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Pietà per la scienza del prof. Loria [1]

"Avanti!", anno XIX, n. 348, 16 dicembre 1915, cronache torinesi. Raccolto in Per la verità, 11-12.

La guerra può favorire ogni specie di contrabbandi e di frodi, ma se al confine vigilano i doganieri incaricati di acciuffare chi cerca di eludere i sacrosanti diritti della gabella, e i tribunali militari appioppano quando possono qualche annetto di carcere, nessun doganiere si incarica di prendere per il colletto i volgari frodatori dell'intelligenza.
Achille Loria[2] è meritatamente celebre in tutto l'orbe terracqueo per alcune sue scoperte che molto hanno contribuito al progresso della civiltà. Ha iniziato la sua carriera di studioso stabilendo con ferrea legge le fatali interdipendenze tra il misticismo e la sifilide[3], ha pubblicato studi severi su una sua particolare interpretazione del materialismo storico (facendo ridere parecchio e Antonio Labriola e Federico Engels e B. Croce[4], ma, si sa, molti sono gli invidiosi e i denigratori di chi primo fa dono agli uomini di qualche nuovo ritrovato), ha stabilito che il più perfetto tipo d'umanità, l'ideale dell'eugenia è il professore universitario, e moke altre fiammelle ha acceso per illuminare e rischiarare. Con un passato cosi glorioso oggi non poteva tacere, oggi che la scienza è indegnamente accusata di ogni barbarie, di ogni crimine, e lasciati i suoi alambicchi ed il suo gabinetto di sociologia sperimentale, fattosi un viso e una barba austera di profeta ispirato, recando ancora negli occhi trasognati il ricordo di tormentose battaglie, egli è apparso al pubblico torinese e ha riabilitato la scienza[5].
Quante perle profumate sono scivolate dalle sue labbra, che sontuoso banchetto ha egli imbandito! Non più la scienza di tedescheria, aduggiatrice delle giovani intelligenze, ma la scienza della pietà del suo trinomio: chimica della bontà, algebra dell'amore, calcolo infinitesimale della carità, che verrà finalmente a alleviare le miserie degli uomini, perché in verità siamo ben miseri noi uomini. E il prof. Loria a quegli idioti che reputano la guerra il più orribile dei mali ha ricordato che tutto il mondo è dolore, e di questa sua originale e colossale visione dell'universo ha trovato prove anche nella civiltà contemporanea, di cui ha ricordato le più grandi vittime, gli attori drammatici i quali se vogliono applausi e fama devono conquistarseli pagando a tariffa (ed egli ne lesse le cifre) a una innominabile istituzione, che noi però riveliamo, la "claque"[6]. Meno male che a tanto dolore la natura ha pensato di venire incontro: ragion per cui Ofelia è difesa dallo strazio della sua triste sorte con la pazzia, e per cui ai disgraziati che devono passare le fredde notti sotto i portoni della chiesa si indurisce l'epidermide acciocché soffrano meno: vedi misericordiosa natura che rivela cosi uno dei suoi lati meno studiati: la pietà biologica. L'uomo poi provvede al resto colla beneficenza e coi provvedimenti sociali, per i quali, come ognuno sa, sono scomparsi o sono in via di scomparire tutti i malanni che ci affliggono. Cosi, con questa visione del dolore redento dalla pietà ha chiuso strappando applausi e battimani ai cittadini commossi e inteneriti.
Noi invece siamo persuasi d'essere stati truffati: siamo invidiosi e denigratori; se non riesciamo a ingollare certa merce, gridiamo alla frode e all'inganno. Saremmo tentati di sporgere regolare querela contro il prof. Loria e per correità contro il comitato organizzatore della serata a beneficio della Croce rossa e contro la "Gazzetta del popolo", organo dell'imbastardimento politico e intellettuale dei torinesi, ma la "scienza della pietà" una cosa almeno ha insegnato: ad aver pietà per la scienza pidocchiosa del prof. Loria.


[1] L'attribuzione di questo e dei quattro articoli seguenti deriva da una indicazione dello stesso Gramsci nell'articolo Cronache della verità, in " Falce e martello", anno 11, n. 15, 11 giugno 1921 (Per la verità, 158-60). Si tratta del primo scritto di Gramsci apparso nella pagina delle cronache torinesi dell'" Avanti!".
[2] Achille Loria (1857-1943), economista, insegnante nelle università di Siena e Padova e in quella di Torino dal 1903 al 1932; senatore dal 1919. Loria sarà per anni uno dei bersagli più frequenti della critica di Gramsci, il quale farà rientrare sotto il nome di " lorianesimo " " alcuni aspetti deteriori e bizzarri della mentalità di un gruppo di intellettuali italiani e quindi della cultura nazionale..." (Q, III, 2321).
[3] Cfr. Achille Loria, Sensualità e misticismo, in "Rivista Popolare di Politica, Lettere e Scienze sociali", anno xv, n. 21, 15 novembre 1909, pp. 577-78. Molto probabilmente Gramsci aveva preso conoscenza di questo scritto di Loria attraverso un articolo di Umberto Ricci, Rapporti fra idealismo, misticismo e malattie veneree scoperti dal prof. Achille Loria, in " La Voce", anno 11, n. 10, 17 febbraio 1910, pp. 269-70, che ne riproduceva ampi stralci. Questo scritto sarà più volte ricordato da Gramsci; cfr. in particolare Q, III, 2324.
[4] Intendeva alludere alle note accuse di "ciarlataneria" scientifica mosse da Engels a Loria nella prefazione al terzo volume del Capitale di Marx (1894), riprese e commentate da Antonio Labriola nei saggi In memoria del Manifesto dei Comunisti (1895) e Discorrendo di socialismo e di filosofia (1898), e da Benedetto Croce in Materialismo storico ed economia marxistica (1900). Sull'argomento, cfr. G. M. Bravo, Engels e Loria: relazioni e polemiche, in "Studi storici", anno xi, n. 3, luglio-settembre 1970, pp. 533-50. Cfr. anche Achille Loria (vol. II).
[5] Occasione di questo articolo, il primo di una serie dedicata da Gramsci al famoso economista, era stata la conferenza dal titolo La scienza della pietà, tenuta da Achille Loria al cinema-teatro Vittoria il 13 dicembre 1915, a beneficio degli ospedali territoriali di Torino della Croce Rossa (per il testo della conferenza, cfr. "Conferenze e prolusioni", anno ix, vol. IX, 1916, pp. 6-9). Anche questa conferenza sarà più volte ricordata da Gramsci; cfr in particolare Q, III, 2322-23.
[6] Loria si era cosi espresso: "Gli applauditori di mestiere [...] prelevano a carico [degli attori] sontuosi compensi, disciplinati da apposita tariffa, che vale la pena d'essere testualmente riportata: Applauso di sortita - uomini L. 25, donne L. 15. Applauso regolare, ciascuno L. 5. Applauso insistente L. 15. Applauso caloroso L. 17. Interruzioni con bene, bravo! L. 5. Bis a qualunque costo L. 50. Fanatismo, prezzo da convenirsi" (cfr. "Conferenze e prolusioni" cit., p. 8)

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