p>
</div>
<div id="ftn58">
<p><a name="_ftn58" href="#_ftnref58">[58]</a>
Cfr. Antonio Gramsci, <em>Americanismo e fordismo</em>, a cura di
Felice Platone, Milano, Feltrinelli, 1950.</p>
</div>
<div id="ftn59">
<p><a name="_ftn59" href="#_ftnref59">[59]</a><em> Ivi</em>, p. 618.</p>
</div>
<div id="ftn60">
<p><a name="_ftn60" href="#_ftnref60">[60]</a>
Cfr. Giuseppe Conti, <em>La tecnica e l'uomo</em>, in «Incontri Oggi»,
II, 1954, pp. 5-8 (-&gt;54.09).</p>
</div>
<div id="ftn61">
<p><a name="_ftn61" href="#_ftnref61">[61]</a>
Cfr. Mario Montagnana, <em>I compiti del movimento sindacale
nell'attuale </em>periodo, in «Rinascita», XI, 1952, pp. 341-344 (-&gt;52.18).</p>
</div>
<div id="ftn62">
<p><a name="_ftn62" href="#_ftnref62">[62]</a>
Cfr. Mario Spinella, <em>Il problema dei quadri nei «Quaderni del
carcere»</em>, in «Rinascita», X, 1953, pp. 162-166 (-&gt;53.22).</p>
</div>
<div id="ftn63">
<p><a name="_ftn63" href="#_ftnref63">[63]</a><em> Ivi</em>, p. 164.</p>
</div>
<div id="ftn64">
<p><a name="_ftn64" href="#_ftnref64">[64]</a>
Cfr. Furio Diaz, <em>Il senso del pericolo</em>, in «Rinascita»,
IX, 1952, pp. 487-491 (-&gt;56.04).</p>
</div>
<div id="ftn65">
<p><a name="_ftn65" href="#_ftnref65">[65]</a>
Cfr. Nicola Matteucci, <em>La cultura italiana…</em> cit. (-&gt;54.13).</p>
</div>
<div id="ftn66">
<p><a name="_ftn66" href="#_ftnref66">[66]</a>
Cfr. Franco Calamandrei, Guido Calogero, <em>La conoscenza di Gramsci in Inghilterra. Una lettera di Guido Calogero
e una nota di Franco Calamandrei</em>, in «L'Unità» [ed. romana], XXX, n. 21, 24
gennaio 1953 (-&gt;53.32).</p>
</div>
<div id="ftn67">
<p><a name="_ftn67" href="#_ftnref67">[67]</a>
Cfr. Fabrizio Onofri, <em>Gramsci e la cultura italiana</em>, in
«Rinascita», X, 1953, pp. 507-509 (-&gt;53.15).</p>
</div>
<div id="ftn68">
<p><a name="_ftn68" href="#_ftnref68">[68]</a>
Cfr. Pietro Ingrao, <em>Gramsci e la cultura italiana</em>, in
«Rinascita», X, 1953, pp. 570-571(-&gt;53.12).</p>
</div>
<div id="ftn69">
<p><a name="_ftn69" href="#_ftnref69">[69]</a>
Cfr. Raimondo Massari, <em>Gramsci e la cultura italiana</em>, in
«Rinascita», X, 1953, p. 635 (-&gt;53.13).</p>
</div>
<div id="ftn70">
<p><a name="_ftn70" href="#_ftnref70">[70]</a>
Giuseppe Carbone, <em>Gramsci in francese</em> cit. (-&gt;53.33).</p>
</div>
<div id="ftn71">
<p><a name="_ftn71" href="#_ftnref71">[71]</a>
Cfr. Valentino Gerratana, <em>L’opera di Gramsci nella cultura italiana</em>,
in «Rinascita», XI, 1954, pp. 749-753 (-&gt;54.12).</p>
</div>
<div id="ftn72">
<p><a name="_ftn72" href="#_ftnref72">[72]</a>
Cfr. Romeo, Rosario,<em> La storiografia politica…</em> cit. (-&gt;56.17), il dibattito è ripreso sopra, nella parte
dedicata alla storiografia sul Risorgimento.</p>
</div>
<div id="ftn73">
<p><a name="_ftn73" href="#_ftnref73">[73]</a>
<em>Ivi</em>, p. 753.</p>
</div>
<div id="ftn74">
<p><a name="_ftn74" href="#_ftnref74">[74]</a>
Cfr. Alfredo Azzaroni, <em>Cultura e resistenza</em>, in «Mondo
Operaio», VIII, 1955, pp. 12, 17-19 (-&gt;55.14).</p>
</div>
<div id="ftn75">
<p><a name="_ftn75" href="#_ftnref75">[75]</a>
Cfr. Velso Mucci, <em>Ricordo...</em>
cit. (-&gt;53.41).</p>
</div>
<div id="ftn76">
<p><a name="_ftn76" href="#_ftnref76">[76]</a>
Cfr. Bruno Torcicoda, <em>Detenuto politico 7047. 4 atti per il teatro
di massa</em>, Siena, Stabilimento tipografico combattenti, 1953 (-&gt;53.42).</p>
</div>
<div id="ftn77">
<p><a name="_ftn77" href="#_ftnref77">[77]</a>
Cfr. Pier Paolo Pasolini, <em>Le ceneri di Gramsci</em>, in «Nuovi
Argomenti», III, nn.17-18, 1955-1956, pp. 72-82 (-&gt;55.42);
per Italo Calvino questa poesia rappresenta «uno dei più importanti fatti della
letteratura italiana del dopoguerra e certo la più importante nel campo della
poesia», crf. Ajello, <em>Intellettuali…</em> cit., p. 387.</p>
</div>
<div id="ftn78">
<p><a name="_ftn78" href="#_ftnref78">[78]</a>
Id., <em>Le ceneri di Gramsci. Poemetti</em>, Milano, Garzanti, 1957,</p>
</div>
<div id="ftn79">
<p><a name="_ftn79" href="#_ftnref79">[79]</a>
Cfr. Giuseppe Carbone, <em>I libri del carcere di Antonio Gramsci</em>,
in «Movimento Operaio», IV, 1952, pp. 640-689 (-&gt;52.59).</p>
</div>
<div id="ftn80">
<p><a name="_ftn80" href="#_ftnref80">[80]</a>
Cfr. Giovanni Bollino, Enrico Califano, <em>Articoli e pubblicazioni sui trenta anni del P.C.I.</em>, in «Movimento
Operaio», IV, 1952, pp. 979-1023 (-&gt;52.60).</p>
</div>
<div id="ftn81">
<p><a name="_ftn81" href="#_ftnref81">[81]</a>
Cfr. Domenico Zucàro, <em>Contributi alla biografia di Antonio Gramsci</em>,
in «Movimento Operaio», V, 1953, pp. 900-903 (-&gt;53.43).</p>
</div>
</div>
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    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/1952">        <title>1952</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/1952</link>        <description></description>

 


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    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/1953">        <title>1953</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/1953</link>        <description></description>

 


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    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/1954">        <title>1954</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/1954</link>        <description></description>

 


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    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/1955">        <title>1955</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/1955</link>        <description></description>

 


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    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/nota-conclusiva-alla-stampa-del-maggio-2007">        <title>Nota conclusiva alla stampa del maggio 2007</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/nota-conclusiva-alla-stampa-del-maggio-2007</link>        <description></description>

<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>23 maggio 2007</p>



<p>La mia esperienza per la Bibliografia
gramsciana ragionata ha visto la gemmazione in seguito alla compilazione
solitaria di una vasta bibliografia gramsciana, edita qualche anno fa, ed
all’interno di un potenziale progetto editoriale cui l’autrice, ancora prima
del momento della stesura di queste righe, non credeva più non solo per motivi
personali, ma anche e soprattutto per motivi etici, nonché di metodo e di una
sincera condivisione della conoscenza.</p>



<p>Questo piccolissimo strumento
che è la Tesi di laurea, lavoro che ho compilato, in solitudine e con l’ingenuità
di studentessa, con quanta più precisione ed acribia ho potuto, deve rimanere
fruibile al maggior numero di persone possibile, senza costi aggiuntivi a quelli
già esorbitanti di copiatura.</p>



<p>Al momento sto lavorando ad un
progetto molto simile che riguarda l’area tedesca, cui conto di dare piena forma
quando concluderò il Dottorato.</p>



<p>Questo lavoro è stato ispirato
da precisi valori ideologici, all’interno di un’università pubblica ed i cui
costi (di reperimento del materiale, copie, viaggi talvolta inutili per
l’Italia) ho dovuto far fronte con il solo aiuto della mia famiglia. Per questo
motivo dello scritto originale (oltre a cambiamenti quali la specificazione dei
codici delle schede ed alcuni refusi) non posso mantenere i ringraziamenti
scritti nell’ormai lontano aprile 2005.</p>

<p>Ringrazio qui, per l’appoggio e
l’affetto che contraccambio, oltre ai colleghi sopracitati: dott. Gesualdo
Maffia e dott.ssa Filomena Pompa, anche la dott.ssa Giovanna Savant, studiosi
validi e seri, cui auguro un futuro sereno.</p>



<p>Prego gli studenti e studiosi
gramsciani di non perdere mai la bussola e di continuare sulla strada della
condivisione della <em>conoscenza</em>. Consiglio
affettuosamente la lettura di R. M. Stallman, creatore della Free Software
Foundation: l’etica hacker e, insieme, la comprensione che il mondo non termina
con un precipizio al limitare delle nostre piccole e talvolta davvero misere
specializzazioni mi è stato molto utile quando l’ago della bussola sembrava
impazzito.</p>



<p>Elisabetta Roggero</p>



<p>dottoranda in Storia dei partiti e dei movimenti politici</p>

<p>XXI ciclo</p>

<p>Università degli
Studi di Urbino "Carlo Bo"</p>



<p><a href="http://arums.oziosi.org/gramsci">http://arums.oziosi.org/gramsci</a></p>]]></content:encoded> 


       <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>er64480</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2009-03-21T16:08:32Z</dc:date>        <dc:type>Page</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/en-preliminary-remarks">        <title>English - Preliminary remarks</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/en-preliminary-remarks</link>        <description></description>

<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[
<p>This work aims helping people to orientate
in the wide Gramscian bibliography, at first it was thought as a part of a wide
project for an annotated bibliography on italian studies about Gramsci’s life
and work, but maybe it can be useful now telling something more about specific Gramscian
studies during the period 1952-1956.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Methodologically I started working
on current bibliographies: first of all the one carried out by John Cammett<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>, which can now count on
updates by the International Gramsci Society<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>, and a minor work, yet very
well structured, made by Rosangela Zosi and Matteo d’Ambrosio<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a> for drawing up an
inventory of works about Gramsci collected in the library of Istituto Gramsci, Turin. I had a look
at Fondo Fubini, located on Fondazione Istituto Gramsci in Rome, a press
cutting archive that Elsa Fubini<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a> gathered up during her
life, but I could notice that the years at issue are very poor and the 1956
folder couldn’t be found.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>As model of reference I took Luigi
Firpo’s <em>Bibliografia campanelliana<a name="_ftnref5" href="#_ftn5"><strong>[5]</strong></a></em>,
a still remarkable work, and a recent bibliography on Machiavelli<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>, unlike Cammett’s work I
didn’t only give the list of studies on Gramsci, but my objective was, based on
the retrieval of works of different nature and in sundry places, reading and
review them. So that for any title examined I gave a concise description trying
to give some information about the authors, his or her political leanings and
intellectual placing.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I considered just what was
published in Italy, so I left out works in other languages or published abroad. The
meaning of this choice is to understand which works had been more important for
the acquaintance of Gramsci in Italy and
what or who, and in which way, generated discussions, approvals, manipulations
or critical, philological, hermeneutic researches, a wide enhancement in
italian culture opening new trends in history, philosophy, politology,
sociology, antropology, pedagogy, aesthetics, literature, linguistics…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cammett’s bibliography is a very
hard to use tool: a sequence of titles in alphabetical order, without any other
framework which could help finding what we’re looking for for our researches.
The goal of this work would then be to give a map to orientate oneself in what
is now a forest of titles. Titles are here first shared-out by year then
entered alfabetically (by author’s name) into twenty different sections which returns
the formal feature of every work. Inside this sections titles are headed with a
code which contains last two numbers of the year of publication and a progressive
numbering among it.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The outline for sections is:</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;
I.&nbsp;
Monograph by single author</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
II.&nbsp;
Collective works</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
III.&nbsp;
Essays, chapters and paragraphs in a single author’s work</p>
<p>&nbsp;</p>
<p> IV.&nbsp;
Essays, chapters and paragraphs in collective works</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
V.&nbsp;
Conference or seminar proceedings</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
VI.&nbsp;
Introductions, forewords, introductory remarks, afterwords,
notes</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
VII.&nbsp;
Pamphlets (anonymous or signed, collective or by single
author)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
VIII.&nbsp;
Collections of documents</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp; IX.&nbsp;
Official records of parliamentary proceedings (<em>et similia</em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
X.&nbsp;
Essays on scientific magazines</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
XI.&nbsp;
Special issues of magazines</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
XII.&nbsp;
Reviews</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
XIII.&nbsp;
Article in newspapers (daily or weekly)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
XIV.&nbsp;
Interviews</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
XV.&nbsp;
Dictionary and encyclopaedic entries (in alphabetical order)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
XVI.&nbsp;
Sections or chapters of encyclopaedia (systematic order)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p> XVII.&nbsp;
Chapters and paragraphs of school handbooks</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
XVIII.&nbsp;
Artistic works (stories, novels, poetry, theatre…)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>XIX.&nbsp;
Chronologies</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
XX.&nbsp;
Bibliographies</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>This work consider the period
1952-1956 because of internal reasons in Gramscian historiography and worldwide
history. In 1952 the publication of Gramsci’s work, published for the first
time by Einaudi is ended<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a> and the first important
steps on Gramsci acquietance is possible, till that «unforgettable 1956»<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a>, «a singularly important
year in the history of italian intellectuals after fascism»<a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a> when some sudden
earthquakes took place: the XX Congress of PCUS and the spreading of Chruščëv secret report, the
rebellion in Hungary, crisis of the polish regime, which stirred also the
italian communist realities, and even Gramscian studies were touched.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The whole scenary is considered on the
following historical introduction: for the analysis I included an essential
survey has been <em>Gramsci conteso</em><a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>, where Liguori presents
the widest debates spread out in Italy
from 1922 to 1996 and I found useful too, in a deepest political sight, an
older work by G. C. Jocteau<a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I would say that Cammett’s bibliography
has been my main source for the retrieval of Gramscian studies; examining them,
I found very few titles not included in his work.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Many of the texts I analized were
essays appeared on scientific journals, rarely I could find complete collections
of them in Piedmont, so that for them and for a very large number of rare books
it was necessary for
me to search in Rome (only a few at the library of Fondazione Isituto Gramsci
and at Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, most of all my resarches
took place at Biblioteca Nazionale Centrale, where, in Falqui Fund<a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a>
I could found lots of studies about Gramsci and literature). I’ve retrieved
essays on minor magazines at the library of Istituto Gramsci Emilia-Romagna and Biblioteca Nazionale
Centrale in Florence.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>On every report or when I found it
useful, I gave internal links through their codes.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>For this work I’d like to thank
Fondazione Istituto Gramsci piemontese with the former library director
Rosangela Zosi and Matteo d’Ambrosio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Thanks to my colleagues dott.
Gesualdo Maffia and dott.ssa Filomena Pompa for their support.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div><br clear="all" />
<hr align="left" size="1" width="33%" />


<div id="ftn1">
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> [John M. Cammett] <em>Bibliografia Gramsciana 1922-</em><em>1988</em>, a cura di John M.
Cammett, prefazione di Nicola Badaloni, Roma, Editori Riuniti-Fondazione
Istituto Gramsci, 1991, XXIII-475 pp. [Accademia. Annali Fondazione Istituto
Gramsci] and [J. M. Cammett; M. L. Righi] <em>Bibliografia
Gramsciana. </em><em>Supplement updated to 1993. Containing 3428
entries, with subject and geographic indexes and appendices containing and
languages of publications</em>, Roma, Fondazione Istituto Gramsci, 1995, 267 pp.; url for online bibliography: <a href="http://www.fondazionegramsci.org/">http://www.gramsci.it/A6Web/bibliografiaGramsciana.htm</a>.</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Italian bibliographical
contributions, collected by Guido Liguori and Alessandro Errico, are available
at: <a href="http://www.gramscitalia.it/html/biblio.htm">http://www.gramscitalia.it/html/biblio.htm</a></p>
</div>
<div id="ftn3">
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Cfr.[Rosangela Zosi] <em>Gramsci nella Biblioteca della Fondazione. Catalogo 1922-</em><em>1997</em>, a cura di Rosangela
Zosi, Torino, Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci, 1997, XV-440 pp.
and <em>Gramsci nella biblioteca della
Fondazione. Supplemento al catalogo 1922-</em><em>1997</em>, a cura di R. Zosi con la
collaborazione di Matteo D'Ambrosio, Torino, Fondazione Istituto piemontese
Antonio Gramsci, 2002, IV-122 pp.; first cathalogue is now in pdf available, splitted up into two
parts, at the following links: <a href="http://www.gramscitorino.it/downloadDB.asp?iddoc=208">http://www.gramscitorino.it/downloadDB.asp?iddoc=208</a> and <a href="http://www.gramscitorino.it/downloadDB.asp?iddoc=209">http://www.gramscitorino.it/downloadDB.asp?iddoc=209</a></p>
</div>
<div id="ftn4">
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> Elsa Fubini, expert on Gramsci,
edited the first collection of letters from prison: Antonio Gramsci, <em>Lettere dal carcere</em>, Torino, Einaudi, 1947, 260 pp. [Opere di Antonio
Gramsci, 1]; a cura di Sergio Caprioglio e Elsa Fubini, 1965, XLV-949 pp.
[Nuova Universale Einaudi, 60].</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> Luigi Firpo, <em>Bibliografia degli scritti di Tommaso Campanella</em>, in «Atti della R.
Accademia delle Scienze», 1940. In order to reconstruct Firpo’s
whole work on Campanella, see: Enzo Baldini,
<em>Luigi Firpo e Campanella. </em><em>Cinquant’anni di ricerche e pubblicazioni</em>, in «Bruniana e
Campanelliana», 2, 1996, pp. 325-58.</p>
</div>
<div id="ftn6">
<p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> [Silvia
Ruffo Fiore] <em>Niccolò Machiavelli. </em><em>An annotaded bibliography of modern criticism and scholarship</em>. Compiled by Silvia Ruffo Fiore,
Greenwood Press, New York – Westpoint (Conn.) – London 1990, XIV-810 pp.</p>
</div>
<div id="ftn7">
<p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> <em>Lettere dal carcere</em> was published in 1947;
collections as <em>Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce</em>
appeared in 1948; <em>La questione meridionale</em>, <em>Gli intellettuali e
l'organizzazione della cultura</em>, <em>Note sul Machiavelli sulla politica e
sullo Stato moderno</em> and <em>Il Risorgimento</em> in 1949; <em>Americanismo e
fordismo</em> and <em>Letteratura e vita nazionale</em> in 1950; <em>Passato e
presente </em>in 1951; while the anthology <em>L'albero del riccio </em>in 1948
and <em>La questione meridionale </em>in 1951.</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> Expression used for the first
time in italian by Pietro Ingrao reminiscent of a sovietic motion picture
released in 1952 by Michail E. Čaureli, <em>The
Unforgettable 1919</em>, it got into the habit during the following years and is
the title of an essay by Ingrao about the XX Congress of pcus and the VIII Congress of pci included in Pietro Ingrao, <em>Masse e potere</em>, Roma, Editori Riuniti, 1960.</p>
</div>
<div id="ftn9">
<p><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> For further remarks
please see Alberto Asor Rosa, <em>La cultura</em>, in <em>Storia d'Italia. IV. Dall'Unità a oggi</em>, Torino, Einaudi, 1975, II,
p. 1620.</p>
</div>
<div id="ftn10">
<p><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> Guido Liguori, <em>Gramsci conteso. Storia di un dibattito 1922-1996</em>, Roma, Editori
Riuniti, 1996, XIII-305 pp. [Biblioteca tascabile].</p>
</div>
<div id="ftn11">
<p><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a> Gian Carlo Jocteau, <em>Leggere Gramsci. Una guida alle interpretazioni</em>, Milano,
Feltrinelli, 1975, 169 pp.</p>
</div>
<div id="ftn12">
<p><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a> The Biblioteca Nazionale
centrale in Rome acquired in 1976 Enrico Falqui’s (literary reviewer, 1901-1974)
library, it has been opened in 1982 with a reserved room called with his name.</p>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded> 


       <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>er64480</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2009-03-21T16:08:32Z</dc:date>        <dc:type>Page</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/english-introduction">        <title>English - Introduction</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/english-introduction</link>        <description>On Antonio Gramsci, from 1952 to 1956</description>

<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[
<h3>Antonio Gramsci’s antifascism</h3>
<p>In the political atmosphere when at
Senate Scelba’s Act<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>
was approved with a wide majority, Palmiro Togliatti on 23<sup>th</sup> March
1952 gave a speech at Associazione culturale in Bari on topic: Gramsci as
ideologist of antifascism<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>, trying to clear up the
issue of ideological unity against antifascism among different political
groups. His paper is based on the difference, yet build up by De Sanctis<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>, of the idea of freedom as
a method, still developed by democratic tradition on the substantial features.</p>
<p>Resuming this from De Sanctis,
Gramsci took the concept and employed it in a class-oriented way: he showed
liberal ideology as an instrument of supremacy and fascism as the armed hand of
traditional ruling class, which could avoid «the coming of working class to
seize power». Togliatti refers explicitly to lacks of liberal meaning with an example:
Benedetto Croce reduced fascism to a «contingent moral and intellectual
disease»<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a> so that it’s easy to
understand one of the reasons why that dramatic political situation has been
identified so late.</p>
<p>On the previous year, 1951, the
publication of the Prison books ended with the volume: <em>Past and present</em> , mostly recognized, in its historiographical
traits, as a contribution to the rebuilding of the history of the working class<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>, as well as an analysis on
the political origins of fascism<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p>At the conference in Bari,
Togliatti shows the theories of Gramsci as an «historical interpretation which
starts a new science in our history and in our politics»<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a> with the object of an
historiographical study on a national level, yet a starting point for a
modernized italian society against the always impending threat by capitalistic
class of an «old-style reactionary hegemony»<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a> aiming to destroy
democracy.</p>
<p>For Togliatti, much
more than in Gramsci’s thoughts, the strategy of antifascism is based on the
argument that fascism has always been «a possible trend of capitalism, so a
democratic antifascist revolution is a compulsory step that cannot be renounced
of the struggle towards socialism»<a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p>A statement of Gramsci’s
relationship to italian tradition, peculiar features of marxist historicism and
the claim of fascism as an always potential condition: those are the elements
that make this speech «maybe the most complete among Togliatti’s
reflections on the eve of an hard political struggle against the so called “Fraud
lawt”»<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>De Sanctis-Gramsci line <br /></h3>
<p>In opposition to the historical and
cultural line De Sanctis-Gramsci<a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a>, that in the political
aspect is a relationship between democracy and socialism, Croce, formerly
editor of De Sanctis’ works, denies any similarities between both thinkers<a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a>; a debate, at first on a
general and literary level<a name="_ftnref13" href="#_ftn13">[13]</a>, time passing by, evolves
using more and more peculiar references to Dante<a name="_ftnref14" href="#_ftn14">[14]</a>, Manzoni<a name="_ftnref15" href="#_ftn15">[15]</a> and Zola<a name="_ftnref16" href="#_ftn16">[16]</a>. The assimilation of De
Sanctis’ lesson through the Prison books leads to rediscover a «literary
critical activism that Croce denied, changing it heavily to homogenize it to
his critical ideas», but in the meanwhile a «strange ideological mix arises
where Verga, De Sanctis, Ždanov, Lukács are combined all together under the nome of Gramsci»<a name="_ftnref17" href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>History of PCI <br /></h3>
<p>In april 1952 pci celebrates its thirty birthday with
a popular book on its history<a name="_ftnref18" href="#_ftn18">[18]</a>, when the following year
occur a jolt in its historiography. During the year of general election handled
with the «Fraud law»<a name="_ftnref19" href="#_ftn19">[19]</a>, Fulvio Bellini e Giorgio Galli, leftist
critics, published another history of pci<a name="_ftnref20" href="#_ftn20">[20]</a>,
and Angelo Tasca suggests his personal evidence on the magazine «Il Mondo»
about the first ten years of pci<a name="_ftnref21" href="#_ftn21">[21]</a>.</p>
<p>Galli and Bellini attempt to give
the first organic re-enactment about the history of the party with a critical
slant opposite to official interpretation; to give an example: about Bordiga’s
figure, who had always been harshly critic to the theories of «Ordine Nuovo»,
is «stressed and argued the Neapolitan engineer’s leading role in the split of
the party in Livorno till the Congress in Lyons»<a name="_ftnref22" href="#_ftn22">[22]</a>, proved also by
references to Gramsci’s attitude and opinions that are incompatible with former
historiography. This revaluation, in line with a critical approach from left
against stalinism, involves «both Gramsci’s action, considered as the first
moment of agreement to the stalinist praxis, and the following political
directing taken by Togliatti, yet unconditionally identified to stalinism»<a name="_ftnref23" href="#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p>For the articles published from
august to september 1953, Tasca uses his «personal firsthand knowledge of
facts, since he was protagonist»<a name="_ftnref24" href="#_ftn24">[24]</a>. Also this re-enactment
is affected by the author’s political positions, a leading figure in the party
until his expulsion in 1929, yet in conflict with Gramsci since 1920<a name="_ftnref25" href="#_ftn25">[25]</a>, who, during the cold
war, reaches «strict anticomunist positions»<a name="_ftnref26" href="#_ftn26">[26]</a>. In Tasca’s works emerge
disagreements among the young communists in Torino, but, most of all, against the historiographical plan of an
homogenic group founding italian communist party, the leading role of Bordiga
is spotted: Gramsci and Togliatti joined his majority. Tasca denies thoroughly
the interpretation where the history of the party is marked by a sequence of
positive moments under the perfect leading pair Gramsci-Togliatti. He puts the
counciliar experience back into perspective in the history of the party, a
movement which Tasca was theoretically against from the very beginning.</p>
<p>The year of Stalin’s death marks a breaking
point for the monopoly of pci on
its own history, establishing the first but remote premise to a more scientific
historiography.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>The «Ordine Nuovo» collection <br /></h3>
<p>In 1954 appears <em>L'Ordine Nuovo. 1919-1920</em><a name="_ftnref27" href="#_ftn27">[27]</a>, a collection of
Gramsci’s articles till the time almost unknow, except for few presentations on
magazines<a name="_ftnref28" href="#_ftn28">[28]</a>,
the publication is object of worries because of potential censorship by the
party not to discover Gramsci’s politics as «an express critic which destroy
the line follewed by pci»<a name="_ftnref29" href="#_ftn29">[29]</a>, or the so-called
«forbidden Gramsci»<a name="_ftnref30" href="#_ftn30">[30]</a>.</p>
<p>On the eve of the publication an
interest for Gramsci’s theories on factory councils spread out with several
historical essays and contemporary evidences appeared in newspapers<a name="_ftnref31" href="#_ftn31">[31]</a>. Just in Aldo Garosci’s
work about totalitarianism and historicism in Gramsci’s writings<a name="_ftnref32" href="#_ftn32">[32]</a>, we can find deeper
political reflections, even in a polemical way. It has been necessary to wait
until 1956 to read the first systematic and organic works on the council-theory
of Gramsci and «Ordine Nuovo».</p>
<p>Togliatti’s review<a name="_ftnref33" href="#_ftn33">[33]</a> on this collection means
to stress a continuity between Gramsci’s period on factory councils and the
prison notebooks, clashing with critical views that watch at the notebooks as a
slip out between the «understanding of reality and the concrete struggle»<a name="_ftnref34" href="#_ftn34">[34]</a>. Next to a methodological
lesson where praxis is seen as a moment of knowledge, T. invites to describe
the contexts of Gramsci’s life and work to discuss «a yet well-estabilished
image of the author of the <em>Prison Notebooks</em>:
as a scholar and as spirit interested just in <em>für ewig</em>»<a name="_ftnref35" href="#_ftn35">[35]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Sistematic studies</h3>
<p>Three years after the complete
publication of the prison books, Gastone Manacorda and Carlo Muscetta wrote
some reflections about Gramsci and the unity in culture<a name="_ftnref36" href="#_ftn36">[36]</a>, seizing the opportunity
of the tenth anniversary of their journal. This work starts reminding the huge
and strict study as an important feature of Gramsci’s pages, enlightening the
relationship between culture and politics. The authors offer a terse general
outline, well-structured, of Gramscian philosophy and the methodological
aspects framed in an historical approach to culture.</p>
<p>Domenico Zucàro collects all his
previous researches for documents and evidences carried out during a wide trip
along Italy in a sistematic work about Gramsci’s life and figure<a name="_ftnref37" href="#_ftn37">[37]</a>, partial results of this
work were already published in previous essays and articles.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gramsci in the italian marxism <br /></h3>
<p>One of the first works about
italian culture and marxism (from 1945 to 1951) is written by Nicola Matteucci<a name="_ftnref38" href="#_ftn38">[38]</a>, where he identifies as
sources for later evolutions in italian marxism the works of Labriola, Gramsci
and Mondolfo. This last one in spring 1955 writes on «Critica Sociale» a
three-part essay<a name="_ftnref39" href="#_ftn39">[39]</a>
about Gramsci and the philosophy of praxis stating his own position in italian
marxism and denies Matteucci’s thesis that wants him and Gramsci united just by
a single similarity in their <em>pars
destruens</em> to confute other philosophies. Mondolfo remarks first a
corrispondence in their thoughts: a non-metaphysical interpretation of Marx,
first made up by Labriola in an original and indipendent concept of reality.
Then he points out that Gramsci’s leninism is the principal and irrimediable
difference between them.</p>
<p>In this political direction
Mondolfo describes a contraddiction in Gramsci’s thought, which is deeply
marxist, but drifts towards «strained interpretations, near jacobin and
stalinistic degenerations»<a name="_ftnref40" href="#_ftn40">[40]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Garin’s «chronicles» <br /></h3>
<p>In his review to Garin’s
«Chronicles»<a name="_ftnref41" href="#_ftn41">[41]</a>,
Giuseppe Petronio<a name="_ftnref42" href="#_ftn42">[42]</a> shows how, three years
after Croce’s death, Gramsci’s issues set in <em>Il Materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce</em><a name="_ftnref43" href="#_ftn43">[43]</a>, are still relevant.
According to Petronio, Garin moves in the cultural scene that is trying to
break up Croce’s philosophy to «introduce the philosophy of praxis in Italy and
in its cultural tradition: it’s precisely the <em>Anti-Croce</em>»<a name="_ftnref44" href="#_ftn44">[44]</a>, whose accomplishment
seemed «to Gramsci, for his coeval culture, “being as important and meaningful
as Anti-Dühring for the generation before World War I”»<a name="_ftnref45" href="#_ftn45">[45]</a>.</p>
<p>Standing out of this interpretation
line focused on a reading of the prison notebooks in the borders of italian
traditional culture, is Roberto Guiducci’s essay on Gramsci and science<a name="_ftnref46" href="#_ftn46">[46]</a>, where the author,
educated as engineer, tries to explain Gramsci’s ontological assumptions moving
from his criticism to Bukharin’s <em>Historical
Materialism. A system of Sociology</em><a name="_ftnref47" href="#_ftn47">[47]</a>, written in dispute with
subjectivism, mistakenly defines the absolute and objective reality of the
exterior world. For an enlightment on the philosophy of praxis about this topic,
Gramsci set his arguments not in a theoretical level, but describes the receipt
of opposite positions, idealistic and historical materialistic, by different
classes. Guiducci’s reflections are original because of multiple branches taken
by his analysis of peculiar concepts such as «common sense» related to ideology
and folklore<a name="_ftnref48" href="#_ftn48">[48]</a>,
or intralinguistic translatability of scientific paradigms<a name="_ftnref49" href="#_ftn49">[49]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Gramsci with internationalist traits <br /></h3>
<p>After the publication of the
«Ordine Nuovo» collection, Livio Maitan, trotskyist leader and theoretician,
who revises his previous critical positions against Gramsci appeared on his
journal «Bandiera Rossa»<a name="_ftnref50" href="#_ftn50">[50]</a>, in a brief essay about Gramsci’s
topical relevance and communist politcs<a name="_ftnref51" href="#_ftn51">[51]</a>. Maitan follows
chronologically Gramsci’s thought evolutions focusing in the council theory and
in Gramscian concept of the working class as a worldwide class, whose «fight
must be set on international perspective» and in this direction the author
wants to stress the «flat contrast between Gramsci’s positions and contemporary
leaders of the Communist Party»<a name="_ftnref52" href="#_ftn52">[52]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A debate on marxist culture <br /></h3>
<p>From March to July 1956, the
journal «Il Contemporaneo» holds a «chaotic and multiform discussion» «centered
most of all on two themes: the relationship between politics and culture,
intellectuals and party, and mistakes and delays of communist cultural politics
during last decade»<a name="_ftnref53" href="#_ftn53">[53]</a>. Marri<a name="_ftnref54" href="#_ftn54">[54]</a>, Spriano<a name="_ftnref55" href="#_ftn55">[55]</a> and Alicata<a name="_ftnref56" href="#_ftn56">[56]</a> stand up for this study
direction that arised from Gramsci’s thoughts, considered by Calvino and
Geymonat as a closure into italian national culture advantaging idealistic
hegemony<a name="_ftnref57" href="#_ftn57">[57]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>An outline of Gramscian thought <br /></h3>
<p>Carlo Leopoldo Ottino’s monograph
about basic concepts of Gramsci’s political theory<a name="_ftnref58" href="#_ftn58">[58]</a>, which is a development
of his graduation thesis, though faced now as a work restricted by ideological
schemes due to the stalinst period<a name="_ftnref59" href="#_ftn59">[59]</a>, is to be considered, as
the author himself remarks: «the first organic attempt to give a critical and
complete outline of Gramscian thought with its direct political consequences»<a name="_ftnref60" href="#_ftn60">[60]</a>. From the time of
Gramsci’s theorical education and his concrete work, to State and hegemony
through the essential mean: the party, Ottino gives essential enlightenments,
and remarkable at that time, although we can now aknowledge that his work
doesn’t seem to be grazed by the critical earthquake that disrupt cultural
works and intellectual debate of the period and in particular the fateful year
1956.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>With young Gramsci <br /></h3>
<p>Battista Santhià, a young militant
during «red biennium», in edifying pages of his work about the experience with
Gramsci at «Ordine Nuovo»<a name="_ftnref61" href="#_ftn61">[61]</a>, collects memories of the
working class fights in Turin, where main character is the human and political profile of
Gramsci, his understanding for relevant questions in the factory production and
the political organization of factory councils.</p>
<p>Santhià offers a general survey of
the events during the Ordine Nuovo period, topic for many of Gramsci’s
articles, which the author follows and quotes widely.</p>
<div><br clear="all" />
<hr align="left" size="1" width="33%" />


<div id="ftn1">
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> The Scelba Act was an update of
the XII transitory disposition of the italian Constitution that warned against
reorganization or actvity for neofascist parties and groups.</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Palmiro Togliatti, <em>L’antifascismo di Antonio Gramsci</em>, in «Rinascita», IX, 1952, pp.
133-143 (-&gt;52.23).</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Francesco De Sanctis, <em>Mazzini e la scuola democratica</em>, Torino, Einaudi, 1952.</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> Both quotations are
from Palmiro Togliatti, <em>L’antifascismo…</em> cit., p. 137.</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> le recensioni a <em>PP di </em>Alberto Caracciolo, Rec. a <em>PP</em>,
in «Movimento Operaio», IV, 1955, pp. 159-60 (-&gt;52.34) and Gastone Manacorda,
Antonio Gramsci, <em>Passato e Presente</em>,
in «Società», VIII, 1952, pp. 145-150 (-&gt;52.41).</p>
</div>
<div id="ftn6">
<p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> le altre recensioni a <em>PP</em> di Paolo Alatri, <em>Passato e
presente. L'ultimo libro di Gramsci</em>, in «Paese Sera», 4 marzo 1952 (-&gt;52.30); Paolo Alatri, <em>Come aiutarono il fascismo Giolitti, Croce e
Gentile</em>, in «Il Paese», 19 aprile 1952 (-&gt;52.31) and by Aldo Garosci, in
«Il Ponte», VIII, 1952, pp. 1022-1023 (-&gt;52.39).</p>
</div>
<div id="ftn7">
<p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> Togliatti, <em>L'antifascismo…</em> cit., p. 142.</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> <em>I</em><em>vi,</em> p. 143.</p>
</div>
<div id="ftn9">
<p><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> Guido Liguori, <em>Gramsci conteso. Storia di un dibattito</em>, Roma, Editori Riuniti,
1996, p. 60</p>
</div>
<div id="ftn10">
<p><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> <em>Ibidem</em>. In 1953 Alcide de Gasperi's Demo-Christians pushed through
an electoral law providing that any group winning 50.1% of the popular vote
should receive 64% of the chamber seats, a clear working majority, the law
itself proved so unpopular that it is widely known as the «legge truffa» (Fraud
law).</p>
</div>
<div id="ftn11">
<p><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a>&nbsp;
The echo of this interpretation owing to the publication of <em>Letteratura e vita nazionale</em> is
considered in Liguori, <em>Gramsci conteso</em>, cit., p. 62, about
Croce’s outcry see Carlo Salinari,
<em>Il ritorno di De Sanctis</em>, in
«Rinascita», IX, 1952, p. 292 (-&gt;52.20), where, two months before
the author writes: «it seems that the connection between De Sanctis and Gramsci
nowadays has a greater meaning and many further growth chances to&nbsp; than the traditional one De Sanctis-Croce».</p>
</div>
<div id="ftn12">
<p><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a> Benedetto Croce, <em>De Sanctis-Gramsci?</em>, in «Lo Spettatore Italiano», V, 1952, pp.
294-296 (-&gt;52.09).</p>
</div>
<div id="ftn13">
<p><a name="_ftn13" href="#_ftnref13">[13]</a> In reply to Croce:
Valentino Gerratana, <em>De Sanctis-Croce o De Sanctis-Gramsci?
Appunti per una polemica</em>, in «Società», VIII, 1952, pp. 497-512 (-&gt;52.16).</p>
</div>
<div id="ftn14">
<p><a name="_ftn14" href="#_ftnref14">[14]</a> Galvano Della Volpe, <em>Antonio Gramsci e l’estetica crociana</em>, in «La Fiera Letteraria», VIII, n. 4, 15
febbraio 1953, p. 4 (-&gt;53.11).</p>
</div>
<div id="ftn15">
<p><a name="_ftn15" href="#_ftnref15">[15]</a> Natalino Sapegno, <em>Manzoni tra De Sanctis e Gramsci</em>, in «Società», VIII, 1952, pp.
7-19 (-&gt;52.21), Angelo Romanò replies with <em>Gramsci, Manzoni e gli umili</em>, in
«Rassegna di Politica e di Storia», I, 1955, pp. 26-32 (-&gt;55.24) and with reworked conclusions Id.,
<em>Manzoni visto da Gramsci</em>, in
«L'osservatore Politico Letterario», II, n. 10, 1956, pp. 67-78 (-&gt;56.18).</p>
</div>
<div id="ftn16">
<p><a name="_ftn16" href="#_ftnref16">[16]</a> Adriano Seroni, <em>De Sanctis, Zola e la cultura italiana moderna</em>, in «Rinascita», X,
1953, pp. 492-497 (-&gt;53.21).</p>
</div>
<div id="ftn17">
<p><a name="_ftn17" href="#_ftnref17">[17]</a> Quotations of Liguori, <em>Gramsci conteso</em> cit., p. 63.</p>
</div>
<div id="ftn18">
<p><a name="_ftn18" href="#_ftnref18">[18]</a> <em>Trenta anni di vita e lotte del P.C.I.</em>, a cura di Palmiro
Togliatti, Roma, Rinascita, 1952 (-&gt;52.01).</p>
</div>
<div id="ftn19">
<p><a name="_ftn19" href="#_ftnref19">[19]</a> See note 22.</p>
</div>
<div id="ftn20">
<p><a name="_ftn20" href="#_ftnref20">[20]</a> Fulvio Bellini,
Giorgio Galli, <em>Storia del Partito Comunista Italiano</em>,
Milano, Schwarz, 1953 (-&gt;53.03).</p>
</div>
<div id="ftn21">
<p><a name="_ftn21" href="#_ftnref21">[21]</a> The history is
splitted in seven parts: Angelo Tasca:
<em>I primi dieci anni del Partito Comunista
Italiano</em>, in «Il Mondo», V, 1953, <em>La
storia e la preistoria</em>, n. 33, 18 agosto, pp. 3-4; <em>L’«Ordine Nuovo»</em>, n. 34, 25 agosto, p. 5; <em>Comunismo e fascismo</em>, n. 35, 1 settembre, pp. 9-10; <em>Ordinovisti e bordighisti</em>, n. 36, 8
settembre, pp. 9-10; <em>La direzione
clandestina</em>, n. 37, 15 settembre, pp. 9-10; <em>La nuova politica</em>, n. 38, 22 settembre, pp. 9-10 (-&gt;53.38).</p>
</div>
<div id="ftn22">
<p><a name="_ftn22" href="#_ftnref22">[22]</a> Liguori, <em>Gramsci conteso</em> cit., p. 75.</p>
</div>
<div id="ftn23">
<p><a name="_ftn23" href="#_ftnref23">[23]</a> Gian Carlo Jocteau, <em>Leggere Gramsci. Una guida alle interpretazioni</em>, Milano,
Feltrinelli, 1975, p. 62.</p>
</div>
<div id="ftn24">
<p><a name="_ftn24" href="#_ftnref24">[24]</a> Liguori, <em>Gramsci conteso</em> cit., p. 77.</p>
</div>
<div id="ftn25">
<p><a name="_ftn25" href="#_ftnref25">[25]</a> Paolo Spriano, <em>«L'Ordine Nuovo» e i Consigli di fabbrica</em>, Torino, Einaudi, 1971<sup>2</sup>,
pp. 88-89.</p>
</div>
<div id="ftn26">
<p><a name="_ftn26" href="#_ftnref26">[26]</a> Liguori, <em>Gramsci conteso</em> cit., p. 77.</p>
</div>
<div id="ftn27">
<p><a name="_ftn27" href="#_ftnref27">[27]</a> Antonio Gramsci, <em>L'Ordine Nuovo. 1919-1920</em>, Einaudi, Torino 1954.</p>
</div>
<div id="ftn28">
<p><a name="_ftn28" href="#_ftnref28">[28]</a> Before the collection <em>L'Ordine Nuovo</em>, besides some
publications of some young Gramsci’s articles, in the 2nd “Quaderno” of
«Rinascita» <em>Trenta anni di vita…</em>
cit., appears the article <em>Il partito
comunista</em>, in «L'Ordine Nuovo», II, n. 15 and n. 17, 4 and 9 settembre
1920; with a comment&nbsp; by Giacinto Cardona, <em>Socialismo e cultura. 27 aprile - XV Anniversario della morte di
Antonio Gramsci</em>, in «Mondo Operaio», V , n. 9, 3 maggio 1952, pp. 11-12 (-&gt;52.07), <em>Socialismo e cultura</em>, is
also published in «Il Grido del Popolo», n. 601, 29 gennaio 1916.</p>
</div>
<div id="ftn29">
<p><a name="_ftn29" href="#_ftnref29">[29]</a> Armando Parlato, <em>«L'Ordine Nuovo» e i Consigli di fabbrica</em>, in «Battaglia
Comunista», XV, 1954, n. 3, aprile-maggio, pp. 2-3, n. 4, giugno, p. 2, n. 5,
luglio, p. 2 (-&gt;54.21).</p>
</div>
<div id="ftn30">
<p><a name="_ftn30" href="#_ftnref30">[30]</a> Giuseppe Carbone, <em>Gramsci in
francese</em>, in «L’Unità», XXX, 23 ottobre 1953, p. 3 (-&gt;53.33),
this announcement about the publication wants to cancel the above-mentioned
worries making outspoken references.</p>
</div>
<div id="ftn31">
<p><a name="_ftn31" href="#_ftnref31">[31]</a> Besides Angelo Tasca, <em>I primi dieci anni...</em> cit. (-&gt;53.38): Battista Santhià, <em>Discutendo con Gramsci</em>, in «L’Unità», XIX, n. 24, 27 gennaio 1952,
p. 3 (-&gt;52.52); Giovanni Carsano, <em>Gramsci nel ricordo di un operaio torinese</em>, in «L’Unità» [ed.
piemontese], XXIX, n. 19, 22 gennaio 1952, p. 3 (-&gt;52.49); Giovanni Carsano, <em>Come </em><em>la Brigata Sassari</em><em> fraternizzò con i lavoratori. Gramsci nel ricordo di un
operaio torinese</em>, in «L’Unità» [ed. piemontese], XXIX, n. 101, 27 aprile 1952, p. 3 (-&gt;52.50) and Giovanni Carsano, <em>Gramsci e gli operai</em>, in «L’Unità» [ed.
piemontese], XXX, n. 100, 26 aprile 1953, p. 3 (-&gt;53.34).</p>
</div>
<div id="ftn32">
<p><a name="_ftn32" href="#_ftnref32">[32]</a> Aldo
Garosci, <em>Totalitarismo e
storicismo nel pensiero di Antonio Gramsci</em>, in <em>Pensiero politico e storiografia moderna</em>, Pisa, Nistri-Lischi,
1954, pp. 193-257; specifically on Gramsci’s theory of councils: pp. 200-204 (-&gt;54.02)</p>
</div>
<div id="ftn33">
<p><a name="_ftn33" href="#_ftnref33">[33]</a> Palmiro Togliatti, <em>Storia come pensiero e come azione</em>, in «Rinascita», XI, 1954, pp.
709-713 (-&gt;54.31);
this thesis was already claimed in the review by Giuseppe Carbone, <em>Un solo Gramsci</em>, in «Incontri Oggi», III, n. 10, 1954, p. 29 (-&gt;54.26).</p>
</div>
<div id="ftn34">
<p><a name="_ftn34" href="#_ftnref34">[34]</a> Togliatti, <em>Storia come pensiero…</em> cit., p.
709 (-&gt;54.31).</p>
</div>
<div id="ftn35">
<p><a name="_ftn35" href="#_ftnref35">[35]</a> Liguori, <em>Gramsci conteso</em> cit., p. 84.</p>
</div>
<div id="ftn36">
<p><a name="_ftn36" href="#_ftnref36">[36]</a> Gastone Manacorda, Carlo Muscetta, <em>Gramsci e
l’unità della cultura</em>, in «Società», X, 1954, pp. 1-22 (-&gt;54.17).</p>
</div>
<div id="ftn37">
<p><a name="_ftn37" href="#_ftnref37">[37]</a> Domenico Zucàro, <em>Vita del carcere di Antonio Gramsci</em>, Milano-Roma, Edizioni Avanti!,
1954 (-&gt;54.01).</p>
</div>
<div id="ftn38">
<p><a name="_ftn38" href="#_ftnref38">[38]</a> Nicola Matteucci, <em>La cultura italiana e il marxismo dal 1945 al </em><em>1951</em>, in «Rivista di
Filosofia», XLIV, 1953, pp. 61-85 (-&gt;53.14).</p>
</div>
<div id="ftn39">
<p><a name="_ftn39" href="#_ftnref39">[39]</a> Rodolfo Mondolfo, <em>Intorno a Gramsci e alla filosofia della prassi</em>, in «Critica
Sociale», XLVII, 1955, pp. 93-95; 105-108; 123-127 (-&gt;55.23); this essay is immediately published in a single volume: Id.<em>, </em><em>Intorno a Gramsci e alla filosofia della
prassi</em>, Prefazione di Enrico Bassi, Milano, Edizioni della «Critica
Sociale», 1955, pp. 20-61 (-&gt;55.09).</p>
</div>
<div id="ftn40">
<p><a name="_ftn40" href="#_ftnref40">[40]</a> Liguori, <em>Gramsci conteso</em> cit., p. 65.</p>
</div>
<div id="ftn41">
<p><a name="_ftn41" href="#_ftnref41">[41]</a> Eugenio Garin, <em>Cronache di filosofia italiana (1900-1943)</em>, Bari, Laterza, 1955 (-&gt;55.03).</p>
</div>
<div id="ftn42">
<p><a name="_ftn42" href="#_ftnref42">[42]</a> Giuseppe Petronio, <em>Gramsci e i tempi dell’anti-Croce</em>, in «Avanti!» [ed. romana], 14
settembre 1955 (-&gt;55.36).</p>
</div>
<div id="ftn43">
<p><a name="_ftn43" href="#_ftnref43">[43]</a> Antonio Gramsci, <em>Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce</em>, Einaudi,
Torino 1948.</p>
</div>
<div id="ftn44">
<p><a name="_ftn44" href="#_ftnref44">[44]</a> Petronio, <em>Gramsci e i tempi</em>… cit. (-&gt;55.36).</p>
</div>
<div id="ftn45">
<p><a name="_ftn45" href="#_ftnref45">[45]</a> Riccardo Venturini, <em>Le “Opere di Antonio Gramsci”</em>, in «Rassegna di Filosofia», IV,
1955, pp. 48-75 (-&gt;55.26); Gramsci’s quote
is taken from <em>Il materialismo storico…</em>
cit., p. 200.</p>
</div>
<div id="ftn46">
<p><a name="_ftn46" href="#_ftnref46">[46]</a> Roberto Guiducci, <em>Gramsci e la scienza: l'oggettività come conquista storica sociale</em>,
in «Questioni», I, n 4-5, 1955, pp. 29-45 (-&gt;55.18).</p>
</div>
<div id="ftn47">
<p><a name="_ftn47" href="#_ftnref47">[47]</a> Nikolai Bucharin, <em>Theorie des historischen Materialismus. Gemeinverständliches Lehrbuch
der Marxistischen Soziologie</em>, autorisierte Übersetzung aus dem Russischen
von Frida Rubiner, Hamburg, Verlag der Kommunistischen Internationale, 1922;
orignal edition appears on preveious december Id.
<em>Теория исторического
материализма. Популярный учебник марксистской социологии</em>, Москва,
Госиздат, 1921.</p>
</div>
<div id="ftn48">
<p><a name="_ftn48" href="#_ftnref48">[48]</a> Guido Liguori, <em>Ideologia</em>, in <em>Le</em><em> </em><em>parole</em><em> </em><em>di</em><em> </em><em>Gramsci</em><em>.
</em><em>Per un lessico dei Quaderni del carcere</em>, a cura di Fabio
Frosini e Guido Liguori, Roma, Carocci, 2004, p. 141-142.</p>
</div>
<div id="ftn49">
<p><a name="_ftn49" href="#_ftnref49">[49]</a> Derek Boothman, <em>Traduzione e traducibilità</em>, in Liguori,
<em>Le parole…</em> cit., p. 252.</p>
</div>
<div id="ftn50">
<p><a name="_ftn50" href="#_ftnref50">[50]</a> Three articles by Livio Maitan, <em>Gramsci e Trotzky. </em><em>La speculazione di un
intellettuale staliniano</em>, <em>Gramsci ignorava
le reali posizioni di Trotsky</em> and <em>Ancora
su Trotzky e Gramsci</em>, in «Bandiera Rossa», II, n. 5, 6, 7, 1951.</p>
</div>
<div id="ftn51">
<p><a name="_ftn51" href="#_ftnref51">[51]</a> Livio Maitan, <em>Attualità di Gramsci e politica comunista</em>, Schwarz, Milano 1955 (-&gt;55.04).</p>
</div>
<div id="ftn52">
<p><a name="_ftn52" href="#_ftnref52">[52]</a> <em>Ivi</em>, p. 24.</p>
</div>
<div id="ftn53">
<p><a name="_ftn53" href="#_ftnref53">[53]</a> Liguori, <em>Gramsci conteso</em>, cit., p. 92</p>
</div>
<div id="ftn54">
<p><a name="_ftn54" href="#_ftnref54">[54]</a> Romolo Marri, <em>L'intelletto organico</em>, in «Il Contemporaneo», III, n. 17, 28 aprile
1956, p. 7 (-&gt;56.28).</p>
</div>
<div id="ftn55">
<p><a name="_ftn55" href="#_ftnref55">[55]</a> Paolo Spriano, <em>La società civile</em>, in «Il Contemporaneo», III, n. 22, 2 giugno
1956, p. 6 (-&gt;56.32).</p>
</div>
<div id="ftn56">
<p><a name="_ftn56" href="#_ftnref56">[56]</a> Mario Alicata, <em>Troppo poco Gramsciani</em>, In «Il Contemporaneo», III, n. 26, 30
giugno 1956, pp. 6-7 (-&gt;56.26).</p>
</div>
<div id="ftn57">
<p><a name="_ftn57" href="#_ftnref57">[57]</a> Articles by Italo Calvino, <em>Nord e Roma-sud</em> and Ludovico Geymonat,
<em>Troppo idealismo</em>, respectively
pubblished in the issues 13 and 14 on 1956 in «Il Contemporaneo»; these and the previous works
on the debate are collected in <em>Gli
intellettuali di sinistra e la crisi del </em><em>1956</em>, a cura di Giuseppe
Vacca, Roma, Editori Riuniti, 1978.</p>
</div>
<div id="ftn58">
<p><a name="_ftn58" href="#_ftnref58">[58]</a> Carlo Leopoldo OTTINO,
<em>Concetti fondamentali nella teoria
politica di Antonio Gramsci</em>, Feltrinelli, Milano 1956 (-&gt;56.02).</p>
</div>
<div id="ftn59">
<p><a name="_ftn59" href="#_ftnref59">[59]</a> Jocteau, <em>Leggere Gramsci...</em>, cit., p.
65.</p>
</div>
<div id="ftn60">
<p><a name="_ftn60" href="#_ftnref60">[60]</a> Ottino, <em>Premessa</em>, in <em>Concetti
fondamentali…</em> cit., p. 9 (-&gt;56.02).</p>
</div>
<div id="ftn61">
<p><a name="_ftn61" href="#_ftnref61">[61]</a> Battista Santhià, <em>Con Gramsci all’Ordine Nuovo</em>, Editori Riuniti, Roma 1956 (-&gt;56.03).</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded> 


       <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>er64480</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2009-03-21T16:08:32Z</dc:date>        <dc:type>Page</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/english-a-path-among-topics">        <title>English - A path among topics</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/english-a-path-among-topics</link>        <description></description>

<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[
<h3>For Gramsci’s biography</h3>
<p>Regarding Gramsci’s biography,
historiography from 1952 to 1956 is split up in two fields: the one about young
Gramsci and the one about the period in prison. Another formal partition is
between writings based on personal evidences and the ones resting on
unpublished sources or documents from archives.</p>
<p>Evidences on Gramsci’s youth period
relate most of all about the factory councils experiences: from Santhià’s
article, <em>Discutendo con Gramsci</em>
(Discussing with Gramsci)<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>, where his personal
discussions with Gramsci about political strategies are thought back, to the
memories of Giovanni Carsano who illustrates the sardinian’s speeches at the
worker’s meetings<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>,
then even a poetry by Velso Mucci, where the communist leader-to-be is painted
as a «shepherd of men»<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a> while walking trough the
Arcades in the center of Turin to the workshops in the suburbs.</p>
<p>After plentiful evidences left by
Angelo Tasca, on the pages of «Il Mondo»<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>, on the occasion of the
release of the collection «Ordine Nuovo», Umberto Terracini too decides to
share his memories on the columns of «Calendario del Popolo»<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a> and the following year he
describes a toast during the night the italiana communist party was founded<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>. In a page of communist
journal «Vie Nuove» Felice Chilanti collects some memories of communist
militants from Livorso who were there in 1921 and their contacts with Gramsci<a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p>About the previous period in
Gramsci’s life an evidence is even given by Gaetano Salvemini<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a>, who referring to a passge
of the <em>Southern question</em><a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>, tells exactly what
happened when Gramsci and the socialists in Turin proposed him
to stand for political elections in 1914.</p>
<p>Even in other people’s biographies
we can find some fragments of deep memories about the founder of «Ordine
Nuovo», for example in an obituary that Alicata writes for Ruggero Grieco: «one
of the most brilliant followers of Gramsci’s work»<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>; also in the rebuilding
of Gaetano Sozzi’s absconding in Turin<a name="_ftnref11" href="#_ftn11">[11]</a>, the Sardinian has a
crucial role pushing him to leave for USSR.</p>
<p>Along the lines of this evidences
devoted to the «Ordine Nuovo» period, a much more organic work is the
above-mentioned Santhià, where personal memories help to think back to those
years when the working class in Turin roused with an intense organization
headed by Gramsci.</p>
<p>Among the works based on direct
primary sources about the pre-prison period Domenico Zucàro helps us
understanding Gramsci’s relationship with Sardinia editing his correspondance with Lussu<a name="_ftnref12" href="#_ftn12">[12]</a> or he wirtes about his
stay in Rome<a name="_ftnref13" href="#_ftn13">[13]</a>.</p>
<p>This same period is most of all
considered by wide histories of pci
and its foundation, where Gramsci’s shadows fades just after the Congress in
Lyons, to appear again suddenly because of his death in 1937: examples are by
Robotti and Germanetto<a name="_ftnref14" href="#_ftn14">[14]</a>, or Galli and Bellini’s
work<a name="_ftnref15" href="#_ftn15">[15]</a>, or Gruppi and Modica’s
pamphlet<a name="_ftnref16" href="#_ftn16">[16]</a>,
but even an informal biography about Togliatti written by Marcella and Maurizio
Ferrara<a name="_ftnref17" href="#_ftn17">[17]</a>. Gramsci’s thought and
role, even with strained interpretations or failures emerges greatly in “II
Quaderno” of «Rinascita»<a name="_ftnref18" href="#_ftn18">[18]</a>.</p>
<p>Really few are memories about
Gramsci as prisoner: Aurelio Fontana remembers some anecdotes on Gramsci’s
detention in Turi<a name="_ftnref19" href="#_ftn19">[19]</a>, Arturo Pescarzoli tells
about the time he spent with Gramsci in the penitentiary «del Carmine» in Naples<a name="_ftnref20" href="#_ftn20">[20]</a>, while Giovanni Carsano describes the trial at Tribunale Speciale,
then tells about cultural activities organized by Gramsci and bureaucratic vicissitudes
for the transfer to Turi<a name="_ftnref21" href="#_ftn21">[21]</a>.</p>
<p>Domenico Zucàro excels in the
historical studies dedicated to Gramsci’s biography after the arrest. Every
prisoner’s shift is methodically followed by the author and where possibile
reproduces records and documents. From arrest to internment<a name="_ftnref22" href="#_ftn22">[22]</a>, from San Vittore<a name="_ftnref23" href="#_ftn23">[23]</a> to «Qui si sana» clinic<a name="_ftnref24" href="#_ftn24">[24]</a>, till his death<a name="_ftnref25" href="#_ftn25">[25]</a>, every event is
reconstructed in single essays published in journals, magazines and newspapers;
all these partial works merged in 1954 in a monograph by Zucàro dedicated to the life of Gramsci in prison<a name="_ftnref26" href="#_ftn26">[26]</a>.</p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="BF">***</p>
<p>Many of the works published in
these years (1952-1956) are about Gramsci’s philosophy inside of marxist
tradition or a comparison with Croce or crocianism, with the cultural
background absorbed in Turin or the relationship between culture and politics. We can also find
a large number of studies dedicated to multiple branches of Gramscian thought:
from historiography to literature, from folklore to the southern question,
studies on structure of factories, of parties, to the concept of «passive
revolution» and even observations on pedagogy or cinema.</p>
<p>Regarding the ordinovist period studies
analize the growing political sistem and the ideological assumptions of russian
Revolution some with comparison with marxist orthodoxy.</p>
<p>Another strong topic is the
discussion about knowledge, influence and use of Gramsci’s work in contemporary
italian and foreigner culture.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Antonio Gramsci’s philosophy in marxist tradition</h3>
<p>In a study about Antonio Labriola’s
socialist doctrine, Luciano Cafagna emploies the notes in <em>Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce</em> to
explain and reject Trockij’s cursory critics to Labriola<a name="_ftnref27" href="#_ftn27">[27]</a>, but even more explicit, Liliano Faenza<a name="_ftnref28" href="#_ftn28">[28]</a> realizes how Gramsci’s work reminds to Labriola’s assumptions on
indipendence of the philosophy of praxis, the Sardinian is represented then as
the heir who overcomes the breaking between theorie and praxis through the experience
of «Ordine Nuovo» and claiming the concept of hegemony. A comparison
established by Faenza between Gramsci’s critics against Bukharin and the one of Labriola
against positivism take us to an essay by Mondolfo<a name="_ftnref29" href="#_ftn29">[29]</a> where he agrees , with
Labriola’s original and indipendent concept of reality, to Gramsci’s
explanation about Bukharin’s orthodox marxism. In the same year another essay
by Riccardo Venturini<a name="_ftnref30" href="#_ftn30">[30]</a> identifies in Labriola’s
statement of philosophical indipendence of historical materialism an harbinger
of Gramscian work and of strong critics against determinism.</p>
<p>This last two essays analize deeply
the critical study of Bukharin’s <em>Historical
Materialism</em>: Venturini, particularly, finds there a start<em> </em>for Gramscian topics: analysis on
objectivity, on «Common Sense», or, epistemology. Still in 1955 Roberto
Guiducci faces these same issues in his above-mentioned work<a name="_ftnref31" href="#_ftn31">[31]</a> (maybe stimulated after
Mondolfo’s essay), whose humanistic limitations bring also the quality to approach
topics in a less speculative and polemical way that comes with the ability to
focus on Gramsci’s comments on formal logic and mathematics.</p>
<p>Critics on scientific ideologism
were previously showed by Manacorda and Muscetta in their aforesaid essay on
Gramsci and the unity of culture, where the issue of knowledge is revised in
its purpose of «<em>dominance</em> of reality»<a name="_ftnref32" href="#_ftn32">[32]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Politics and culture</h3>
<p>The relationship between politics
and culture, an essential topic in Gramscian thought, is analized by Nicola
Matteucci<a name="_ftnref33" href="#_ftn33">[33]</a>
stressing political and moral support to the party; also Mondolfo’s critics<a name="_ftnref34" href="#_ftn34">[34]</a> about bolshevik influence
on Gramscian thought are focused on this problem, where a loss of indipendence
in the relationship between freedom and authority is read as an overturning of
the philosophy of praxis; or critics by Garosci to the «renewal of
totalitarism»<a name="_ftnref35" href="#_ftn35">[35]</a>
in Gramsci, which «essentially rests on a purged idea about a “jump” out of
social contraddictions thanks to an iron organization, that tries to bind
itself with intellectual strenght and tries to submit them»<a name="_ftnref36" href="#_ftn36">[36]</a>.</p>
<p>Probably the coeval historical
situation affects Mondolfo and Garosci’s critics, already in 1953 on the
journal «Scuola e Città» Lamberto Borghi identifies, as comparison to Gentile
and Croce’s conceptions, some limitations of Gramsci’s idea of freedom in the unavoidable
authoritarian and bureaucratic degeneration of communist ideology<a name="_ftnref37" href="#_ftn37">[37]</a>.</p>
<p>Definitely much more optimistic is
Guiducci, who, at the end of 1954, writes an essay about the issue of culture
for the Left<a name="_ftnref38" href="#_ftn38">[38]</a>:
the leninist idea of “partisanship” of culture is well accepted, with the
example of Gramsci, for a cultural renewal truly revolutionary and, as he
develops the following year in a pamphlet on thaw and leftist culture<a name="_ftnref39" href="#_ftn39">[39]</a>: hazard and political
attempt were, for the Sardinian, also the philosophical and cultural research,
or as said in <em>Socialismo e verità</em><a name="_ftnref40" href="#_ftn40">[40]</a>, scientific research is
considered as an integral part of an active and aware political participation.</p>
<p>Franco Rizzo<a name="_ftnref41" href="#_ftn41">[41]</a>, on the contrary, denies
any theoretical importance in the relationship between culture and politics in
Gramsci’s thought: he claims the nature of document of the Prison notebooks for
studies about cultural events of fascism, but, unlike all previous essays, as
we can notice with his footnotes, this one is based just on secondary sources
and the author shows a methodical knowledge only about the <em>Letters</em><a name="_ftnref42" href="#_ftn42">[42]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Croce after Gramsci</h3>
<p>Romano Pasi’s evidence<a name="_ftnref43" href="#_ftn43">[43]</a>, a reader of «Incontri»,
for a report on the meaning of Benedetto Croce’s work, clearly points out the
state of assimilation of the Neapolitan philosopher as an antagonist to young
generations, but his deep tie with Gramscian teaching is recognized; further
yet is the interpretation of Armando Parlato<a name="_ftnref44" href="#_ftn44">[44]</a>, who states that
Gramsci’s thought, even if refers to Marxism, develops in Croce’s idealistic
line because of its subjectivist features verging to deny the existence of
anything out of human’s consciousness and action, and puts superstructure and
structure at the same level determining historical process.</p>
<p>A year before Nino Valeri’s Lessons
on Modern History<a name="_ftnref45" href="#_ftn45">[45]</a>, which shows the
dialectical relationship between the Prison Notebooks and Croce’s philosophy,
and before the above-mentioned Garin’s work<a name="_ftnref46" href="#_ftn46">[46]</a> with Petronio’s review<a name="_ftnref47" href="#_ftn47">[47]</a>, which finds there a
contribution building the «Anti-Croce» wished by Gramsci, Liliano Faenza<a name="_ftnref48" href="#_ftn48">[48]</a> reminds that the path
against italian neoidealism was opened by the Prison Notebooks.</p>
<p>Furio Diaz writes a philosophical
essay on Gramsci’s reading of Croce’s historicism, he sees how the Sardinian
push «historicity to its extreme consequences», «even if in some way, that
means a substantial upsetting of the planning out of historicism»<a name="_ftnref49" href="#_ftn49">[49]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>The Torinese School and
Piero Gobetti</h3>
<p>The relationship and most of all
the contribution of Gramsci to the cultural unrest lived in Turin at the
beginning of the century, is recalled by a charismatic character of Torinese
culture: Gioele Solari<a name="_ftnref50" href="#_ftn50">[50]</a>, filtered by the figure
of Piero Gobetti, a young intellectual who seized the importance of the working
class in his town and went actively through the influence of the theoritical
forefronts for the councils movement: the group of «Ordine Nuovo» led by
Gramsci.</p>
<p>A Solari’s pupil, antifascist
militant since the beginning, Aldo Garoci<a name="_ftnref51" href="#_ftn51">[51]</a>, in his analysis of Gramscian
theories don’t leave out the cultural experience at the University of Turin and
the council struggle among the roots of the future activities of the communist
leader-to-be.</p>
<p>Lucio Lombardo Radice<a name="_ftnref52" href="#_ftn52">[52]</a> finds in the thorough
critics to pre-fascist democracy some of the essential premises to antifascism
shared by Gramsci and Gobetti. Another Torinese, Claudio Gorlier<a name="_ftnref53" href="#_ftn53">[53]</a>, criticizes with groundless
harshness what he thinks is Gramsci’s narrow ideology, which hindered him to
understand the ideal, political and military strength of Piedmontese
bourgeoisie, who later struggled for italian Resistenza.</p>
<p>Relating the figures of Gramsci and
Gobetti, out of the Torinese scene, is Nino Valeri in his historical overview
from Giolitti to Mussolini<a name="_ftnref54" href="#_ftn54">[54]</a>, where Gobetti’s activity
is considered influences by the «Ordine Nuovo» strategy focused on the alliance
among the working class in the cities and peasants in the South of Italy; still
supporting the importance of «Ordine Nuovo» experience for Gobetti is Giuseppe
Pasquariello<a name="_ftnref55" href="#_ftn55">[55]</a>.</p>
<p>&nbsp;&nbsp; &nbsp;</p>
<h3>«Ordine Nuovo» and Factory Councils</h3>
<p>On XV anniversary of Antonio
Gramsci’s death, Giacinto Cardona<a name="_ftnref56" href="#_ftn56">[56]</a> writes a preliminary
remark to the republishing of famous article <em>Socialismo e cultura</em><a name="_ftnref57" href="#_ftn57">[57]</a>, where emerges a view of
cultural activity that cannot be left to spontaneity, it is also stressed the
proximity to Lenin’s thought in a moment when Gramsci was almost unknown. On
the contrary, Armando Parlato<a name="_ftnref58" href="#_ftn58">[58]</a> doesn’t want Gramsci’s
work in the Leninist-Marxist tradition, with Gennaro Fabbrocino they states an
essential extraneousness of the communist leader to the true interpretations of
the process that leads to proletarian revolution, reaching in this way
productional deviations.</p>
<p>Among reviews on the collection:
Giuseppe Carbone<a name="_ftnref59" href="#_ftn59">[59]</a>
identifies in the whole Gramsci’s work a “unique” Gramsci, therefore yet in the
«Ordine Nuovo» period we can perceive main themes of the Prison Notebooks;
likewise, Carlo Salinari<a name="_ftnref60" href="#_ftn60">[60]</a> considers that the issue
of civilization of working class, implicit in following works, is already
strongly present in early articles. Liliano Faenza<a name="_ftnref61" href="#_ftn61">[61]</a> stresses Marxist
assumptions and centrality of the Leninist experience.</p>
<p>From December 1954 to the following
Februar, on the anarchic monthly journal of Livorno «L’Impulso», Pier Carlo
Masini writes an essay in three parts published later in 1956 as a pamphlet about
Gramsci and «Ordine Nuovo» according to a libertarian<a name="_ftnref62" href="#_ftn62">[62]</a>, where, in spite of some
critic articles about anarchists, Masini recognizes a community of views
between Gramsci and the anarchists about the «libertarian kernel» of the
council experience.</p>
<p>Ottino, likewise, thinks that the
council system is to be considered as an expression of «true workers’
democracy»<a name="_ftnref63" href="#_ftn63">[63]</a>;
while Alicata<a name="_ftnref64" href="#_ftn64">[64]</a>,
in the wake of Carbone’s review, underlines the relationship between this
collection with the Prison Notebooks in a moment when political struggle, at a
crossroads between fascism and revolution, and in Gramsci’s works emerge the
transposition in the action of method and objective research of the truth; on
the contrary, Matteucci<a name="_ftnref65" href="#_ftn65">[65]</a> rejects the thesis of
continuity in the whole Gramscian work, suggesting essential reasons of the antithesis
between this two moments of his political reflection. Giuliano Pischel<a name="_ftnref66" href="#_ftn66">[66]</a> points out another
subdivision, but inside the same articles collection: a theoretical as
propaganda and the other one historical devoted to the features of the councils
experience. A latter review of Gramsci’s political journalism is due to Roberto
Guiducci<a name="_ftnref67" href="#_ftn67">[67]</a>
on the very first issue of his journal «Ragionamenti», where issues of a new
framework as Factory Councils are analyzed as a spur for ideological reworking.</p>
<p>In 1955 the work of Livio Maitan<a name="_ftnref68" href="#_ftn68">[68]</a> is published: theoretical
core is exactly the «Ordine Nuovo» experience, maybe after critics such as the
ones of Parlato and Fabbrocino, the trotskyst leader stand up for Gramsci’s
choice, guided by political circumstances, to create these institutions that
established a dualism of powers, as regards the orthodox choice of a new
revolutionary direction for italian working class.</p>
<p>In conference about a the dialogue
between Communists and Catholics, an authoritative leader as Giancarlo Pajetta<a name="_ftnref69" href="#_ftn69">[69]</a> chooses an article of
Gramsci<a name="_ftnref70" href="#_ftn70">[70]</a> to show not just
communist traditional overture for a dialogue between working class and peasants,
Socialists and Catholics, but the Communists’ need to create a system of
political balance with ecclesiastical institutions.</p>
<p>In a presentation<a name="_ftnref71" href="#_ftn71">[71]</a> of three articles<a name="_ftnref72" href="#_ftn72">[72]</a>, one of them about
Catholics, Anna Pagliuca notices the ability, a feature already of young
Gramsci, to discover steady significance in the history of Italy
going up from even the slightest events.</p>
<p>To come to an end with this period,
the above-mentioned work of Ottino dedicates to the councils period just a
unique paragraph in the chapter dedicated to young Gramsci’s education, but his
description of relationship between union, party and council, even succinct, is
many-sided.</p>
<p>After two years since the
publishing of «Ordine Nuovo» collection it is not yet satisfying, for depth and
organic unity, what has been said till 1956 about the Councils theory and in
general about Gramsci’s biography in the period of the «red biennium».</p>
<div><br clear="all" />
<hr align="left" size="1" width="33%" />


<div id="ftn1">
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Battista Santhià, <em>Discutendo con Gramsci</em>, in «L’Unità» [ed. piemontese], XIX, n. 24,
27 gennaio 1952, p. 3 (-&gt;52.52).</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Giovanni Carsano, <em>Gramsci e gli operai</em>, in «L’Unità» [ed. piemontese], XXX, n. 100,
26 aprile 1953, p. 3 (-&gt;54.34).</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Velso Mucci, <em>Ricordo di Gramsci</em>, in Id.,
<em>L’umana compagnia</em>, Roma, Il Costume,
1953, pp. 75-78 (-&gt;53.41).</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> Tasca, <em>I primi dieci anni…</em> cit. (-&gt;53.38).</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> Umberto<em> </em>Terracini,
<em>Gramsci e «L'Ordine Nuovo» nel tempestoso
biennio ’19-’20</em>. <em>Matura lo scontro
decisivo nel caos dell'immediato dopoguerra</em> and <em>Gramsci e i consigli di fabbrica</em>, in «Il Calendario del Popolo»,
XI, 1955, p. 1906 and 1931 (-&gt;55.25).</p>
</div>
<div id="ftn6">
<p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> Umberto Terracini, <em>Brindisi notturno per la nascita del partito</em>, in «Vie Nuove», XI,
1956, pp. 12-13 (-&gt;56.33).</p>
</div>
<div id="ftn7">
<p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> Felice Chilanti, <em>Livorno. Parlano i testimoni della nascita del Pci</em>, in «Vie Nuove»
[Roma], XI (1956) pp. 10-12, 14 (-&gt;56.27).</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> Gaetano Salvemini, <em>Prefazione</em>, in <em>Scritti sulla
questione meridionale (1896-1955)</em>, Torino, Einaudi, 1955, pp. XXIII-XXVI (-&gt;55.11).</p>
</div>
<div id="ftn9">
<p><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> Gramsci, <em>La questione
meridionale</em>, a cura della Commissione culturale della Federazione torinese del Pci,
Tipografia popolare, Torino 1949.</p>
</div>
<div id="ftn10">
<p><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> Mario Alicata, <em>Un allievo di Gramsci</em>, in<em> </em>«Il
Contemporaneo», II, n. 32, 6 agosto 1955, p. 1 (-&gt;55.38).</p>
</div>
<div id="ftn11">
<p><a name="_ftn11" href="#_ftnref11">[11]</a> Felice Chilanti, <em>A Torino a L’Ordine Nuovo</em> and <em>Con
Antonio Gramsci</em>, in <em>Gastone Sozzi</em>,
Roma, Edizioni di Cultura Sociale, 1955, pp. 99-111 (-&gt;55.06).</p>
</div>
<div id="ftn12">
<p><a name="_ftn12" href="#_ftnref12">[12]</a> Domenico Zucàro, <em>Antonio Gramsci e </em><em>la Sardegna. Carteggio</em><em> inedito Gramsci-Lussu</em>, in «Mondo Operaio», V, n. 1, 6 gennaio 1952, pp.
18-20 (-&gt;52.25).</p>
</div>
<div id="ftn13">
<p><a name="_ftn13" href="#_ftnref13">[13]</a> Domenico Zucàro, <em>Gramsci a Roma</em>, in «L’Unità» [ed. romana], XXIX, n. 20, 23 gennaio
1952; a transcription of original documents is available in Id., <em>Due
lettere inedite di Antonio Gramsci</em>, in «Mondo Operaio», V, n. 11, 7 giugno
1952, pp. 17-18 (-&gt;52.56).</p>
</div>
<div id="ftn14">
<p><a name="_ftn14" href="#_ftnref14">[14]</a> Paolo Robotti, Giovanni Germanetto, <em>Un grave
lutto del P.C.I.: la morte di Antonio Gramsci</em>, in <em>Trent'anni di lotte dei comunisti italiani. 1921-1951</em>, Roma,
Edizioni di cultura sociale, 1952, pp. 163-166 (-&gt;52.03).</p>
</div>
<div id="ftn15">
<p><a name="_ftn15" href="#_ftnref15">[15]</a> Fulvio Bellini,
Giorgio Galli, <em>Storia del Partito Comunista Italiano</em>,
Milano, Schwarz, 1953 (-&gt;53.03).</p>
</div>
<div id="ftn16">
<p><a name="_ftn16" href="#_ftnref16">[16]</a> Luciano Gruppi, Enzo Modica, <em>Il Partito
Comunista Italiano (1921-1955)</em>, Roma, Edizioni di Cultura Sociale, 1955 (-&gt;55.12).</p>
</div>
<div id="ftn17">
<p><a name="_ftn17" href="#_ftnref17">[17]</a> Marcella Ferrara, Maurizio Ferrara, <em>Conversando con Togliatti</em>, Roma, Edizioni di Cultura Sociale, 1953
(-&gt;53.02).</p>
</div>
<div id="ftn18">
<p><a name="_ftn18" href="#_ftnref18">[18]</a> [Togliatti] <em>Trenta anni di vita e lotte…</em> cit. (-&gt;52.01).</p>
</div>
<div id="ftn19">
<p><a name="_ftn19" href="#_ftnref19">[19]</a> Aurelio Fontana, <em>Cinque aneddoti della vita carceraria di Antonio Gramsci</em>, in
«Rinascita», IX, 1952, pp. 170-171 (-&gt;52.13).</p>
</div>
<div id="ftn20">
<p><a name="_ftn20" href="#_ftnref20">[20]</a> Antonio Pescarzoli, <em>Due giorni di carcere in compagnia di Antonio Gramsci. Vecchi ricordi
di un detenuto politico</em>, in «Il Messaggero», 23 settembre 1953 (-&gt;53.37).</p>
</div>
<div id="ftn21">
<p><a name="_ftn21" href="#_ftnref21">[21]</a> Giovanni Carsano, <em>In carcere con </em>Gramsci, in «Rinascita» [Roma], X (1953), pp.
166-168 (à 53.08).</p>
</div>
<div id="ftn22">
<p><a name="_ftn22" href="#_ftnref22">[22]</a> Domenico Zucàro, <em>L’Arresto di Antonio Gramsci e l’assegnazione al confino</em>, in
«Movimento Operaio», V, 1953, pp. 56-67 (-&gt;53.24).</p>
</div>
<div id="ftn23">
<p><a name="_ftn23" href="#_ftnref23">[23]</a> Domenico Zucàro, <em>Antonio
Gramsci a S. Vittore per l'istruttoria del “processone” (Con alcuni documenti
inediti)</em>, in «Il Movimento di
Liberazione in Italia», IV, 1952, pp. 3-16 (-&gt;52.26).</p>
</div>
<div id="ftn24">
<p><a name="_ftn24" href="#_ftnref24">[24]</a> Domenico Zucàro, <em>Dalla cella
di Turi alla clinica «Qui si sana»</em>, in «Mondo Operaio», V, 1952, pp. 16-19
(-&gt;52.27).</p>
</div>
<div id="ftn25">
<p><a name="_ftn25" href="#_ftnref25">[25]</a> Domenico Zucàro,<em> La morte di Gramsci</em>, in «Mondo Operaio», VI , n. 9, 2 maggio 1953,
p. 14-15 (-&gt;53.25).</p>
</div>
<div id="ftn26">
<p><a name="_ftn26" href="#_ftnref26">[26]</a> Domenico Zucàro, <em>Vita del carcere …</em> cit., (-&gt;54.01).</p>
</div>
<div id="ftn27">
<p><a name="_ftn27" href="#_ftnref27">[27]</a> Luciano Cafagna, <em>Antonio Labriola e la «coscienza socialista» in Italia</em>, in
«Movimento Operaio», VI, 1954, p. 667 (-&gt;54.07</p>
</div>
<div id="ftn28">
<p><a name="_ftn28" href="#_ftnref28">[28]</a> Liliano Faenza, <em>Labriola e Gramsci</em>, in «Mondo Operaio», VII, 1954, pp. 15-17 (-&gt;54.11).</p>
</div>
<div id="ftn29">
<p><a name="_ftn29" href="#_ftnref29">[29]</a> Mondolfo, <em>Intorno a Gramsci… </em>cit. (-&gt;55.23).</p>
</div>
<div id="ftn30">
<p><a name="_ftn30" href="#_ftnref30">[30]</a> Riccardo Venturini, <em>Le “Opere di Antonio Gramsci”, </em>in «Rassegna di filosofia», IV,
1955, pp. 48-75 (-&gt;55.26).</p>
</div>
<div id="ftn31">
<p><a name="_ftn31" href="#_ftnref31">[31]</a> Guiducci, <em>Gramsci e la scienza…</em> cit. (-&gt;55.18)</p>
</div>
<div id="ftn32">
<p><a name="_ftn32" href="#_ftnref32">[32]</a> Manacorda, Muscetta, <em>Gramsci e l’unità…</em> cit., p. 4 (-&gt;54.17).</p>
</div>
<div id="ftn33">
<p><a name="_ftn33" href="#_ftnref33">[33]</a> Nicola Matteucci, <em>Cultura e politica</em>, in «Il Mulino», I, 1952, pp. 161-169 (-&gt;52.17).</p>
</div>
<div id="ftn34">
<p><a name="_ftn34" href="#_ftnref34">[34]</a> Mondolfo, <em>Intorno a Gramsci… </em>cit. (-&gt;55.23).</p>
</div>
<div id="ftn35">
<p><a name="_ftn35" href="#_ftnref35">[35]</a> Garosci, <em>Totalitarismo e storicismo…</em>
cit., p. 241 (-&gt;54.02).</p>
</div>
<div id="ftn36">
<p><a name="_ftn36" href="#_ftnref36">[36]</a> <em>Ibidem.</em></p>
</div>
<div id="ftn37">
<p><a name="_ftn37" href="#_ftnref37">[37]</a> Lamberto Borghi, <em>Gramsci e i marxisti</em>, in <em>L'attuale
dibattito sulla libertà in Italia e la sua portata educativa</em>, in «Scuola e
Città», III, 1953, pp. 352-357 (-&gt;53.07).</p>
</div>
<div id="ftn38">
<p><a name="_ftn38" href="#_ftnref38">[38]</a> Roberto Guiducci, <em>La questione della cultura di sinistra</em>, in «Questioni», I, n. 5-6,
1954, pp. 45-58 (-&gt;54.14).</p>
</div>
<div id="ftn39">
<p><a name="_ftn39" href="#_ftnref39">[39]</a> Id., <em>Pamphlet sul disgelo e sulla cultura di
sinistra</em>, in «Nuovi Argomenti», III, nn.17-18, 1955-1956, pp. 83-108 (-&gt;55.19).</p>
</div>
<div id="ftn40">
<p><a name="_ftn40" href="#_ftnref40">[40]</a> Id., <em>Socialismo e verità. Pamphlets di politica e
cultura</em>, Torino, Einaudi, 1956, pp. 138-279 (-&gt;56.05).</p>
</div>
<div id="ftn41">
<p><a name="_ftn41" href="#_ftnref41">[41]</a> Franco Rizzo, <em>Cultura e politica in Antonio Gramsci</em>, in «L'osservatore politico
letterario», II, n. 4 and n. 6, 1956, pp. 35-46, 55-66 (-&gt;56.16).</p>
</div>
<div id="ftn42">
<p><a name="_ftn42" href="#_ftnref42">[42]</a> Gramsci, <em>Lettere dal carcere</em>, Einaudi, Torino 1947;
nuova ediz., a cura di Sergio Caprioglio, Elsa Fubini, 1965.</p>
</div>
<div id="ftn43">
<p><a name="_ftn43" href="#_ftnref43">[43]</a> Romano Pasi, <em>Croce dopo Gramsci</em>, in «Incontri Oggi», II, 1953, pp. 6-7 (-&gt;53.18).</p>
</div>
<div id="ftn44">
<p><a name="_ftn44" href="#_ftnref44">[44]</a> Armando Parlato, <em>Qualche nota all'articolo di Lukács su "L'Estetica"</em>, in
«Battaglia Comunista», XIV, 1953, p. 2 and Id.,
<em>Nota su Gramsci</em>, in «Prometeo», VII,
1954, pp. 20-27 (-&gt;53.17).</p>
</div>
<div id="ftn45">
<p><a name="_ftn45" href="#_ftnref45">[45]</a> Nino Valeri, <em>La crisi del socialismo nel dopoguerra. Gramsci</em>, in <em>Lezioni di Storia Moderna. Appunti intorno
alla crisi del primo dopoguerra</em>, Milano, «La Goliardica» Edizioni Universitarie, 1955, pp. 85-91 (-&gt;55.08).</p>
</div>
<div id="ftn46">
<p><a name="_ftn46" href="#_ftnref46">[46]</a> Garin,
<em>Cronache di filosofia…</em> cit. (-&gt;55.03).</p>
</div>
<div id="ftn47">
<p><a name="_ftn47" href="#_ftnref47">[47]</a> Petronio, <em>Gramsci e i tempi…</em> cit. (-&gt;55.36).</p>
</div>
<div id="ftn48">
<p><a name="_ftn48" href="#_ftnref48">[48]</a> Faenza, <em>Labriola e Gramsci</em> cit. (-&gt;54.11).</p>
</div>
<div id="ftn49">
<p><a name="_ftn49" href="#_ftnref49">[49]</a> Furio Diaz, <em>Sviluppi dello storicismo crociano</em>, in Id., <em>Storicismi e
storicità</em>, Firenze, Parenti, 1956, pp. 24-61 (-&gt;56.04).</p>
</div>
<div id="ftn50">
<p><a name="_ftn50" href="#_ftnref50">[50]</a> Gioele Solari, <em>Aldo Mautino nella tradizione culturale torinese da Gobetti alla
Resistenza</em>, a cura di Norberto Bobbio, in Aldo Mautino, <em>La formazione
della filosofia politica di Benedetto Croce</em>, Laterza, Bari 1953, pp. 3-132
(-&gt;53.05).</p>
</div>
<div id="ftn51">
<p><a name="_ftn51" href="#_ftnref51">[51]</a> Garosci, <em>Totalitarismo e storicismo…</em>
cit. (-&gt;54.02).</p>
</div>
<div id="ftn52">
<p><a name="_ftn52" href="#_ftnref52">[52]</a> Lucio Lombardo-Radice, <em>Gramsci: le forze sociali portatrici di avvenire,</em> in <em>Antifascismo – restaurazione e antifascismo
– rivoluzione</em>, in «Incontri Oggi», II, 1954, p. 5 (-&gt;54.16).</p>
</div>
<div id="ftn53">
<p><a name="_ftn53" href="#_ftnref53">[53]</a> Claudio Gorlier, <em>Elogio del Piemonte</em>, in «Paragone», VI, 1955, pp. 58-65 (-&gt;55.17).</p>
</div>
<div id="ftn54">
<p><a name="_ftn54" href="#_ftnref54">[54]</a> Nino Valeri, <em>Gobetti e Gramsci</em>, in Id.,
<em>Da Giolitti a Mussolini</em>, Firenze,
Parenti, 1956, pp. 217-21 (-&gt;56.07).</p>
</div>
<div id="ftn55">
<p><a name="_ftn55" href="#_ftnref55">[55]</a> Giuseppe Pasquariello, <em>Gobetti e l'«Ordine Nuovo»</em>, in «Incontri Oggi», V, 1956, pp. 35-39
(-&gt;56.15).</p>
</div>
<div id="ftn56">
<p><a name="_ftn56" href="#_ftnref56">[56]</a> Giacinto Cardona, <em>Socialismo e cultura. 27 aprile - XV Anniversario della morte di
Antonio Gramsci</em>, in «Mondo Operaio», V , n. 9, 3 maggio 1952, pp. 11-12 (-&gt;52.07).</p>
</div>
<div id="ftn57">
<p><a name="_ftn57" href="#_ftnref57">[57]</a> Alfa Gamma [Antonio Gramsci], <em>Socialismo e cultura</em>, in «Il Grido del
Popolo», n. 601, 29 gennaio 1916.</p>
</div>
<div id="ftn58">
<p><a name="_ftn58" href="#_ftnref58">[58]</a> Articles by Armando Parlato, <em>«L'Ordine Nuovo» e i Consigli di fabbrica</em>, in «Battaglia Comunista»,
XV, 1954, n. 3, aprile-maggio, pp. 2-3; n. 4, giugno, p. 2; n. 5, luglio, p. 2
(-&gt;54.21) and Id., <em>Valori
conoscitivi dell'esperienza proletaria</em>, in «Battaglia Comunista», XV, 1954,
n. 9, novembre, p. 2 and n. 10, december, p. 2 (-&gt;54.22); see also Gennaro Fabbrocino, <em>Questioni storiche dell'Internazionale
comunista</em>, in «Il Programma Comunista», III, 1954, n. 6, 12 marzo-2 aprile,
p. 2&nbsp; and Id.,
<em>La sinistra comunista e l’ordinovismo</em>,
in «Il Programma Comunista», III, 1954, n. 7, 2-16 aprile, p. 2 (-&gt;54.10).</p>
</div>
<div id="ftn59">
<p><a name="_ftn59" href="#_ftnref59">[59]</a> Giuseppe
Carbone, <em>Un solo Gramsci</em> cit. (-&gt;54.26).</p>
</div>
<div id="ftn60">
<p><a name="_ftn60" href="#_ftnref60">[60]</a> Carlo Salinari, <em>Gramsci e l'Ordine nuovo</em>, in «Il Contemporaneo», I, n. 34, 1954,
pp.1-2 (-&gt;54.28).</p>
</div>
<div id="ftn61">
<p><a name="_ftn61" href="#_ftnref61">[61]</a> Liliano Faenza, rec. a Antonio Gramsci, <em>L'Ordine Nuovo. 1919-1920</em> (1954), in
«Mondo Operaio», VIII , n. 2, 22 gennaio 1955, pp. 23-25 (-&gt;55.30).</p>
</div>
<div id="ftn62">
<p><a name="_ftn62" href="#_ftnref62">[62]</a> Pier Carlo Masini, <em>Antonio Gramsci e l’Ordine Nuovo visti da un libertario. In appendice:
il discorso in morte di A. Gramsci pronunciato da C. Berneri alla Radio CNT –
FAI di Barcellona il 3 maggio 1937</em>, Livorno, L’Impulso edizioni, 1956 (-&gt;56.10); first published as Id., <em>Gli scritti di Gramsci degli anni 1919-</em><em>1920</em>, in «L’Impulso», VI, n.
12, 15 dicembre 1954, p. 3; VII, n. 1, 15 gennaio 1955, p. 3; VII, n. 2, 15
febbraio 1955, p. 3 (-&gt;55.22).</p>
</div>
<div id="ftn63">
<p><a name="_ftn63" href="#_ftnref63">[63]</a> Carlo Leopoldo Ottino, rec. a Antonio Gramsci, <em>L'Ordine Nuovo. 1919-1920</em> (1954), in
«Movimento Operaio», VII, 1955, pp. 151-157 (-&gt;54.34).</p>
</div>
<div id="ftn64">
<p><a name="_ftn64" href="#_ftnref64">[64]</a> Mario Alicata, <em>Gramsci e l’”Ordine nuovo”</em>, in «Società», XI, 1955, pp. 197-204 (-&gt;55.28).</p>
</div>
<div id="ftn65">
<p><a name="_ftn65" href="#_ftnref65">[65]</a> Nicola Matteucci, <em>Partito e Consigli di fabbrica nel pensiero di Gramsci</em>, in «Il
Mulino», IV, 1955, pp. 350-359 (-&gt;55.33).</p>
</div>
<div id="ftn66">
<p><a name="_ftn66" href="#_ftnref66">[66]</a> Giuliano Pischel, rec. a Antonio Gramsci, <em>L’Ordine
nuovo. 1919-1920 </em>(1954), in «Il Ponte», XI, 1955, pp. 916-920 (-&gt;55.37).</p>
</div>
<div id="ftn67">
<p><a name="_ftn67" href="#_ftnref67">[67]</a> Roberto Guiducci, <em>L'Ordine nuovo</em>, in «Ragionamenti», I, 1955, pp. 1-5 (-&gt;55.33).</p>
</div>
<div id="ftn68">
<p><a name="_ftn68" href="#_ftnref68">[68]</a> Maitan, <em>Attualità di Gramsci…</em> cit. (-&gt;55.04)</p>
</div>
<div id="ftn69">
<p><a name="_ftn69" href="#_ftnref69">[69]</a> Gian
Carlo Pajetta, <em>Come Gramsci poneva il problema dei rapporti
con i cattolici</em>, in <em>Perché il
colloquio tra i comunisti e i cattolici? Conferenza tenuta a Treviso il 18
dicembre 1955</em>, Roma, Seti, pp. 5-7 (-&gt;55.07).</p>
</div>
<div id="ftn70">
<p><a name="_ftn70" href="#_ftnref70">[70]</a> Antonio Gramsci, <em>Cronache dell’«Ordine Nuovo» [XXIX]</em>, in «L’Ordine Nuovo», I, n. 41,
20 marzo 1920.</p>
</div>
<div id="ftn71">
<p><a name="_ftn71" href="#_ftnref71">[71]</a> Anna Pagliuca, <em>Tre scritti di Gramsci sull'«Avanti!»</em>, in «Mondo Operaio», IX,
1956, p. 229 (-&gt;56.14).</p>
</div>
<div id="ftn72">
<p><a name="_ftn72" href="#_ftnref72">[72]</a> Antonio Gramsci, <em>I cattolici italiani</em>, in «Avanti!», [ed. milanese], XXII, n. 354,
24 dicembre 1918 (Pagliuca refers to this publication, but the article appeared
previously on 22<sup>nd</sup> December in the Piedmontese edition); Id., <em>I</em><em> liberali italiani</em>, in «Avanti!», [ed.
piemontese e milanese], XXII, n. 253, 12 settembre 1918 e Id., <em>Utopia</em>,
in «Avanti!», XXII, n. 204, 25 luglio 1918, p. 2,</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded> 


       <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>er64480</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2009-03-21T16:08:33Z</dc:date>        <dc:type>Page</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/studies-on-the-prison-notebooks">        <title>English - Studies on the Prison Notebooks</title>        <link>http://gramsci.objectis.net/users-works/elisabetta-roggero/bibliografia-gramsciana-ragionata/studies-on-the-prison-notebooks</link>        <description>*Information: english translation is not complete yet from this section on.</description>

<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<h3>Gramscian historiography about Risorgimento</h3>
<p>In 1952 Federico Chabod writes a wide essay about Croce
as historian; we can find here a unique, but crucial, reference to the Gramscian
thesis about the lack of agrarian issue during Risorgimento: this thought
should be a result of the political experience of biennium 1919-1920, «when
socialism couldn’t attract rural mass»<a name="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>.
Four years after Domenico Novacco<a name="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>,
working on Adolfo Omodeo, starts exactly from Gramsci’s Notebooks, even if
they’re are very critical, to introduce the reader to the Palermitan
historian’s work and its essential validity, accepted even from Marxist
historians that draw on Gramsci’s interpretations. Also Leo Valiani, in his
work about the history of socialist movements in Italy<a name="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a>, is interested in Gramsci’s notes on Risorgimento: a movement
marked by the lack of Jacobin traits, where the origins of italian socialism can
be found in the real democratic movement.</p>
<p>A wide interest about Gramsci’s historiographical
interpretations on Risorgimento starts with Rosario Romeo’s work<a name="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>,
where springing from liberal studies, he describes Gramscian view as
«risorgimental revisionism», invalidated by its own «practical-political
nature, so basically antihistorical»<a name="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>.
This work goes on with an analysis about the studies on the movements of
peasants and workers, with positive or unfavourable judgments according to whether
the acceptance or denial of Gramsci’s thesis.</p>
<p>Aldo Romano, answering Romeo’s critics against himself,
publishes on the same review «Nord e Sud» a letter to the editor Francesco
Compagna (author of an essay about Southern Question, mentioned below), where
Romeo gives clarifications, missed by Romeo, on his own historiographical
studies.</p>
<p>On the pages of «Cronache Meridionali», on a marxist side, Rosario
Villari<a name="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a>
shows analytically to Romeo his mistakes by reading Gramsci and stresses its
importance, while Claudio Pavone points out how Romeo’s attempt to use a
marxist interpretation against one’s antagonists has failed and at the same
time considers as suppositions the conclusions wrote on <em>Il Risorgimento in Sicilia</em><a name="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p>Luciano Cafagna takes stock of the debate sparked off on the
polemical cathegory defined «risorgimental revisionism»<a name="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a>,
but, first of all, he goes over Gramscian theorical work again: from the
overcoming of risorgimental theories by Oriani, to the concurrence with
Gobetti’s thoughts, laying stress on the interest of the Sardinian thinker for the
creation of a democratic movement laid on national basis, that could involve
country masses against feudal remnants. Cafagna notices yet how Gramscian
thesis look as an incentive for Romeo himself writing about the relationship
between peasant’s social issue and capitalist development.</p>
<p>Completing this general outline, we can observe that in
the <em>Nota bibliografica</em> gave over
Risorgimento on <em>Storia dell'Italia
moderna</em> by Giorgio Candeloro<a name="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a>,
among th interpretations of Croce and Gobetti, stands out Gramsci’s marxist
analysis.</p>
<p>Costanzo Casucci<a name="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a>
as well, in an essay on the First World War , recognize worth to Gramsci’s
historiographical interpretation who, unlike historiographical opposite wings,
didn’t evade the political issue brought by Caporetto defeat and its legacy.</p>
<div><br clear="all" />
<hr align="left" size="1" width="33%" />


<div id="ftn1">
<p><a name="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Federico Chabod, <em>Croce storico</em>, in «Rivista Storica Italiana», LXIV, 1952, p. 521 (-&gt;52.08).</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p><a name="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Domenico Novacco, <em>Adolfo Omodeo, il marxismo e la storia del Risorgimento</em>, in
«Belfagor», XI, 1956, pp. 183-90 (-&gt;56.13).</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p><a name="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Leo Valiani, <em>La storia del movimento socialista in Italia dalle origini al 1921.
Studi e ricerche nel decennio 1945-</em><em>1955</em>, in «Rivista Storica
Italiana», LXVIII, 1956, pp. 447-510 (-&gt;56.21).</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p><a name="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> Rosario Romeo, <em>La storiografia politica marxista</em>, in «Nord e Sud», II, 1956, n. 21
e 22, pp. 5-37 e 16-44 (-&gt;56.19).</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p><a name="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> <em>Ivi</em>, p. 33<em>.</em></p>
</div>
<div id="ftn6">
<p><a name="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> Rosario Villari, <em>Questione agraria e sviluppo del capitalismo nel Risorgimento</em>, in «Cronache
Meridionali», III, 1956, pp. 536-542 (-&gt;56.23).</p>
</div>
<div id="ftn7">
<p><a name="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> Rosario Romeo, <em>Il Risorgimento in Sicilia</em>, Bari, Laterza, 1950, p. 422.</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p><a name="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> Luciano Cafagna, <em>Intorno al «revisionismo risorgimentale»</em>, in «Società», XII, 1956,
pp. 1015-35 (-&gt;56.12).</p>
</div>
<div id="ftn9">
<p><a name="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> Giorgio Candeloro, <em>Nota bibliografica</em>, in <em>Storia
dell’Italia moderna</em>, Feltrinelli, Milano 1956, vol. I, <em>Le origini del Risorgimento</em>, pp. 388-394 (-&gt;56.08).</p>
</div>
<div id="ftn10">
<p><a name="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> Costanzo
Casucci, <em>Caporetto</em>, in «Lo
Spettatore Italiano», VIII, 1955, pp. 498-504 (-&gt;55.15).</p>
</div>
</div>]]></content:encoded> 


       <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>er64480</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2009-03-21T16:08:33Z</dc:date>        <dc:type>Page</dc:type>    </item>




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